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Madrigale appena narrabile

Pubblicato il 18 febbraio 2009 da Giovanna Vincenti


Madrigale appena narrabile

Roma, Teatro Palladium – L’ultimo estremo esperimento della nota compagnia teatrale di ricerca Socìetas Raffaello Sanzio è Madrigale appena narrabile per voce e violoncello di Chiara Guidi e Scott Gibbons sugli essenzialissimi testi di Chiara Castellucci. Sedici ‘voci’ accompagnate dal violoncello di Eugenio Resta si misurano nel tentativo di realizzare una toccante esperienza sinestetica.

Il suono si fa immagine. L’antica forma del madrigale incontra la modernità tecnologica in una deflagrazione polifonica che scaturisce dall’impatto tra sonorità arcaiche (il violoncello e, prima tra tutte, la voce) e sonorità moderne (attraverso giochi di amplificazione e distorsione).

Tema di questo Madrigale appena narrabile, nato da un laboratorio di Tecnica molecolare della voce tenuto dalla stessa Guidi, è l’incontro di un individuo con un cane all’angolo di una strada. E, proprio come il cane, che non comprende il significato delle nostre parole, ma il senso del loro suono, noi siamo chiamati a fare altrettanto.

Un’esperienza estrema ed assolutamente soggettiva di fortissimo impatto. Il linguaggio codificato e condiviso cede il posto ad un linguaggio preverbale, completamente emozionale. ‘Ciò che è appena narrabile non si rivela tale perchè sfugge alla comprensione, ma perché si pone prima del racconto’, afferma Chiara Guidi, ed ‘ecco allora che diventa possibile riconoscere un’emozione non dalla parola che viene utilizzata ma attraverso il timbro del suo presentarsi, attraverso la sua intrinseca tessitura musicale’.

L’antica struttura del madrigale, composizione profana di origine trecentesca composta solitamente da non più di una decina di versi, viene ora, nel ventunesimo secolo, dilatata e distorta, fatta esplodere in una sorta di scomposizione cubista. Raccolti al centro del palco in un groviglio di fili e microfoni, gli interpreti, proprio come una forza centripeta, sprigionano un ensemble sonoro che pian piano dilaga in tutto il teatro.

Un susseguirsi di urla e parole interrotte, frammentate, sussurrate, ripetute fino al graduale svuotamento di senso si fanno suono, vibrante melodia. E, ancora, le ‘molecolari’ componenti del nostro linguaggio, che compongono la parola prima ancora dall’attribuzione di senso (sospiri, respiri, lo schioccare della lingua) vengono isolate e scomposte per poi essere rimescolate in nuove soluzioni e sonorità, creando, così, un linguaggio altro.

Attraverso la scomposizione e il frantumamento del significante il significato arriva. Ma diverso è il modo di concepirlo. È brutalmente messa da parte l’idea della condivisione di un registro convenzionale. Al contrario, per ciascuno di noi, tale esperienza diventa un messaggio personalissimo, sta a ciascun spettatore attribuire il proprio significato. Come una sorta di epifania dell’immagine, la comprensione (parziale, mutevole, soggettiva) è possibile solo attraverso un abbandono totale al suono. Paradossalmente una composizione per definizione profana come il madrigale raggiunge una dimensione sacra. Ma, proprio come per un rituale sciamanico, condizioni indispensabili per avere accesso alla visione sono la volontà e la capacità di abbandonarsi completamente...cosa tutt’altro che facile.


di: Chiara Guidi e Scott Gibbons; su testi di:
Claudia Castellucci;
con la collaborazione musicale di:
Lavinia Bertotti, Eugenio Resta;
voci di:
Marco Andreetti, Angela Burico, Alessandro Cafiso, Mara Cassiani, Maria Costantini, Rascia Darwish, Maria Gabriella Gasparri, Simona Generali, Diego Invernizzi, Sabina Laghi, Sandro Mabellini, Sara Masotti, Caterina Moroni, Alessandra Pasi, Eleonora Ribis;
cura del suono:
Marco Canali;
sartoria: 
Carmen Castellucci;
cura organizzativa:
Gilda Biasini, Silvia Bottiroli, Benedetta Briglia, Cosetta Nicolini;
un particolare ringraziamento a:
Stefano Amaducci, Teodora Castellucci, Stephan Duve, Monica Demuru, Giovanni Lindo Ferretti, Roberta Ioli, Dalmazio Masini, Francesco Raffaelli, Giancarlo Schirru, Oriano Spazzoli;
produzione: 
Socìetas Raffaello Sanzio - Emilia Romagna Teatro Fondazione


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