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Oltre la frontiera: La cancion del pulque

Pubblicato il 18 luglio 2004 da Alessandro Izzi


Oltre la frontiera: La cancion del pulque

Documentario quasi wendersiano, La cancion del pulque è stata una delle sorprese più gradite della sezione dedicata al cinema messicano dai curatori della quarantesima Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro. Si tratta di una pagina breve (la durata complessiva sfiora appena l’aurea durata di un’ora complessiva) dominata da un sapore nostalgico e disincantato al tempo stesso che vive tutta nella descrizione minuta della vita quotidiana di una pulqueria (un bar specializzato nella vendita di quella che potremo senza fatica considerare come la vera e propria bevanda nazionale messicana). La macchina da presa segue ogni tappa del ciclo di consumo del prezioso prodotto (reso ancor più prezioso dal fatto che la pianta da cui viene estratto l’ingrediente fondamentale che va a comporlo è letteralmente in via di estinzione) dalla produzione (ancora artigianale e quasi rituale) fino alla vendita e agli effetti che essa produce negli abituali consumatori. In questo modo lo spettatore ha modo di entrare pian piano nei meandri di un dettaglio della vita quotidiana messicana, venendo da subito a contatto non tanto con gli aspetti più globalizzati e metropolitani della cultura latina, ma con quelli più arcaici, legati ad uno strato molto umile della popolazione che trova propria nella pulqueria un inaspettato luogo di incontro e di comunione. Quello che ci troviamo di fronte è, quindi, il bellissimo ritratto di un Messico molto particolare: un luogo che ha ancora stretti legami con le culture precolombiane che popolavano il territorio (e che furono i veri scopritori della bevanda), ma che non rinnega i lasciti di una cultura ispanica fortemente cattolica. Ma soprattutto è una galleria di figure umane tutte egualmente affascinanti che ci vengono presentate nella loro quotidianità ed assoluta normalità. Qualche volta si ha l’impressione che le interviste ai vari personaggi che popolano questa pellicola siano quasi accessorie e non del tutto necessaria (specie quando alcuni personaggi cominciano ad assumere un risalto eccessivo rispetto allo sfondo comune), ma è un’impressione momentanea che, a volte, lascia lo spazio per autentica commozione. Inutile dire che proprio in virtù di questa impaginazione minimale, il breve documentario finisce per perdere molto rapidamente la sua aura nostalgica e puramente cronachistica per assumere delle connotazioni chiaramente sociali e vagamente politiche che ci presentano, sotto traccia, una visione assai interessante ed inedita del Messico contemporaneo. Percepiamo in questo film, più che altrove, il senso di una Nazione non ancora pienamente pervenuta ad una precisa consapevolezza della sua posizione nello scacchiere internazionale, persa tra i ricordi di un passato rivoluzionario ed un presente di globalizzazione imposta dall’imperante modello americano. Il futuro si perde in queste brume di indeterminatezza. L’unica cosa sicura è che ci sarà sempre meno spazio, in questo vicino presente, per una bevanda come il pulque che si fa sempre più costosa ad ogni giorno che passa (ed è considerata tutt’ora la bevanda dei poveri). E forse ci sarà sempre meno spazio anche per un Messico davvero messicano.

(La cancion del pulque); Regia: Everardo Gonzalez; sceneggiatura: Everardo Gonzalez; fotografia: Everardo Gonzalez; montaggio: Juan Miguel Figueroa; musica: Matias Barberis, Yuri Laguna, Antonino Isordia, Carlos Rossini, Paulo César Correa; produzione: CCC, IMCINE, FONCA PADID

[luglio 2004]


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