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People Mountain People Sea

Pubblicato il 11 settembre 2011 da Giampiero Francesca


People Mountain People Sea

Accadono cose apparentemente inspiegabili in People Mountain people sea, opera seconda del regista Cai Shangjun. Atti di improvvisa ed insensata violenza irrompono infatti, quasi ininterrottamente, nel racconto tanto da apparire, col procedere della pellicola, l’elemento fondante dell’intera narrazione.

E’ proprio un gesto di incomprensibile e ingiustificata violenza, il brutale omicidio di un ragazzo, la causa scatenante di People Mountain people sea. Da questo iniziale delitto nascerà infatti una vera e propria caccia all’uomo che Lao Tie, fratello maggiore del giovane ucciso, condurrà attraverso una Cina triste e disumana. Un paese dominato da una selvaggia legge del più forte, in cui la polizia sembra brancolare nel buio impotente e lo Stato semplicemente inesistente. In questo quadro non possono che muoversi individui squallidi e degradati, costretti a vivere in una condizione di miseria al limite dell’umanità. Nessun luogo, nessuna realtà, nessun contesto sembra libero da questo vincolo. Dal piccolo paese di montagna alla città, dai locali malfamati alla miniera ogni angolo del mondo messo in scena da Cai Shangjun appare oppresso da questo clima di insostenibile violenza. Una società animalesca che cerca il suo ordine attraverso la forza cruda e brutale, senza una sovrastruttura, una disciplina in grado di regolarla. Figlio di questa cultura è il concetto stesso di giustiziere, individuo libero di cercare la propria vendetta lì dove le istituzioni non sono in grado di arrivare, incarnato perfettamente dalla figura di Lao Tie.

Sembra dunque questo il bandolo della criptica matassa chiamata People Mountain people sea. La rappresentazione esasperata ed esasperante di un mondo senza regole e valori. Un mondo da cancellare, annientare, far esplodere su se stesso, tanto sbagliate sono le sue fondamenta. Un mondo perfettamente rappresentato dal microcosmo di una miniera illegale. Nel dedalo di cunicoli sotterranei o nel campo tendato, in condizioni di vita e di lavoro impossibili, l’unica etica possibile è la sopravvivenza. Capita così che chiunque metta in pericolo la vita degli altri, venga immediatamente giudicato e condannato dal gruppo di minatori, senza possibilità alcuna di difesa. La condanna è, quasi come d’obbligo, violenta e brutale. Colpito a bastonate o con un getto d’acqua violentissimo il malcapitato colpevole finisce così per sparire, inghiottito dal buco nero della miniera.

Che sia lo specchio deformato della nostra società (o della società cinese) o un raggelante grido d’allarme sul nostro (possibile) futuro People Mountain people sea di Cai Shangjun resta opera su cui riflettere. In un momento storico di grande difficoltà, in cui crisi e rivoluzioni, paure e angosce, sembrano mettere sotto scacco le nostre regole e convinzioni, guardare in faccia un mondo tanto devastato potrebbe essere un esercizio di vitale importanza.


CAST & CREDITS

(Ren shan ren hai) Regia: Cai Shangjun; sceneggiatura: Gu Xiaobai, Cai Shangjun, Gu Zheng; fotografia: Dong Jinsong; montaggio: Yang Hongyu; musica: Zhou Jiaojiao; interpreti: Chen Jianbin, Tao Hong, Wu Xiubo, Li Hucheng, Zhang Xin, Wang Xu, Bao Zhenjiang, Hou Xiang, Tian Xinyu; produzione: Sunrise Media Corporation Limited; origine: Cina, Hong Kong; durata: 90’


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