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Pesaro 45 - Vietato sognare - Bande à part

Pubblicato il 1 luglio 2009 da Alessandro Izzi


Pesaro 45 - Vietato sognare - Bande à part

È un anarchico invito alla disubbidienza questo Vietato Sognare di Barbara Cupisti. Perché quando ad essere schiacciati dal tallone di leggi inique sono gli sguardi dei bambini, quando ad essere dilaniati dai cingoli dei carri armati sono i giocattoli di chi l’infanzia sa solo di non averla mai avuta, la protesta è un obbligo.
Tacere è impossibile, diceva qualche tempo fa Jorge Semprùn parlando di un altro orrore, quello della Shoa, tacere è il primo e più terribile passo verso l’abitudine, l’anticamera all’abominio dell’indifferenza. Barbara Cupisti lo sa bene e, nel suo comporre questo piccolo, splendido documentario sull’infanzia violata dei bambini palestinesi (appena un controcampo ed un controcanto all’altrettanto notevole Madri) si pone come obiettivo primo ed imprescindibile quello di continuare a parlare.
Anche se le cose dette paiono sempre le stesse, anche se ci si deve scontrare contro l’arroganza di un pubblico italiano che si crede informato e che gira il capo dall’altro lato affermando che certe cose le sa già e che non vuol essere distratto dall’ultima replica di Chi vuol essere milionario, non ci si può arrendere, non ci si può fermare.
Continuare un dibattito è un dovere etico, un bisogno morale, una necessità imposta dalla civiltà. Negare spazio a questa informazione è abdicare alla propria dimensione più umana e trasformarsi in ingranaggio metropolisiano di una società che si limita a perpetuare la propria violenza.
Nel raccontare le infanzie negate dei bambini palestinesi, Barbara Cupisti riesce nel miracolo di tenersi fuori da tutte le trappole della facile retorica.
I primi piani dei suoi piccoli intervistati non hanno mai un mero valore ricattatorio nei confronti del pubblico cui sono rivolti. Non stanno lì, nel corpo del film, a dirci che se non proviamo compassione (quella generica, quella prodotta dall’effetto cucciolo, quella che non si imbeve di ideale politico tramutandosi in azione) allora siamo dei cuori di pietra. Quei primi piani stanno lì a raccontarci, a dirsi. Sono paesaggi martoriati come la terra che si riflette nei loro occhi. Sono figure che ci parlano, con la semplicità piana di un linguaggio che non ha ancora imparato le sfumature della diplomazia, quel che vuol dire vivere in un mondo che ti vuole adulto prima ancora che tu abbia imparato a startene dritto sui tuoi piedi. Sono la dimostrazione esemplare di come, a crescere a latte e violenza, non si possa che accumulare una rabbia che si sfoga tirando sassi contro carri armati, consapevoli del poco danno che si può fare eppure incapaci a smettere perché si è dimenticato anche il significato del semplice aver paura.
Anche quando accantona la descrizione dell’oggi e si abbandona, nel limpido finale, al sogno di un futuro diverso, Barbara Cupisti non si lascia trascinare dal volo retorico. Il suo linguaggio rimane piano, fermo, acuto. Le sue immagini del laboratorio teatrale per bambini palestinesi, le sue interviste a quegli uomini che cercano una risposta all’orrore nella cultura e nell’incanto del sogno che la politica ci nega, hanno il sapore delle balaustrate di brezza di Ungaretti. Sono l’utopia che vien fuori dalle parole secche di chi fino ad un momento prima ti descriveva la raffica di mitra. Ti danno il senso e la fatica di chi un futuro se lo costruisce malgrado tutto, senza lasciarti nella consolazione che a te, spettatore occidentale, non resti niente da fare perché tanto stanno già facendo tutto loro.
L’etica del documentario: il grande protagonista occulto di questa quarantacinquesima edizione del Festival del Nuovo Cinema di Pesaro è anche il sogno realizzato di Vietato sognare. Un’opera la cui visione andrebbe imposta alle nostre coscienze. Un’opera importante e necessaria.
La Rai produce, e, naturalmente, come fa sempre ormai quando ha tra le mani un’opera di indubbia qualità, mette in cassetto. A questo tentativo di rimozione noi ci ribelliamo.


CAST & CREDITS

(Vietato sognare); Regia e sceneggiatura: Barbara Cupisti; fotografia: Marc Caruso, Read Al Helou; montaggio: Francesca Mor, Massimo Ergasti; musica: Sebastian Meissner; produzione: Rai Cinema; origine: Italia, 2008; durata: 92’


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