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Paul

Pubblicato il 16 giugno 2011 da Annalaura Imperiali


Paul

E’ proprio lei, l’America, con il suo eterno fascino dovuto alle mille contraddizioni intrinseche che porta nel seno del suo territorio e delle sue radici libere e vicine nel tempo.
E’ l’America dalle molteplici sfaccettature, l’America che contiene gli immensi tratti di deserto roccioso del Grand Canyon, l’America che abbraccia le infinità di volti neri, bianchi e mulatti dai lineamenti misti, incerti e carichi di una storia tutta ancora da scrivere.
E’ l’America delle lunghe distese a perdita d’occhio, dei percorsi dritti e delle traiettorie curve lungo le strade al confine tra stati differenti che racchiudono ognuno la propria vita e che alzano la testa di fronte a chi pronuncia con forza le loro, semplici ma efficaci, parole d’ordine.
In questa America, la stessa dei film “on the road”, la stessa che percorrevano a cavallo dei loro chopper e sulle note di “Pusher man” (Steppenwolf) Denis Hopper e Peter Fonda in Easy Rider, beh, in quest’America, ad un certo punto, compare uno sconosciuto.

Atterrato per errore su di un cane nei lontani anni ’40 del 1900, Paul è un alieno dall’aspetto tipicamente extraterrestre (o quanto meno dall’aspetto che noi immaginiamo banalmente che un extraterrestre possa avere) e dalle abitudini tipicamente umane. Per tornare nello spazio da dove è venuto è disposto a tutto; ma deve fare i conti con “la carogna” e qualche suo scagnozzo per evitare di essere intrappolato nella “base”, dove il suo cervello verrebbe fatto a pezzetti in nome del progresso scientifico. Nel cammino che percorre, o meglio, nella corsa contro il tempo che compie sul pianeta Terra e negli ampi spazi aperti del Nevada, Paul trova fortuitamente sulla propria strada due giovani "Nerd", amanti di tutto ciò che suona “marziano”, a cui si accoderanno una ragazza che da monocola diventa vedente e che assapora con gran gusto la possibilità di dire parolacce, la vecchia padrona del cane di cui Paul ha preso la vita sulla Terra e qualche altro personaggio dall’aspetto tanto equivoco quanto esilarante che per motivi diversi deciderà di non lasciare che il passaggio di questo “mostriciattolo verde” resti inosservato…

Comico, a tratti un po’ sciocco a tratti grottesco, e alquanto vivace, questo regno del cinema computerizzato si fa background di due lunghe e ancora irrisolte riflessioni: quella sul diverso e quella sul rapporto fede/scienza.
Esistono gli alieni? Se esistono, che aspetto hanno? E se fossero come noi? E se ci considerassero orribili come noi spesso pensiamo che loro siano? E se esistono, che ne sarà di Dio? E della Creazione? E di Adamo ed Eva? E della mela del peccato?
A tutti questi interrogativi, sicuramente di diversa rilevanza, ci pensa Paul a dare una risposta. Con la voce di Elio (“Elio e le storie tese”) e con un brio frizzante ed entusiasmante, si presenta come un ragazzetto qualsiasi, in bermuda, a torso nudo e con le infradito ai piedi, che parla come uno scugnizzo, fuma (non solo sigarette, s’intende) e alterna riflessioni di una certa rilevanza, sulla nascita dell’esistenza e sul senso della scienza, a battutacce di varia natura con frequenti allusioni di tipo sessuale.
Che dire: questo “verde vicino della porta accanto” sorprende ad ogni inquadratura con una verve che ci si aspetterebbe da un comico in uno show televisivo.
E lo showman in questione, di prim’ordine, non c’è che dire, è condito con altri accessori alquanto tipici dell’“americanata”: gli pseudo-servizi segreti che simulano 007 facendo credere che tutto sia una missione impossibile; i due protagonisti che, nel ruolo dei bamboccioni troppo cresciuti, vivono con una certa dose di superficialità quest’esperienza molto “aliena” dalla loro vita quotidiana; il lieto fine forzatamente smielato di Paul che riesce a tornare a casa e dei due nerd che trovano la strada della fortuna a lungo agognata.

E’ da vedere, quanto meno per la grafica, ma anche per l’idea di un “coatto alieno” che si comporta da una parte con la rozzezza degna della caricatura di Verdone in Viaggi di nozze e dall’altra con lo stesso dolce altruismo di Hop (il coniglietto protagonista dell’omonimo recentissimo film americano di Tim Hill), il quale, rimpiazzando la famosa bestiola a quattro zampe, viene dipinto come il nuovo migliore amico dell’uomo.


CAST & CREDITS

(Paul) Regia: Greg Mottola; sceneggiatura: Nick Frost, Simon Pegg; fotografia: Lawrence Sher ; montaggio: Chris Dickens ; musica: David Arnold; interpreti: Seth Rogen (Paul), Simon Pegg (Greme Willy), Nick Frost (Clive Gollings), Sigourney Weaver (Tara); produzione: Working Title Films, Big Talk Productions, Studio Canal; distribuzione: Universal Pictures ; origine: Francia, Gran Bretagna; durata: 104’.


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