X

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicit‡ in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di pi˘ o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Chiudendo questo banner, invece, presti il consenso allíuso di tutti i cookie



Lo stupro di Lucrezia

Pubblicato il 23 dicembre 2013 da Monia Manzo


Lo stupro di Lucrezia

Ancora una volta l’immortale Shakespeare fornisce le motivazione per la ricerca e l’innovazione: passano i secoli ma il suo genio continua a vivere in creature moderne che attualizzano temi importanti, senza privarli del loro significato originario.
È ciò che accade nello spettacolo diretto da Walter Malosti e andato in scena al Teatro Vascello, in cui l’opera Shakespeariana in versi viene rivisitata e adattata dal regista, che ne è anche il narratore. Poema di assoluta raffinatezza, venne pubblicato nel 1594, l’anno successivo alla stampa del poemetto gemello Venere e Adone (committente e dedicatario il medesimo Southampton), con il quale Shakespeare dà voce alla giovane protagonista, violata da Tiburtino, dopo averne sentito decantare le virtù dal marito Collatino, durante una stramba gara tra generali.
Le parole di Lucrezia sono un vero e proprio discorso di una "femminista" ante litteram, contro la violenza e la morte psicologica, oltre che morale, in cui il personaggio descrive in modo profondo e assolutamente poetico (utilizzo di metafore, similitudini, lamentazioni, introspezioni) la Notte, il Tempo e l’Occasione, nonché un quadro in cui è rappresentato il sacco di Troia, inequivocabile emblema della violenza subita.
Le parole della donna sono un fiume in piena, dalla forza travolgente, come lo sono tutti i cataclismi, i cui effetti in questo caso si riflettono sulla stessa vittima che decide di togliersi la vita, un gesto che non rappresenta la disperazione ma è un segno di protesta, di ribellione, un atto estremo e di sconvolgente attualità.
Nell’opera shakespeariana la vittima si toglie la vita non in nome di un’espiazione del peccato, ma in segno di una violenza inaudita, il cui fardello non vuole portare nella sua anima e i cui segni li sente onnipresenti sul proprio corpo. Lucrezia assume così le sembianze di un’eroina moderna, mantenendo un’aura classica: Malosti riesce a rendere l’idea grazie alla scelta di una mise en scene in cui il nudo non ha una rilevanza tale da distrarre lo spettatore, sono piuttosto le azioni fisiche e la plasticità dei corpi dei talentuoso e giovani attori provenienti dalla scuola dello Stabile di Torino (Alice Spisa e Jacopo Squizzato), a carpire l’attenzione, riproducendo perfettamente una strenua lotta tra la disperata Lucrezia e la brama sessuale di Tiburtino.
Unica distonia dello spettacolo la si individua in dei suoni a volte invasivi di un delicato equilibrio di scena raggiunto grazie alle raffinate scelte registiche.


(Lo stupro di Lucrezia) Regia:Valter Malosti; testo: William Shakespeare; musica:G.u.p. Alcaro ; ; interpreti: (Valter Malosti), (Alice Spisa), (Jacopo Squizzato); produzione: Teatro di Dioniso e Sistema Teatro Torino..


Enregistrer au format PDF