Michael Clayton

E’ ormai da diversi anni che George Clooney non si perde un festival. Tra Cannes, Berlino e Venezia l’ex pediatra di E.R. è sempre protagonista, sia come autore (Confessions of a Dangerous Mind, Good Night and Good Luck) sia come semplice attore (vedi la trilogia sul ladro Danny Ocean e soci). Quest’anno ha presentato al Lido Michael Clayton, film scritto e diretto dall’esordiente ma non giovanissimo Tony Gilroy che vede Clooney come principale interprete nonché produttore con la sua Section Eight (tra i produttori esecutivi infatti, oltre al nome di Anthony Minghella, figura anche quello di Steven Soderbergh).
George Clooney presta il volto al personaggio del titolo. Clayton lavora per un importante studio legale, ma non è un semplice avvocato: è il risolutore delle situazioni più problematiche dei clienti. Ambiguo, enigmatico, cinico, col vizio del gioco, si trova improvvisamente nella difficile situazione che vede tra i fattori antagonisti il proprio studio legale, un amico avvocato con la mente offuscata da un esaurimento nervoso ed un’importante società agrochimica.
Il film parte bene: teso, con buon ritmo, con un tono misterioso. E’ un inizio che spiazza e che sorprende per il suo incedere veloce ed incalzante. Purtroppo il flashback quasi immediato dà al film una struttura ormai già vista e soprattutto i ritmi dell’incipit si perdono gradualmente in un plot che rimane in bilico tra il genere spionistico, il thriller ed il dramma legale.
Gilroy riesce comunque a tessere una fitta trama di misteri ed inganni e crea un’atmosfera cupa e fredda che prende lo spettatore e lo spinge a voler conoscere la verità. Ciò che non funziona fino in fondo è il gioco psicologico tra i personaggi che l’autore vuole mettere in primo piano. Perché, se da una parte Gilroy propone dialoghi secchi e situazioni azzeccate per rendere al meglio i caratteri dei protagonisti, dall’altra non riesce a dare la profondità che vorrebbe all’evoluzione del racconto. La partita a scacchi tra Clayton e la consigliera capo della società agrochimica interpretata dall’ottima Tilda Swinton, lontana dalla perfidia della strega di Le Cronache di Narnia ed efficace nel rendere il desiderio di successo di una donna in carriera disposta anche ad uccidere per non perdere la posizione che ha ottenuto, non si fonde alla perfezione con il clima ‘giallo’ della narrazione e di conseguenza ne congela e ne rallenta l’andamento, portandolo ad una stasi eccessiva nella parte centrale del racconto.
Il film dunque propone un copione ed una regia che pagano la volontà di volere mettere troppa carne al fuoco. Per questo appare come un’opera che ha come pecca principale quella di non riuscire a trovare un suo equilibrio interno tale da mantenere la tensione viva dall’inizio alla fine. Nonostante ciò, il film presenta degli spunti interessanti, soprattutto un finale ben costruito che scioglie ogni intreccio e che propone un confronto teso ed ironico tra i due protagonisti. Per questa scena e per l’intero film, l’autore deve comunque ringraziare i suoi interpreti, i quali offrono performance notevoli. Infatti il discorso fatto per la Swinton vale anche per gli altri attori. Tom Wilkinson esprime al meglio la pazzia dell’avvocato Arthur Edens, confermandosi uno dei migliori caratteristi del cinema angloamericano contemporaneo. Sidney Pollack, anche se il suo talento maggiore non sta nella recitazione, offre un’interpretazione mai sopra le righe ed in ogni momento efficace. Infine, George Clooney. L’attore dimostra per l’ennesima volta di non essere semplicemente una star da copertina e rende perfettamente l’ambiguità del suo personaggio senza dimenticarsi di lasciare spazio alla sua solita ironia. E’ lui il vero motore di Michael Clayton.
Antonio Valerio Spera
(Michael Clayton) Regia: Tony Gilroy; sceneggiatura: Tony Gilroy; fotografia: Robert Elswit; montaggio: John Gilroy; musica: James Newton Howard; scenografia: Kevin Thompson; suono: Paul Soucek; interpreti: George Clooney (Michael Clayton), Tom Wilkinson (Arthur Edens), Tilda Swinton (Karen Crowder), Sydney Pollack (Marty Bach); produzione: Mirage Enterprises / Section Eight; distribuzione: Medusa; origine: USA 2007; durata: 119’.
