Porto mio fratello a fare sesso

I misteri della distribuzione italiana sono a dir poco infiniti, ma la via che viene imboccata dai geni del marketing nostrano per cercare di lanciare una nuova pellicola che si prevede di poco richiamo è sempre una sola: l’ammiccamento alla goliardia, al sesso, al volgare. Quando un film non ha caratteristiche di forte commerciabilità la soluzione finale, per fargli recuperare qualche punto al botteghino, sembra, allora, essere sempre quella di trasformare, almeno nelle apparenze, il nuovo prodotto in una sorta di clone stanco dei vari Vacanze di Natale. In questo modo i protagonisti di una pellicola come Shaolin Soccer finiscono per parlare in romanesco come la “sincera” Floriana trionfatrice del Grande fratello (del resto tutto il mondo è paese e tutte le strade portano a Roma). E sempre per questo un titolo (sicuramente goliardico) come Van Wilder si trasforma come d’incanto in Maial College e un’opera come il film di cui scriviamo perde il suo enigmatico appellativo di Mein Bruder, Der Vampir (trad. Mio fratello, il vampiro) per assumere quello ben più ammiccante di Porto mio fratello a fare sesso. Titolo assurdo perché del sesso promesso se ne vede davvero poco, mentre per lungo tempo la macchina da presa insegue le disavventure di Josh, un ragazzo down che sta per compiere trent’anni e che se ne va in giro con un paio di canini di plastica ed un mantello in perfetto stile Christopher Lee dichiarando a tutti di essere il vero principe delle tenebre. Fatto sta che, almeno di giorno, il novello transilvano lavora, come inserviente, in un magazzino, vive, con tanto di mamma, sorella e fratello maggiore in un appartamento che non è poi molto più grande di un loculo e, onta delle onte per un aspirante succhiasangue, è ancora vergine. Il vero problema esistenziale sorge, comunque, nel momento in cui il giovane butta l’occhio su Nadine, la ragazza del fratello di cui si innamora con conseguenti problemi edipici. Con piglio leggero e garbato, il film non si pone alcun intento scandalistico, ma cerca, entro certi limiti, di proporsi come simpatica e spassionata disamina dei turbamenti del corpo e della mente. Attraverso la visione partecipe dei palpiti sentimentali dei vari personaggi (non solo quelli di Josh, ma anche le ansie e le difficoltà nel gestire le situazioni da parte del fratello maggiore, o le inquietudini della sorellina teen ager) il regista compie una ricognizione a tratti molto efficace sulle difficoltà di vivere in famiglia. Più solare delle scorribande mucciniane su tema analogo (Ricordati di me), il film evita accuratamente tutto ciò che il regista romano avrebbe posto al centro della propria visione (vale a dire facile scurrilità e ammiccamenti eccessivi alla sfera sessuale) per cercare di raggiungere un’inarrivabile levità mozartiana anche laddove le situazioni precipitano verso l’incesto. Nessun tono facilmente assolutorio pervade, come in Muccino, le immagini, ma si respira ovunque il senso di una sincerità che disarma chiunque si appressi alla pellicola con sguardo eccessivamente censore. Ma il sesso raccontato nel film è alla fine inserito in un contesto ben più problematico dove si affaccia incredibilmente una visione tutt’altro che banale della vita quotidiana. Le vicende giornaliere dei personaggi sono, perciò proiettate sullo sfondo di scenari d’apocalisse banale con agglomerati architettonici di condomini spesso invivibili e parchi giochi polverosi in una gestione degli spazi e delle geometrie incredibilmente attenta a trasformare gli scenari in potenti motori drammaturgici. Gli interpreti ottimamente funzionali fanno la differenza in una pellicola che solo nella parte centrale perde il nerbo e rischia la maniera. Ma il pubblico italiano come può reagire di fronte ad una pellicola il cui obiettivo non è certo la facile risata? Obbligato a pensare a ciò che vede come può rispondere il nostro disabituato spettatore medio? Certo è che nelle quattro sale in cui il film è in programmazione, nonostante il cambio del titolo, non ci sono certo code da capogiro.
(Mein Bruder, Der Vampir); regia: Sven Taddicken; sceneggiatura: Matthias Pacht; fotografia: Daniela Knapp; montaggio: Jens Klüber; musica: Putte; interpreti: Roman Knizka, Hinnerk Schönemann, Marie-Luise Schramm, Julia Jentsch; produzione: GAMBIT, Teamworx, SWR Baden-Baden, Bayerischer Rundfunk; origine: Germania 2002; distribuzione: Sharada
[maggio 2003]
