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Midnight special (Concorso)

Pubblicato il 12 febbraio 2016 da Matteo Galli

VOTO:

Midnight special (Concorso)

Almeno dal Villaggio dei dannati in poi il cinema è popolato di bambini con poteri paranormali ovvero emissari di un altro mondo e di solito questi poteri vengono, in particolare, esemplati dagli occhi. È un bambino con uno shining megagalattico Alton, il protagonista di Midnight special, il quarto film di Jeff Nichols, visto oggi in concorso a Berlino. Non si capisce quanto di proposito il film giochi con l’intersezione di almeno quattro generi: il film di science-fiction, il film di spionaggio, il film d’azione/road movie, il film para-religioso/new age. E i quattro generi vengono tutti mobilitati dal ragazzino Alton di otto anni, che viene adottato/rapito da una specie di setta guidata da Calvin Meyer (Sam Shepard), fondatore di una comunità di adepti denominata “The Ranch”, per tutti costoro Alvin sarà sicuro veicolo di salvazione (film new-age); dopodiché Alton viene però ri-rapito dal padre carnale Roy (Michael Shannon) e ricondotto alla madre carnale Sarah (Kirsten Dunst) complice Lucas (Joel Edgerton) un amico del padre (film d’azione/road movie); ma il bambino viene cercato anche da FBI+NSA (in particolare da un tenero matematico super-nerd interpretato da Adam Driver) perché Alton, fra le mille cose che sa fare, riesce anche a captare i messaggi criptatissimi di governo e servizi segreti (film di spionaggio); quanto al film di science-fiction, beh, quello viene evocato e convocato quasi subito, quando dagli occhi del fanciullo che gira sempre con cuffie e occhialetti simil-nuotatore e come un vampiro teme la luce, si vede ben presto partire un raggio bianco dagli effetti devastanti che anche metà sarebbero bastati. E su questo quadruplice canale il film si dipana stancamente fra sparatorie efferate (dove però non muore mai nessuno), esplosioni catastrofiche in mezzo alla campagna o alle stazioni di servizio perché il ragazzino-calamita è capace in un batter d’occhio (è proprio il caso di dirlo) di tirare giù un satellite artificiale come se fosse una mela attaccata a un albero, inseguimenti improbabili e – apoteosi del kitsch – la breve ma “intensa” ricomposizione del nucleo familiare, pardon della sacra famiglia con Kirsten Dunst dotata di una coda bionda molto virginale (che sia un’allegoria di Maria, e il ragazzino un novello Bambin Gesù?). La famiglia, in fondo, ha come unico scopo non tanto di tenersi il bambino con sé e crescerlo in pace, al riparo da sette segrete e servizi altrettanto segreti, ma di condurlo incolume all’appuntamento, pardon all’Appuntamento, middle in nowhere, il giorno 6 marzo. L’Appuntamento è – rovesciamento di Incontri ravvicinati di Spielberg, variazione di E.T. – con una navicella/città ultramoderna, con ponti alti di ferro, un po’ London Eye un po’ Calatrava, che si è materializzata dal nulla per venire a riprendersi Alton, dinanzi alla madre attonita (dopo Melancholia la povera Kirsten non viene mai lasciata in pace dagli extraterrestri…, vedi anche la seconda stagione di Fargo). La domanda sorge spontanea, come diceva Lubrano: che cos’era venuto a fare il buon Alton su questa terra? Di quale messaggio era portatore? O più in generale: era portatore di un qualche messaggio? Di più: il film che abbiamo visto aveva davvero qualcosa da dire, se non, qua e là ,celebrare stucchevolmente gli affetti familiari? Ha dichiarato il regista e sceneggiatore che l’idea del film è nata dalla paura provata da Nichols quando il figlio di un anno è stato portato d’urgenza in ospedale. Siamo molto felici per lui che tutto si sia risolto per il meglio. Ma il film non sta davvero in piedi.


CAST & CREDITS

(Midnight special); Regia: Jeff Nichols; sceneggiatura: Jeff Nichols; fotografia: Adam Stone; montaggio: Julie Monroe; musica: David Wingo; interpreti: Michael Shannon, Joel Edgerton, Kirsten Dunst, Adam Driver, Jaeden Lieberher, Sean Bridgers, Sam Shepard, Paul Sparks, Scott Haze, Bill Camp; produzione: Tri-State Pictures, Warner Bros; origine: USA, 2016; durata: 111’


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