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Passione sinistra

Pubblicato il 18 aprile 2013 da Sabrina Mascellari
VOTO:


Passione sinistra

Ma cos’é la destra cos’é la sinistra, cantava allegramente Giorgio Gaber negli anni novanta e ironizzava sulla poca serietà di quanti si professavano di una “parte” o dell’”altra” ostentando luoghi comuni di pseudo-ideologie astratte e prossime all’appiattimento delle presunte differenze. Sulle note della celebre canzone, nella versione di Marco Mengoni, si apre il film Passione sinistra che sin dalle prime scene dichiara il punto di vista della storia, quello di Nina, una brillante blogger idealista di sinistra e fervida attivista di campagne ecologiche. Se per Gaber il minestrone è di sinistra e la minestrina di destra, per Nina il kebab e Corto Maltese sono dalla sua parte, mentre il sushi e Conan il Barbaro assolutamente destrorsi, anzi, fascisti. Il suo compagno è Bernardo, uno scrittore la cui ambizione è essere invitato da Fabio Fazio alla trasmissione Che tempo che fa, e la sua migliore amica è Martina che non prende più tanto sul serio i clichè da integralisti. Le certezze della giovane pasionaria vengono sconvolte dall’incontro con Giulio, un ricco imprenditore di destra interessato all’acquisto della splendida villa al mare lasciata in eredità a Nina dal padre defunto. Giulio è un tipo affascinante ma spocchioso e, con le sue idee e il suo stile di vita, rappresenta a priori il “nemico” e l’antitesi dei valori in cui crede Nina; inoltre si accompagna a Simonetta, bellissima svampita che crede che in Russia i bambini mangiano i comunisti, ma che ogni tanto ha dei lampi di acume sconcertanti.

Liberamente ispirato al romanzo di Chiara Gamberale (Una passione sinistra, Bompiani, 2009), il film segna il ritorno alla regia di Marco Ponti a diversi anni di distanza da Santa Maradona e A/R Andata + Ritorno. Il regista ha scritto anche la sceneggiatura della pellicola trasformando e ampliando la storia e i personaggi del libro con buona pace della scrittrice che si è dichiarata soddisfatta di quanto realizzato dall’autore piemontese. Lo scontro ideologico, ormai anacronistico in uno scenario politico completamente mutato, è solo il punto di partenza del film, il pretesto per raccontare con i toni della commedia una storia di cambiamento personale più vicina all’Italia di oggi, e come a volte i conflitti possono essere superati per generare qualcosa di nuovo. Gli stereotipi caratteristici della dualità destra-sinistra sono stati già visitati dalla commedia italiana, come ad esempio nei film di Paolo Virzì (da Ferie d’agosto a Caterina va in città passando per Ovosodo) anche se in termini più amari e negli anni in cui certi conflitti erano ancora accesi e diffusi.

In Passione sinistra tutto è lasciato in superficie e descritto con uno sguardo leggero che non graffia mai e che ha il solo scopo di far sorridere: in apparenza un limite, in realtà un punto di forza di una storia dall’anima lieve che non ha velleità di ritrarre in modo incisivo generazioni, incoerenze, disincanti e quant’altro. Il film soffre però di una certa prevedibilità, sia negli snodi narrativi che nelle situazioni rappresentate, e già prima della metà si può intuire dove andrà a parare, anche se la sceneggiatura riserva qualche piccola sorpresa qua e là. L’ovvietà della storia è tuttavia controbilanciata da un buon ritmo che non concede pause o momenti di stanca all’evolversi della vicenda, e da qualche effetto visivo indovinato che rende dinamiche alcune scene, come quella, peraltro divertente, in cui Nina si trova nel prestigioso Circolo Canottieri Lazio e registra gli ospiti, etichettandoli come politici corrotti, ladri, escort, con il sensore ottico stile Terminator. Il tutto illuminato da una fotografia contrastata che enfatizza i colori ed esalta la bellezza di Roma, luminosa e sempre soleggiata.

Passione sinistra è un film in cui le figure femminili sono chiaramente celebrate e i personaggi maschili affettuosamente sbiaditi. E’ una storia dal “DNA profondamente femminile”, come ha dichiarato il regista alla conferenza stampa per la presentazione del film, che ruota intorno alla figura di Nina interpretata da Valentina Lodovini, presente in quasi tutte le scene e in alcuni momenti un po’ troppo esuberante, in linea con il personaggio energico e nevrotico. E se i personaggi di Geppi Cucciari (Martina) ed Eva Riccobono (Simonetta) sono i più riusciti, e recitano le battute più divertenti, Alessandro Preziosi (Giulio) e Vinicio Marchioni (Bernardo) sembrano sottotono rispetto ad altri ruoli interpretati. Da sottolineare la buona prova di Glen Blackhall nello scoppiettante ruolo del giovane candidato sindaco di Roma, rampante e odiosamente vanesio, che si contraddistingue con una recitazione sopra le righe e molto spassosa.

Per concludere, Passione sinistra è una commedia romantica, divertente e rassicurante, sul superamento dinamico dei conflitti e sulla liberazione dalle trappole insidiose che si nascondono dietro i cliché ideologici. E’ un film che, nonostante qualche limite, si lascia guardare e apprezzare con leggerezza e il messaggio che veicola, anche se un po’ scontato, non stona affatto perché l’ottimismo e la speranza devono riconquistare spazio in questi tempi difficili, anche al cinema, da sempre fabbrica di sogni.


CAST & CREDITS

(Passione sinistra); Regia: Marco Ponti; sceneggiatura: Marco Ponti; fotografia: Vladan Radovic; montaggio: Clelio Benevento; musiche: Gigi Meroni; interpreti: Valentina Lodovini, Alessandro Preziosi, Vinicio Marchioni, Eva Riccobono, Geppi Cucciari, Jurij Ferrini, Glen Blackhall, Rosabell Laurenti Sellers; produzione: Donatella Botti, BiancaFilm con Rai Cinema; distribuzione: 01 Distribution; origine: Italia, 2013; durata: 91’; webinfo: Sito Ufficiale


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