Fratto_X

Lo spettacolo di Antonio Rezza e Flavia Mastrella, F-ratto X, in programmazione al teatro Vascello di Roma sino al 6 gennaio, ė la dimostrazione che il teatro contemporaneo esiste.
Non ci sono altri termini per descrivere i risultati del loro ultimo lavoro in cui sono state convogliate tante idee esplosive ed altrettante esilaranti critiche intellettuali.
Gli estensibili teli bianchi sotto i quali si materializzano i diversi personaggi - interpretati dallo stesso Rezza insieme a Ivan Bellavista - e le geniali invenzioni sceniche di Flavia Mastrella danno l’impressione che si abbiano davanti agli occhi non un unico attore funambolo, ma l’umanità intera con i suoi dialoghi sterili, le domande irrisolte e assurde, la rabbia del singolo per non avere voce in molte interlocuzioni, anche quelle più intime.
Si intuisce l’ir-realtà della lingua sin dall’inizio della pièce quando "Mario" percorre su di un bizzarro triciclo il palco in lungo e largo, accompagnando un movimento autistico con comiche parole autoreferenziali, attraverso le quali il personaggio assume chiaramente la funzione di parodia dell’uomo Moderno alla spasmodica ricerca del proprio io e alle prese con un’inutile autocelebrazione inserita nel contesto di un’esistenza vacua. L’incessante ripetere delle stesse battute in cui Mario farfuglia anche da dietro le quinte, come per voler imporre il proprio non-pensiero fino allo sfinimento, commuove e diverte sino alle lacrime.
L’uomo di Rezza si innamora del paradosso, del nulla, fino a sfiorare il kitsch più imbarazzante: anche l’amore di coppia sembra essere un mistero buffo senza senso.
Il fluire di corpi monocromatici che si muovono ritmicamente, sono la linfa che da vita alla parola alla quale non si può sfuggire nemmeno se lo volessimo, visto il gioco della caccia ai visi dello spettatore prodotto con degli specchi riflettenti le prepotenti luci di scene, che non lasciano possibilità di libero arbitrio, di impedire di vedere a coloro che avrebbero pagato per farlo...
Con questo spettacolo l’uomo/Rezza assume dei contorni sempre più definiti all’interno della propria indefinibilità, del proprio smarrimento: egli trova la propria identità nel non averla, lo dice chiaramente l’espressione algebrica dell’emblematico titolo in cui i due elementi divisi dalla linea si annullano, - non a caso le materie d’indagine dell’algebra sono identità e relazione che nello scenario rezziano pongono domande senza soluzioni.
TSI La Fabbrica dell’Attore – Fondazione Teatro Piemonte Europa
Flavia Mastrella e Antonio Rezza
FRATTO_X
con Antonio Rezza
e con Ivan Bellavista
(mai) scritto da Antonio Rezza
Habitat di Flavia Mastrella
assistente alla creazione Massimo Camilli
disegno luci Mattia Vigo
