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Ci risiamo! L’immenso lascito di opere dello scrittore statunitense Philip K. Dick produce l’ennesimo adattamento per il grande schermo e l’ennesima operazione commerciale tanto sensibile alla sfrenata ricerca dell’incasso quanto distante dalla profondità e complessità dell’opera dickiana. E’ indubbio pensare alla vasta bibliografia dell’autore di fantascienza come al miglior materiale possibile da trasporre su pellicola proprio per la capacità che tale materiale ha di rappresentare al proprio interno un mondo composito e multiforme. Un mondo che vive in una dimensione parallela, separata da quella reale (fiction) ma che contemporaneamente trae da questa le inclinazioni morali, le attitudini psicologiche ed i comportamenti più strettamente vicini alla natura umana. Tale predisposizione all’adattabilità non deve altresì giustificare un’azione di continua depredazione che soprattutto, negli ultimi anni, sembra avvenire in maniera sconsiderata e molto poco rispettosa dell’autenticità dell’oggetto originario.
Dopo le apparizioni del passato che vanno dall’inarrivabile Blade Runner del 1982 fino ad arrivare alle più recenti trasposizioni prodotte da mostri sacri dell’incasso come Steven Spielberg (Minority Report) e John Woo (Paycheck), spetta al director neozelandese Lee Tamahori (007 – La morte può attendere e XXX – The next level) assumere oggi l’onore di raccontare le avventure dell’eroe/antieroe dickiano Cris Johnson (Nicolas Cage). Quest’ultimo, con lo stravagante pseudonimo di Frank Cadillac, è un reietto della società che conduce una vita precaria barcamenandosi tra un gioco di prestigio in un locale di Las Vegas e una truffa al tavolo da black jack. Il personaggio appare agli occhi dello spettatore come un loser rassegnato e destinato a trascorrere gli anni della propria vita nell’anonimato. Se non fosse per una straordinaria capacità di cui è dotato che gli permette di vedere in anticipo ciò che accadrà intorno a lui nell’immediato futuro. Ecco spiegato di colpo il suo talento con la magia e con il tavolo verde! Relegato a convivere con questo potere tremendamente difficile da gestire, Johnson sembra vivere alla giornata, mosso nella sua solitudine solo da una presunta previsione a lungo termine (l’unica di questo tipo) che raffigurerebbe nella sua mente l’incontro con una misteriosa donna. Il cambiamento è in agguato, pronto ad irrompere nella vita di Cris nel momento in cui una truffa scoperta dal personale del casinò, mette in fuga il protagonista costringendolo a scappare anche dall’FBI e dal suo agente speciale Callie Ferris (Julianne Moore). Ad interessare il governo sono le capacità precognitive di Johnson, utili alle ragioni di stato per tentare di sventare un’imminente catastrofe nucleare programmata nella città di San Francisco da un misterioso gruppo terroristico. Questa rincorsa al protagonista si intreccia così con la storia d’amore che Cris instaura con la donna tanto attesa e finalmente arrivata (Jessica Biel) e soprattutto con la parallela caccia intrapresa dai terroristi stessi nel tentativo di strappare definitivamente Johnson ai federali.
Next è tratto da un racconto breve intitolato The Golden Man, scritto da Dick agli inizi degli anni ‘50 e riadattato per l’occasione dallo sceneggiatore Gary Goldman (già autore in passato di Minority Report). La produzione è di quelle importanti che non concede spazio a previsioni fallimentari, con una troupe di tecnici esperti, consolidati mestieranti e soprattutto con un cast stellare che non tradisce le attese degli amanti del genere. Già ma a quale genere si può inscrivere questa opera? La duttilità precedentemente attribuita alle opere di Dick è in questo caso tradotta sullo schermo con un eccesso di ostinato manierismo che rende il risultato finale un assembramento di più generi e tendenze, tutte sfruttate in egual misura ma nessuna veramente portante dell’impianto narrativo. Si può definire il film di Tamahori uno Sci-fi romantic thriller con le vampate classiche dell’action più puro (non poteva essere altrimenti con il neozelandese a presiedere la regia) e con alcune sfumature che appartengono addirittura alla spy story e al film politico. Oltretutto la scelta coraggiosa (da perseguire con più frequenza) della corta durata (96’), pur rendendo l’opera facilmente assimilabile, si rivela sfortunatamente inefficace proprio per la presenza di più quadri d’insieme, di più livelli interpretativi e di più generi ai quali dare risposta. Il lato romantico del racconto, ad esempio, non riesce mai veramente ad emergere nelle maglie della narrazione, come non si riesce a percepire fino in fondo l’angosciosa condizione che deve sopportare Cris Johnson. Il suo perenne stato di emarginato, di non umano, la tremenda solitudine e l’apparente assenza in cui sembra vivere il protagonista del racconto di Philip K. Dick perdono, nel passaggio sul grande schermo, quel tono di malinconica tristezza che li caratterizza. Nicolas Cage nonostante abbia nelle sue corde la capacità di tradurre tale condizione (pensiamo al personaggio di Via da Las Vegas o a quello di Al di là della vita) non riesce sino in fondo ad attenuare il suo lato da entertainer, lasciando così che la natura da freak decada in maniera vertiginosa con il passare dei minuti (solo all’inizio si intravede questa raffigurazione pietistica del personaggio). Spunti interessanti non mancano comunque all’interno della pellicola di Tamahori come, ad esempio, l’affascinante parallelismo tra magia e realtà che richiama alla mente la capacità propria dell’arte cinematografica di essere finzione e di giocare, come spesso opera la magia, sulla percezione del reale; oppure la scelta di evidenziare le previsioni di Cris alternando lo strumento stilistico atto a fare ciò. Se a volte infatti è il protagonista stesso ad anticipare su un piano vocale il futuro infausto che lo attende (dando il via all’azione utile a mutare gli eventi) tante altre volte spetta al regista il compito di traghettare lo spettatore nel futuro non prima però di avergli fatto assaporare l’amaro sapore dell’opzione negativa scelta da Cris. Opzione puntualmente riveduta dal protagonista e riformulata dal regista stesso per la tranquillità del pubblico (ad Hollywood non si può morire per una semplice pallottola tanto più se a subirne gli effetti è il protagonista). In larghi tratti del film Tamahori sembra dilettarsi nel prendere il proprio giochino e modellarlo, distruggerlo, ricrearlo, cancellarlo e rifarlo nuovamente secondo determinati schemi. Sfruttando la capacità predittiva del protagonista, egli sembra rivolgersi al suo spettatore ideale e dirgli: “Beh se non ti è piaciuto questo, guarda qui che lo cambio subito”. Ha la facoltà quindi di tornare indietro, cancellare e riformulare proprio perché Cris Johnson gode dell’opportunità di scrivere personalmente il suo futuro. D’altronde tale ostinata riscrittura può essere letta come una metafora molto efficace del mercato hollywoodiano e del suo prodotto classico. Un prodotto che deve rivolgersi direttamente al suo spettatore e tentare di catturarne l’attenzione tramite il ricorso ai soliti e riconoscibili cliché. Ecco quindi che un eroe diventa veramente l’eroe hollywoodiano nel momento in cui calpesta il concetto di destino e programma il superamento dei limiti fisici, emotivi e morali sulla base della infallibilità che il genere gli impone.
A parte qualche sparuto sussulto quindi, il resto del film sembra scorrere via velocemente e in maniera piuttosto prevedibile nonostante una piacevole sorpresa intervenga nel finale per mutare l’aspetto dell’intera opera. Next, malgrado i suoi apprezzati tentativi di uscire fuori dagli schemi, assume le sembianze di una ennesima occasione persa. L’occasione di oltrepassare gli schemi di scrittura classici e, perché no, andare a scrutare nei territori dell’antispettacolo, al di là dell’inizio e della fine della pellicola per vedere effettivamente quali siano i comportamenti di un aspirante eroe. Probabilmente l’ambiguità del personaggio dickiano avrebbe trovato per una volta una dimensione affascinante e diversa, una rappresentazione umana, conflittuale della propria anormalità a contatto con la drammaticità della vita quotidiana e non con la scontata sequela di eventi catastrofici a cui far fronte con i propri mezzi speciali.
(Next); Regia: Lee Tamahori; sceneggiatura: Gary Goldman, Jonathan Hensleigh, Paul Bernbaum; fotografia: David Tattersall; montaggio: Christian Wagner; musica: Mark Isham; interpreti: Nicolas Cage (Cris Johnson), Julianne Moore (Callie Ferris), Jessica Biel (Liz), Thomas Kretschmann (Sig. Smith), Tory Kittles (Cavanaugh), Roybal Jose Zuniga (Capo della sicurezza), Jim Beaver (Wisdom), Jason Butler Harner (Jeff Baines); produzione: Saturn Films/Broken Road; distribuzione: Medusa Film; origine: Usa, 2007; durata: 96’; webinfo: Sito ufficiale
