Men in Black 3

Stessi ingredienti, formula arricchita per la terza versione della saga fanta-avventuristica più anticonvenzionale dell’interspazio galattico. A quindici anni dal suo esordio sul grande schermo Men in black si ripresenta al proprio pubblico non solo confermando tutti gli elementi che ne hanno garantito sin qui il successo ottenuto ma aumentando, in maniera lineare e con uno sforzo notevole, le potenzialità di un progetto sempre più pretenzioso. Per questo il terzo capitolo degli uomini in nero è giocato continuamente sulla alternanza tra tradizione e innovazione. Se da un lato è infatti la ripetizione di schemi e formule già usate a tenere radicato lo spettatore alle regole della serialità, dall’altro ci pensa una rinvigorita ispirazione letteraria a rendere più dinamico uno script da sempre fondato sulla solita antinomia tra bene e male, tra umano e non umano, tra simpatico e antipatico. La sfida per questa ennesima avventura firmata Spielberg/Sonnenfeld è quella di oltrepassare la cronaca dello scontro “fumettistico” tra buono e cattivo, facendone un pretesto con cui inserirsi nei gangli di una narrazione finalmente avvincente. Di certo più accattivante rispetto ai passati episodi. La fuga dal carcere lunare di un criminale chiamato Boris l’animale, costituisce perciò, oltre che l’inizio di uno scontro epico, lo spunto di partenza per un viaggio a ritroso nel tempo. Un salto nel passato che vuole indagare la nascita dell’odio tra Boris e l’agente K e chiarire, al contempo, l’origine di misteri non svelati, segreti occultati e vicende inverosimili. Sarà l’agente J, non appena scoperto il grave pericolo a cui il proprio compagno e l’intera umanità stanno andando incontro, a doversi preoccupare di tornare al 1969 per cambiare la rotta del destino e contrastare gli intenti vendicativi dell’animale, particolarmente desideroso di tornare indietro per uccidere l’allora giovane agente K e ritentare nuovamente l’invasione della terra da parte della sua specie: i Bogloditi. Il risultato partorito dagli oltre dieci anni di gestazione del progetto si lascia ammirare sin dalle prime battute di questo divertente ed esilarante capitolo. Il cambio di registro e la cura per una sceneggiatura più originale rispetto agli standard passati sono gli elementi che oltrepassano le aspettative della vigilia e regalano allo spettatore una avventura molto più articolata. Si apprezza così la capacità degli autori di rilanciare forte sulla propria creatura, donandole una veste nuova senza mai scadere nella banalità o nella retorica. Anche gli azzardi legati al fattore tempo o al cambio di registro nello sviluppo filmico vengono superati da Sonnenfeld e lo sceneggiatore Cohen in maniera sorprendentemente efficace. Contrariamente a quanto proponevano i due capitoli iniziali, sostenuti dall’originalità dell’idea ma spesso impantanati in una mancanza di coesione al proprio interno, questo terzo film non si compiace della forza del franchise che rappresenta ma riesce ad essere brillante e incisivo per tutta la sua durata. Oltre ad una scrittura portata a livelli più elevati (necessaria per sostenere la coerenza di incroci, intrecci e salti temporali) contribuiscono a ciò la scelta di tecnici di assoluto valore (Bill Pope, Danny Elfman, Rick Baker, Ken Ralston), un cast esplosivo (con l’aggiunta di Brolin e Stuhlbarg su tutti) e l’energia con cui Barry Sonnenfeld ha gestito l’evoluzione di un sequel programmato per oltrepassare i propri confini. Il capitolo (finale o meno che sia) a cui egli ha voluto dare vita si è prefissato, sin dalle origini, lo scopo di chiudere i conti con la saga attraverso una trasformazione in corso d’opera che oltrepassa la forma dell’epilogo classico e si attesta nei territori dell’indefinito. Il vero punto di forza di Men in black 3 è, quindi, l’offerta simultanea e diversificata che propone allo spettatore. Ovvero la chiusura di un cerchio che si compie nell’arco del film stesso, attraverso la mutazione da sequel a prequel, da corpo giovanil-futuristico a oggetto vintage che strizza l’occhio al passato, da film sugli alieni a commedia matura capace anche di raccontare la solidarietà maschile, l’amicizia, la fratellanza in maniera decisamente più ricca. Non elevata alla maniera delle sophisticated comedy (sarebbe troppo chiedere questo) ma quanto meno distante dai carrozzoni roboanti, chiassosi e inconsistenti delle prime uscite della saga.
(Titolo originale) Regia: Barry Sonnenfeld; sceneggiatura: Etan Cohen; fotografia: Bill Pope; montaggio: Don Zimmerman; musiche: Danny Elfman; scenografia: Bo Welch; costumi: Mary Vogt; interpreti: Will Smith (Agente J), Tommy Lee Jones (Agente K), Josh Brolin (Giovane agente K), Jemaine Clement (Boris l’animale), Michael Stuhlbarg (Griffin), Emma Thompson (Agente O); produzione: Amblin Entertainment, Hemisphere Media Capital, Parkes/MacDonald Image Nation; distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia; origine: USA; durata: 105’; web info: http://meninblack3.it
