Amleto

L’Amleto andato in scena al Romaeuropa Festival è senz’altro una rivisitazion della nota tragedia shakespeariana, in versione "ragazzi disorientati di oggi".
Parlare della nostra gioventù attraverso un capolavoro non è un’operazione per niente semplice se pensiamo alla mole di lavoro che l’opera del noto poeta inglese possa comportare.
Baracco in collaborazione con Biancofango, Luca Brinchi e Roberta Zanardo (Santasangre) dimostra di averlo assimilato in modo profondo tanto da trasformare il principe di Danimarca in un teenager del 2000, anch’esso afflitto da dubbi e domande sul perché della nostra esistenza, sul confine tra bene e male, ma in particolar modo presenta molteplici interrogativi sull’entità e la forza distruttrice del potere: tematiche perfettamente attuali rispetto ad un periodo storico tormentato come il nostro.
Nonostante i numerosi spunti di riflessioni e rimandi alla nostra società, ciò che che interessa e colpisce di più è la trasposizione scenica all’attualità: concetto in passato più volte affrontato e approfondito da Peter Brook nei suoi preziosi studi, (Shakespeare nostro contemporaneo), in cui viene ampiamente dimostrata l’immortale modernità delle opere del Bardo, fondata su un’universalità e assenza cronologica dei sentimenti dell’animo umano.
Rappresentare Shakespeare presuppone una grande maturità artistica, proprio per il discorso di cui si accennava sopra: non si deve adattare l’opera al nostro tempo, ma è il nostro tempo che deve essere incanalato in pensieri universalmente validi.
Ad aiutare Baracco è senz’altro la presenza di un attore versatile e di talento come Lino Musella.
Lo vediamo interpretare più ruoli senza subirne i cambiamenti repentini di "mood" passando dal serio al faceto, dalla tragedia alla commedia dell’arte, chiosando lo stile di Pippo Del Bono e del suo eclettismo.
Ciò che non si comprende però sono i numerosi tagli del testo, -seppur all’interno di un adattamento ben scritto da Francesca Macrì- sicuramente dovuti ad esigenze sceniche, e il poco funzionale scambio tra Amleto e Mercuzio, che trasforma il celeberrimo monologo, in una serie di interrogativi da rivolgere a colui che prima ne era l’autore.
Perché perdere il senso della filologia di un’opera tanto coerente nella propria struttura, solo per il gusto di innovazione, sempre, s’intende se si vuole mantenere una fedeltà al pensiero shakesperiano?
Considerando che Amleto potrebbe definirsi un’opera "filosofica" oltre che drammatica, si dovrebbe fare attenzione nello smontare alcuni passaggi perfettamente calcolati da Shakespeare al fine di ottenere una continuatività psicologica dei personaggi.
Ad ogni modo Baracco ha più intuizioni da non sottovalutare e riesce a trasmettere uno stato d’incertezza come quello sociale contemporaneo.
Le scenografie di Luca Brinchi e Roberta Zanardo ricordano la forma espressionista, fanno così eco ad un teatro in cui il ritmo e lo spazio erano al servizio dell’attore e di ciò che da dentro si voleva esprimere attraverso la forma: il teatro di oggi al contrario sembrerebbe costruire prima il quadro d’insieme, senza la consapevolezza che autori come Shakespeare non necessitano di tagli per essere rivoluzionari in qualsiasi epoca essi vengono e verranno mai utilizzati.
Per quanto a nostro giudizio le riduzioni non sia indispensabili, lodiamo lo spirito innovativo di un gruppo di lavoro composito e completo come quello arrivato al Romaeuropa Festival.
(Amleto); Regia: Andrea Baracco ; testo: Francesca Macrì; drammaturgia: William Shakespeare; scenografia:Luca Brinchi e Roberta Zanardo; interpreti: Lino Musella, Eva Cambiale, Paolo Mazzarelli, Michele Sinisi, Andrea Trapani, Woody Neri, Livia Castiglioni e Gabriele Lavia; produzione: Teatro di Roma, Festival Romaeuropa, 369gradi; durata: 2h e 30
