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Nella tana dei lupi

Pubblicato il 6 aprile 2018 da  Alessandro Olivieri
VOTO:


Nella tana dei lupi

Se il cinema d’intrattenimento americano è costantemente nelle nostre sale, è invece sempre più difficile trovare un lavoro che si elevi nella quantità dei prodotti di massa, quelli ad uso e consumo di un pubblico ormai pigro e svogliato. Nella tana dei lupi dell’esordiente Christian Gudegast (già sceneggiatore di film d’azione) cerca di proporre qualcosa di diverso, rielaborando uno dei più classici temi del genere: la sfida tra criminali e poliziotti, con i primi che vogliono sbancare il caveau più impenetrabile di Los Angeles, e i secondi a caccia dei rapinatori. Il fulcro della storia ruota intorno alle due figure principali, le menti che si confrontano strategicamente per portare a termine la loro missione.

Il modello è ovviamente uno dei più grandi capolavori del nostro tempo, Heat - La sfida di Michael Mann; una trama del genere non può che richiamare l’epico confronto tra il bene e il male rappresentato con eccelsa profondità dall’autore americano. Sappiamo che Gudegast non è Mann (e non vuole esserlo) ma, certo, lo guarda con devozione e rispetto. La prima sequenza, una sparatoria in una stazione di servizio, promette bene, se non benissimo, buttandoci immediatamente nel mezzo dell’azione. Segue una presentazione delle fazioni che sa di epico – breve scorcio dei personaggi con didascalia finale sui nomi – e quindi l’ideazione del piano criminale e l’inseguimento della gang di poliziotti, tra giochi di ruolo e cambi di strategia, e l’effettivo svolgimento dell’operazione. Nel mezzo, alcuni inserti danno merito a Gudegast, più interessato a dare uno spessore diverso ai caratteri che ad accumulare sequenze di azione. In questo è palese un rimando all’opera di Mann, anche se si resta fin troppo in superficie, con alcune dinamiche personali eccessivamente stereotipate.

Il tono leggero del regista permette uno scorrimento abbastanza veloce della storia nonostante, appunto, l’azione vera e proprio sia ridotta a poche sequenze, ma quando la vicenda scorre verso la sua conclusione, si percepisce un ritorno sui binari comuni a tante opere d’intrattenimento, un canovaccio ormai stantio fino ad un finale che nega ogni pretesto di innalzamento del racconto su territori di maggiore rilevanza e profondità. Tuttavia ci sarebbe stato materiale su cui lavorare di più e meglio – iniziando da questa interessante contrapposizione tra il mondo estremo e trasgressivo dei poliziotti e quello pulito e incorruttibile dei criminali – ma Gudegast è andato sul sicuro, forse per eccessiva modestia o per effettiva mancanza di spessore autoriale, o ancora, perché alla fine si guarda anche un po’ ai gusti del pubblico, quello stesso pubblico che ha bisogno di essere ridestato, ed invece viene assecondato in questa perpetua superficialità.

Ovviamente è già in lavorazione un sequel che conferma l’inserimento di Nella tana dei lupi nella lunga sfilza di titoli mainstream, distruggendone definitivamente il potenziale di unicità all’interno dell’attuale filmografia americana. Niente di nuovo sotto il sole.


CAST & CREDITS

(Den of Thieves); Regia: Christian Gudegast; sceneggiatura: Christian Gudegast, Paul Scheuring; fotografia: Terry Stacey; montaggio: David Cox, Joel Cox, Nathan Godley; musica: Cliff Martinez; interpreti: Gerard Butler, Pablo Schreiber, O’Shea Jackson Jr., 50 Cent, Meadow Williams, Maurice Compte, Brian Van Holt; produzione: G-BASE, Diamond Film Productions, Tucker Tooley Entertainment; distribuzione: Lucky Red; origine: U.S.A., 2018; durata: 140’.


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