OTTO DONNE E UN MISTERO

La vicenda è abbastanza nota: un misterioso delitto avviene in una sperduta villa della campagna francese. Un uomo assassinato e otto donne, (tutte in qualche modo legate alla vittima), ognuna delle quali possiede un movente, sono bloccate in casa senza nessuna possibilità di comunicazione con l’esterno, e, a colpi di accuse e recriminazioni, tra menzogne e segreti che via via affiorano, tentano di scovare la colpevole tra loro.
Se la particolarità, nonché uno dei motivi del successo della versione cinematografica del testo 8 femmes di Robert Thomas consisteva proprio nel suo carattere decisamente teatrale, risulta quasi paradossale che la messa in scena di Claudio Insegno si limiti a cercare di riprodurre il film sul palcoscenico, senza aggiungere niente di nuovo.
All’occhio di uno spettatore giusto un po’ smaliziato non sfugge l’eccessiva, a tratti irritante, dipendenza di questo spettacolo dalla celebre pellicola francese: il che non può non suscitare qualche perplessità e soprattutto il dubbio che la messa in scena non sia stata preceduta da un necessario lavoro di studio e di analisi del testo.
Dal film al palcoscenico, dunque. Sebbene il film abbia fatto conoscere all’opera di Thomas una seconda giovinezza, non possiamo dimenticare che però non sarebbe neanche esistito se alle sue spalle non ci fosse stato un testo scritto appositamente per il teatro! E questo non mancava di sottolinearlo lo stesso Ozon, attraverso tutta una serie di trovate che fanno del suo film un luogo d’incontro privilegiato tra cinema e teatro.
In questo spettacolo tutto, dalla scena ai costumi, passando per gli intermezzi musicali (tra l’altro, in una rappresentazione “dal vivo” sarebbe preferibile evitare il play-back…), manca di idee originali, pensate espressamente per questa messa in scena.
Le interpreti, poi, quasi tutte habituées dei salotti televisivi molto più che del palcoscenico, sembrano aver trovato la loro chiave interpretativa proprio in quegli atteggiamenti, talvolta poco edificanti, che sembrano riscuotere tanto successo tra il pubblico dei reality show. E se è pur vero che ciò potrebbe far avvicinare al teatro anche chi di solito se ne tiene alla larga, bisognerebbe tuttavia evitare che i frequentatori più assidui possano sentirsi invece trascurati da scelte simili…
Chi riesce a non rimanere perplesso di fronte ad una sempre più svampita Sandra Milo, che sembra interpretare la caricatura di se stessa, con questo spettacolo avrà di che divertirsi. Ma per i più esigenti e per tutti coloro che conservano un buon ricordo della versione cinematografica di Ozon, la visione è decisamente sconsigliata.
Regia: Claudio Insegno; interpreti: Caterina Costantini, Sandra Milo, Corinne Clery, Eva Robin’s, Nadia Rinaldi; scene: Francesco Scandale; costumi: Graziella Pera; musiche e canzoni originali: Rossana Casale;
