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Il malato immaginario

Pubblicato il 18 maggio 2014 da Monia Manzo


Il malato immaginario

Tornare ad interpretare dopo trent’anni la stessa parte di protagonista nel "Malato immaginario" è stata senz’altro una sfida per Paolo Bonacelli e il regista Marco Bernardi.
La mole di un saldo ottantenne e la "mollezza" dello storico attore, accompagnate da una voce apparentemente flebile ma penetrante lo hanno reso un malato piuttosto credibile, direi "troppo" in alcune scene dove occorrerebbe maggiore contrasto tra la realtà e la immaginaria patologia.
Bonacelli recupera il suo personaggio grazie ad un incalzare di risposte e battute naturalmente comiche ed esilaranti, dimostrando di essere la colonna portante dello spettacolo - come tutti ci aspettavamo - e di divertirsi ancora molto nel fare il mestiere scelto decenni fa. Proprio su una tipologia recitativa basata sul ritmo e sul giusto tempo comico si intesse un girotondo di personaggi, che a turno sono vittime e complici della malattia immaginaria, che si traduce essenzialmente nel non voler accettare un’esistenza imprevedibile, in cui non siamo noi a condurre la partita della vita, ma il destino.
Anche in questa rappresentazione moleriana è naturalmente presente la vera patologia celata dietro quella immaginaria, ovvero la malattia del teatro/vita, che si ricongiunge anche al rifiuto dei limiti umani.
Molière ha infatti voluto immaginare la malattia per creare una metafora all’arte nella propria vita di artista: era così vittima della finzione che lo faceva sfuggire alla brutale realtà, in cui non si simula ma si muore realmente in un mondo pieno di contraddizioni culturali e sociali. Ė commovente pensare che un gioco nel gioco del teatro sia sentito profondamente anche da Bonacelli, attore capace di reinventarsi nonostante l’enorme peso dell’esperienza, coadiuvato da attori del calibro di Carlo Simoni e Patrizia Milani.
Notevole anche il resto della compagnia che contribuisce a mantenere un livello molto alto di tensione scenica nonostante la centralità del personaggio moleriano.
La scenografia e le luci donano un ulteriore tocco realistico ad una farsa che in effetti vuole rappresentare un pensiero fondamentale del tanto amato drammaturgo francese: l’ipocrisia e l’inutilità di molte sfaccettature della società del tempo ancora oggi attuali.


(Il malato immaginario); Regia: Marco Bernardi; drammaturgia: Molière ; costumi: Roberto Banci; traduzione: Giovancosimo De Vittorio; traduzione: Givancosimo De Vittorio; scenografia: Gisbert Jaekel; interpreti: (Paolo Bonacelli), (Carlo Simoni), (Patrizia Milani), (Gaia Insegna), (Fabrizio Martorelli).


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