X

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicit‡ in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di pi˘ o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Chiudendo questo banner, invece, presti il consenso allíuso di tutti i cookie



Posti in piedi in Paradiso

Pubblicato il 3 marzo 2012 da Antonio Valerio Spera
VOTO:


Posti in piedi in Paradiso

Carlo Verdone ha un grande pregio: quello di saper offrire sempre qualcosa di nuovo sullo schermo. Autore camaleontico quanto lo è da attore, il regista romano è passato con disinvoltura dalla commedia romantica a quella più cinica, da quella costruita quasi interamente sulla sua galleria di personaggi a quella più di stampo malinconico, dalla commedia sociale alla comicità pura che lo vede mattatore indiscusso. Verdone nella sua carriera ha portato avanti un percorso artistico personale che non l’ha visto quasi mai uguale a se stesso, che l’ha visto pian piano maturare sempre di più, intraprendere strade inaspettate, crescere insieme al suo pubblico. A differenza di altri suoi colleghi che negli anni non sono mai riusciti a rinnovare il proprio repertorio, cercando di fidelizzare il pubblico con le solite storie e la ripetizione ininterrotta dei consueti plot narrativi, il comico nato artisticamente nella bottega dei teatri off romani e rivelatosi al grande pubblico grazie al programma televisivo Non stop ha sempre amato le sfide, con coraggio ed inventiva. Ecco perché non ci stupiamo di fronte a Posti in piedi in Paradiso, ultima sua fatica cinematografica. Il tema è attualissimo: quello dei padri separati. Un argomento che dunque porta al suo interno la drammaticità della crisi economica, ma anche l’incertezza e lo sbandamento morale di un’Italia che, come spesso ci ha mostrato lo stesso autore nella sua filmografia, ha gradualmente perso il valore sociale della famiglia. Una sfida artistica complessa, quindi, e anche rischiosa, ma vinta pienamente dall’autore romano.
La forza del film è quella del miglior Verdone: la semplicità. Che non sta, però, come nella maggior parte delle ultime commedie italiane, per banalità e prevedibilità, anzi: dietro la semplicità verdoniana c’è un lavoro minuzioso, uno studio accurato della realtà, una riflessione profonda dell’oggi che sa esprimersi sullo schermo senza intellettualismi e senza presunzione. Il racconto di Verdone è diretto, esplicito, privo di complicati sottotesti nascosti. Il suo talento maggiore come autore, regista e attore è qui espresso nel migliore dei modi ed è quello di accompagnare con leggerezza lo spettatore in un’analisi mai buonista dell’Italia contemporanea. Non chiede sforzi al suo pubblico, non pretende la ricerca in profondità di ermetici significati. La profondità di Posti in piedi in Paradiso si scopre da sola: la miseria, la tristezza, la malinconia che animano il racconto si palesano automaticamente allo spettatore dopo ogni battuta, dopo le gag e gli sketch più divertenti. Mentre si ride già si è pronti all’avvertimento del contrario, alla presa di coscienza, alla constatazione che ciò che ci appare totalmente esilarante è in realtà di natura opposta. Ci troviamo di fronte ad una tragicommedia perfetta in tutti i suoi elementi, nei tempi, nella costruzione narrativa, nella delineazione dei personaggi, nell’equilibrio tra comicità e amara riflessione sociale. Un’opera che rispecchia le problematiche del presente con la giusta dose di ironia, senza emettere giudizio ma solo e soltanto con il puro desiderio di raccontare. Il regista-attore, attraverso una messa in scena essenziale che a tratti ha la forza della teatralità (vedi i dialoghi tra i tre protagonisti nell’appartamento o i “siparietti” tra Verdone e la Ramazzotti, rappresentati il più delle volte attraverso l’occhio di una macchina da presa fissa che lascia esplodere la straordinaria chimica tra gli interpreti) e a tratti la freschezza della vignetta satirica, ci mostra un’Italia allo sbando, quella della crisi economica, che guarda nostalgicamente al passato senza cercare concretamente una soluzione per il futuro. Un’Italia mentalmente e moralmente vecchia che però, come mostra l’emozionante parte finale della pellicola, ritrova la speranza nelle nuove generazioni, nei figli, in chi una vita propria deve ancora costruirsela.
Si ride molto, si assiste ad un grande spettacolo, si gode di ottimo cinema. Ed in più si apprezzano le performance dei protagonisti: Pierfrancesco Favino, in un ruolo completamente diverso dai suoi precedenti, è la perfetta spalla per i suoi colleghi; Micaela Ramazzotti esplode di bellezza, spontaneità e leggerezza; Marco Giallini si conferma uno dei migliori attori italiani e ci ricorda molto i grandi mattatori della commedia all’italiana; ed infine Carlo Verdone, notevole per sfumature e cambi di tono, punta molto sulla sottrazione e ci regala una delle sue migliori interpretazioni di sempre. Se esiste un paradiso della commedia italiana, a lui, Verdone, un posto gli spetta di diritto, come autore e come attore. Ma non un posto in piedi. Una poltronissima fa al caso suo.


CAST & CREDITS

(Posti in piedi in Paradiso) Regia: Carlo Verdone; sceneggiatura: Carlo Verdone, Pasquale Plastino, Maruska Albertazzi; montaggio: Antonio Siciliano; fotografia: Danilo Desideri; interpreti: Carlo Verdone, Marco Giallini, Pierfrancesco Favino, Micaela Ramazzotti, Diane Fleri, Nicoletta Romanoff, Nadir Caselli; produzione: Filmauro; distribuzione: Filmauro; durata: 119’.


Enregistrer au format PDF