Photographic Memory

Mettiamo una certa dose di originalità; aggiungiamo quanto basta per raggiungere un buon risultato fai da te e mescoliamo il tutto con l’idea di un documentario che ripercorra le tappe fondamentali della vita del regista e i suoi percorsi esistenziali lungo le strade della propria giovinezza e della costante scoperta della capacità di immedesimazione nella vita di un figlo. Ecco che il risultato, Photographic Memory, si presenta già dalle prime inquadrature come un piacevole e a tratti addirittura commovente album dei ricordi, in versione grande schermo, da cui attingere emozioni umanamente sentite per il vissuto proprio e per quello altrui.
Ross McElwee, uomo e regista, rivive con la macchina da presa il proprio primo grande amore con una ragazza francese, Maud, conosciuta a St. Quay-Portrieux in Bretagna all’età di circa vent’anni e incontrata di nuovo tanto tempo dopo sulla scia di un nostalgico ricordo di ciò che era stato. E ancora egli vive l’infanzia di Adrian alternata alla sua difficile adolescenza in cui la chiusura sempre più introflessa del ragazzo, dovuta al sovaccarico di mezzi tecnologici quali computer e cellulare, fa preoccupare il padre-regista della vita reale e non virtuale che il giovane sembra sperimentare troppo poco. E infine Ross McElwee percorre e ripercorre i luoghi che hanno fatto e che fanno parte del suo trascorso e del suo presente: la Francia dove conobbe Maurice, un fotografo di matrimoni che per primo gli offrì un lavoro come suo assistente; il mare della Carolina dove porta suo figlio a pesca come quando quest’ultimo era bambino; la casa di Maud che Ross trova in maniera più o meno occasionale dopo tante ricerche prive di risultato...
Ross McElwee, presente in sala durante la sessantottesima mostra del cinema di Venezia, sembra compiaciuto del proprio lavoro al termine della proiezione. Compiaciuto, forse, non solo del prodotto realizzato, accolto da un caloroso applauso da parte degli spettatori, ma soprattutto della vicinanza del figlio oggi ventunenne Adrian, il quale risulta essere non soltanto la parte preponderante del cuore paterno ma anche il vero e proprio co-protagonista del documentario. E infatti il regista afferma ciò, attraverso dichiarazioni sia programmatiche che più intimamente sentimentali. Adrian non è soltanto oggetto di grande amore da parte di suo padre ma anche stimolo a guardarsi dentro per scorrere ciò che di sensazionale ci sia nell’essere giovane due volte: la prima volta nel momento in cui la giovinezza viene offerta in modo fisiologico dalla vita e la seconda, in quella fase meno fisiologica e più interiore, del rivivere il proprio passato attraverso la crescita di un figlio.
Bella è l’idea di leggere l’ esistenza alla luce degli anni che passano, riscoprendo emozioni passate e antichi percorsi ancora forti perchè resi vividi da chi li riscalda costantemente dentro di sé arrivando a farne fonte d’ispirazione artistica mediante le infinite possibilità di esprimersi offerte dal cinema.
(Photographic Memory) Regia: Ross McElwee; soggetto e sceneggiatura: Ross McElwee e Marie Emmanuelle Hartness; cinematografia: Ross McElwee; montaggio: Sabrina Zanella-Foresi; musica: Dane Walker, DJ Flack and Charles Mingus; produzione: Marie Emmanuelle Hartness and Ross McElwee; origine: USA, Francia 2011; durata: 84’.
