Piombo Fuso - TFF 2009 - Italiana.doc

Le immagini televisive non sono più sufficienti. Il cinema è il nuovo strumento di informazione. Non si tratta di una provocazione ma di una constatazione. Non si vuole negare l’importanza della TV nella divulgazione delle notizie, però il piccolo schermo non basta più. Non basta perché non è indipendente, non basta perché è censurato, non basta perché non è capace, né si può permettere, di mostrare le vere immagini. Il documentario invece, è il mezzo coraggioso che registi coraggiosi hanno per fare vera informazione, quella sul campo, quella che mostra senza la necessità di commentare, che racconta grazie al potere dell’immagine, alla violenza della realtà. E questo è l’unico modo per raccontare una guerra, a maggior ragione una guerra che dura da sessant’anni, andando avanti a ondate e provocando un numero sterminato di vittime civili.
La macchina da presa di Stefano Savona è una delle pochissime riuscite a entrare, e uscire poi indenni, dalla striscia di Gaza durante l’ultima avanzata israeliana nei territori. La videocamera del regista è una privilegiata, ma solo per il ruolo che è riuscito a svolgere, quello di testimone di un conflitto interminabile e quindi strumento portatore di verità per chi su quel conflitto è informato soltanto dalle immagini televisive. Nessun privilegio ovviamente nel vedere la distruzione e la disperazione. Savona entra e esce dalle case bombardate, si fa raccontare da ragazzini cresciuti in fretta come si riesce ad andare avanti tra le macerie e si accosta ad adulti senza futuro che gli parlano di come invece non ci sia più la forza per continuare.
Le vite di una intera popolazione scorrono in sequenza: ci sono le ambulanze che varcano i confini con l’Egitto per provare a salvare una vita, ci sono le donne che si accalcano per ottenere i beni di prima necessità dalle associazioni umanitarie, ci sono gli uomini che maledicono Israele ed esaltano l’operato di Hamas e la Jihad, unico modo per liberare la propria terra, ci sono famiglie diventate in pochi minuti gruppi di profughi, ci sono fuggiaschi che cercano di salvarsi attraverso tunnel sotterranei scavati a decine di metri di profondità per varcare i confini in maniera clandestina. E soprattutto non c’è commento, non ci sono parole in italiano che provano a raccontare, proprio perché non è necessario aggiungere una voce non originale accanto a quelle dei protagonisti di questa drammatica storia.
Savona realizza un film difficile, lento, doloroso, con lunghi silenzi e immagini crude. Non un film per tutti. Ma è di fondamentale importanza il suo lavoro, la sua presenza, la presenza della sua macchina da presa. Ciò che fa vedere è ciò che il mondo dovrebbe vedere, ciò di cui gli uomini politici che hanno il potere di fermare il conflitto dovrebbero tener conto. Invece i rappresentanti del governo israeliano inventano storie sull’assenza di vittime civili, sui bersagli strategici per la sconfitta del terrorismo di matrice islamica. La realtà è un’altra, e solo grazie a film come questo è possibile venirne pienamente a conoscenza.
(Piombo Fuso); Regiaefotografia: Stefano Savona; montaggio: Marzia Mete; suono: Stefano Savona; musica: Massimo Zamboni; produzione: Pulsemedia; origine: Italia, 2009; durata: 80’.
