Cannes 70: un’occhiata su quello che verrà

Comincia il festival di Cannes. Comincia quest’anno, festeggiando un traguardo importante, quello della settantesima edizione.
Comincia quasi in conteporanea con la presidenza di Macron che ha segnato di fatto la fine di un sistema politico e di un modo di pensare. E con Macron sembra voler condividere un’impressione di svecchiamento e una speranza per il futuro che annusa i tempi nuovi, eppure mantiene i piedi - o perlomeno ci prova - nella tradizione che il tempo ha reso seria e importante.
Per quel che riguarda noi, oltralpe, è da dire che la settantesima edizione passerà probabilmente alla storia come la kermesse che più strenuamente si è rifiutata di parlare italiano. Poca Italia nelle sezioni collaterali a partire dal Fortunata di Castellitto e Dopo la Guerra (entrambi in Un certain Regard) passando per il curioso Sicilian Ghost story di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia (unico titolo tricolore nella Semaine de la Critique) sino ad arrivare a Cuori Puri di Roberto De Paolis, L’intrusa di Leonardo Di Costanzo e A Ciambra di Jonas Carpignano che in realtà è una coproduzione africana (Quinzaine des Réalisateurs).
Ma più che gli inclusi, sono gli esclusi a lasciare con l’amaro in bocca, a partire da quei fratelli Taviani che a Cannes seppero trionfare anni fa e per cui non si trova spazio, quest’anno, nemmeno per un Fuori Concorso. Ma forse questa assenza massiccia dal tavolo dei giochi dovrebbe finalmente portarci a riflettere un po’ di più lo stato della nostra industria e sulle politiche che le sorgono intorno.
Parla italiano anche Paolo Sorrentino, membro della curiosissima giuria presieduta da Pedro Almodovar che mette insieme la tedesca Maren Ade, l’americana Jessica Chastain, la cinese Fan Bingbing, i francesi Agnès Jaoui e Gabriel Yared, il coreano Park Chan-wook e l’incomprensibile Will Smith. Una giuria prevalentemente rosa che, nella sua composizione, promette qualche sorpresa non sappiamo quanto condivisibile.
Parla italiano anche il manifesto del Festival, con una sublime Claudia Cardinale che per l’occasione è stata photoshoppata in cerca di linee più snelle (sic!). Scelta infelice che ha prodotto già un mare di polemiche portando acqua al mulino della macchina mediatica che come sempre si crea intorno al festival. Un segno dei tempi, probabilmente. Un indice puntato su un cinema che il digitale ha già da tempo tolto dal piedistallo di quello che un tempo si chiamava il marmo della celluloide per consegnarlo alle mani dei continui restauri e delle continue revisioni.
Tra le pellicole presentate in concorso per la Palma d’Oro non potevano mancare presenze costanti in croisette e film di vecchie scoperte cannensi. E se è lecito aspettarsi qualcosa da In the Fade di Fatih Akin, qualche dubbio può resistere su Les Proies/The Beguiled di Sofia Coppola, mentre è semplicemente canonica la presenza di Happy End di Michael Haneke. Per quel che ci riguarda attendiamo al varco anche Wonderstruck di Todd Haynes, Le Redoutable di Michel Hazanavicius, The Killing of a Sacred Deer di Yorgos Lanthimos e L’amant double di François Ozon.
Troppo presto per pronostici, in ogni caso. Il Festival prenderà il via solo domani. Limitiamoci per ora al mero elenco completo dei film in concorso.
120 BATTEMENTES PAR MINUTE di Robin Campillo
AUS DEM NICHTS di Fatih Akin
GEU-HU di Hong Sangsoo
GOOD TIME di Benny e Josh Safdie
HAPPY END di Michael Haneke
HIKARI di Naomi Kawase
JUPITER’S MOON di Kornel Mundruczo
KROTKAYA di Sergei Loznitsa
L’AMANT DOUBLE di François Ozon
LE REDOUTABLE di Michel Hazanavicius
NELYOBOV di Andrey Zvyagintsev
OKJA di Bong Jon-hoo
RODIN di Jacques Doillon
THE BEGUILED di Sofia Coppola
THE KILLING OF A SACRED DEER di Yorgos Lanthimos
THE MEYEROWITZ STORIES di Noah Baumbach
THE SQUARE di Ruben Ostlund
WONDERSTRUCK di Todd Haynes
YOU WERE NEVER REALLY HERE di Lynne Ramsay
