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Naqoyqatsi

Pubblicato il 20 settembre 2003 da Alessandro Izzi


Naqoyqatsi

Punto di arrivo (o se si preferisce di non ritorno) della sperimentazione audiovisiva, sorta di possente opera lirica per immagini ridigitalizzate e musica, Naqoyqatsi è qualcosa di più di un semplice film e si pone, nei confronti dello spettatore, al livello di un’esperienza totalizzante ed assoluta. Privo di ogni forma di logica narrativa, caratterizzato da un montaggio musicale ed astratto che mima i tempi ed i modi della contemplazione e della visione mistica, il film di Godfrey Reggio lascia un segno indelibile nella storia dell’evoluzione del Cinema, segnando, al suo interno, un punto di svolta inaudito ed affascinante.
Dopo le riflessioni visionarie ed accorate del rapporto dell’Uomo con la natura (nella visione di un mondo che sempre piú sembra voler tagliare il cordone ombelicale con le sue origini) che caratterizzavano un film come Koyaanisqatsi, e dopo le non meno impressionanti visualizzazioni del processo di globalizzazione che vedeva la difficile coesistenza tra elementi della cultura civilizzata ed emergenze sempre più ingombranti e rimosse di una cultura di stampo tribale ed arcaico nei paesi del terzo mondo (Powaaqatsi), questo film i si pone come terzo ed ultimo capitolo di una trilogia che era iniziata nel 1975, anche grazie all’intervento di Francis Ford Coppola. Il tema del lavoro è, questa volta, la Guerra. Una guerra intesa non semplicemente come scontro tra opposte fazioni, ma, prima di tutto, come punto di arrivo di una precisa volontá, da parte dell’uomo, di dare un ben preciso senso al creato. Partendo dalle riflessioni di Ivan Illich il regista conferma, in una visione comune a tutte e tre le pellicole che compongono questa mirabile trilogia, una visione tutta antropologica del mondo, nella precisa consapevolezza che ciò che spinge l’Uomo a muoversi in un processo evolutivo complesso e non lineare è proprio l’esigenza di dare un senso al mondo che lo circonda. Man mano che ci si appropria degli strumenti tecnologici e della loro capacità di modificare l’ambiente circostante, si diventa, quindi, anche in grado di investire quello stesso ambiente di un senso esperibile, di un significato che ci permetta di anadare avanti anche se in maniera contradditoria e spesso dolorosa.
La visione dei panorami urbani del Nord America che andava ad interrompere bruscamente e in maniera letteralmente esplosiva la quieta ed eterna esistenza degli scenari di una Natura quasi immobile che avevano aperto il primo film della trilogia, lasciano ora il posto ad immagini digitalizzate che osservano-contemplano i punti di arrivo di una civiltà che fa della scienza e della tecnologia gli elementi necessari della sua esistenza.
La meccanica quantistica, le equazioni matematiche e fisiche che si affollano sulla superficie dello schermo sono la visualizzazione, resa potente dalla straordinario ritmo musicale sottolineato dalla musica di Philip Glass, di questa necessità di dare un senso alla Natura. Il problema, messo in evidenza dal regista, è che quando l’Uomo arriva a dare un senso al Mondo circostante, non fa altro che violentarlo, allontanandolo da sè.
Si arriva, quindi, all’edificazione di un altro mondo, un mondo caratterizzato da un ritmo di comunicazioni sempre più veloce ed incontrollabile, un mondo-rovina, costituito da macerie metaforiche (quelle che aprono, nel loro silenzio tombale, la pellicola) in cui la cinepresa si aggira spaesata, ma mai sperduta.
Se il primo capitolo della trilogia aveva cercato i suoi scenari nei pressi delle industrie e dentro le grandi metropoli, e se il secondo aveva cercato tra le distese e desolate pianure del terzo mondo le proprie potenti immagini, il terzo capitolo della trilogia, anche in rispetto al tema di fondo che è anche quello della compulsiva evoluzione tecnologica, cerca le sue visioni non in location esterne, ma all’interno dell’immagine. Un’immagine-location che apre nuovi orizzonti alla sperimentazione cinematografica che non avrebbe alcun senso senza le splendide musiche di Philip Glass coadiuvato, questa volta, dal violoncello solista di Yo-Yo Ma.


CAST & CREDITS

(Naqoyqatsi); regia: Godfrey Reggio; fotografia: Russell Lee Fine; montaggio: John Kane; musica: Philip Glass; violoncello solista: Yo-Yo Ma; produzione: Joe Beirne, Lawrence Taub; distribuzione: Mikado


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