Orchidee

È pleonastico ripetere che Pippo Del Bono sia uno dei pochi registi del nostro tempo in grado di creare una commovente (e non patetica) epifania scenica, frutto di un iperstrutturato teatro, fatto di poesia, versi che arrivano dal profondo delle emozioni, gesti mutuati da una cultura scenica che è entrata profondamente nelle viscere del demiurgo teatrale e che rivive "oggi" rimodellata secondo le personali e artistiche esigenze performative del regista ligure, senza mai svilirne l’enorme valore estetico e poetico.
Nelle sue "Orchidee" ha confermato la capacità di sovrapporre più livelli di spettacolo senza spezzarne l’armonia scenica: partendo dall’opera lirica nella parte iniziale, passando per un cinema autobiografico, sfiorando il documentaristico, passando per il dramma, strizzando addirittura l’occhio a Pina Bausch e chiudendo con un teatro che somiglierebbe all’opera felliniana.
Si rischierebbe di perdersi in cotanta varietà di immagini, suoni e di indicazioni registiche, -dettate in maniera quasi impositiva da Del Bono- se non vi fosse una costante presenza del ritmo e di un racconto visivo diegetico in cui esplodono in maniera assordante il tema della vita e della morte.
La morte è un tema centrale anche nella sottile critica al teatro: Del Bono posizionato nella cabina di regia si sostituisce sarcasticamente all’annunciatrice; una voce profonda, ironicamente seria ci dice di spegnere i cellulari: un modo per farci sentire scomodi nel nostro ruolo di spettatori paganti o non paganti, di prima o seconda fascia, tutti accomunati dall’essere presenti ad uno spettacolo o più precisamente allo Spettacolo che oggigiorno sembra essere defunto nella sua banale e prevedibile espressività.
Del Bono alterna la narrazione teatrale al cinema di immagini riprese attraverso il suo telefonino, un terzo occhio del regista pugliese, un testimone della sua intera vita e di quel dolore naturale e al contempo inaccettabile che è la morte di un genitore, che in vita può essere sembrato lontano, ma una volta scomparso dalla nostra vista ci ricorda la nostra vera essenza e ci avvicina alla nostra reale origine, quella più lontana.
È così che Il regista racconta tutta la sua relazione con una madre ormai scomparsa ma presente nella memoria, ed è proprio il ricordare, ripetere elencare anche la sua formazione d’artista che lega le apparenti svincolate sezioni dello spettacolo: Shakespeare, Cechov, Enzo Avitabile, Romeo e Giulietta, Fellini si inseriscono come evocazioni dell’arte come unico viatico verso la vita eterna, pur riconoscendo la bellezza di una morte simbolo dell’umana fragilità e del mistero delle nostre esistenze. Le orchidee chiudono e simboleggiano un arcano mistero che Del Bono cerca di rappresentare in un vorticoso e appassionante giro di vite.
(Orchidee); Regia: Pippo Del Bono; drammaturgia: Pippo Del Bono; scene: Orlando Bolognesi; musica: Enzo,Avitabile ; immagini: Pippo Del Bono; luci: Robert John Resteghini; suono: Corrado Mazzone; interpreti: Dolly Albertin, Gianluca Ballarè, Bobò, Pippo Delbono, Ilaria Distante, Simone Goggiano, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Julia Morawietz, Gianni Parenti, Pepe Robledo, Grazia Spinellaome ;produzione:Compagnia Pippo Delbono, Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro di Roma, Arena del Sole-Teatro Stabile di Bologna, Théâtre du Rond Point-Parigi, Maison de la Culture d’Amiens-Centre de Création et de Production; date spettacolo: Parigi – Théâtre du Rond Point dal 29 gennaio al 16 febbraio 2014 Tolosa – TNT dal 19 febbraio al 22 febbraio 2014 Prato – Fabbricone dal 28 marzo 2014
