Proof

La contaminazione tra la razionalità del ragionamento matematico e le derive della psiche umana, vulnerabile e esposta alla furia delle emozioni, è il tema della commedia teatrale di David Auburn, che ha trovato la trasposizione per il cinema, un linguaggio che da sempre si interroga sul rapporto tra materialità e astrazione. L’astrazione è qui data dalle teorie matematiche elaborate da un geniale professore universitario che una degenerante malattia neurologica ha condotto gradualmente alla pazzia; La materialità è invece espressa sul volto e sul corpo dimessi della figlia che si è spenta a poco a poco accudendolo nel suo lento declinarsi e nella perdita della forza del pensiero. Questa struttura a incastro crea un gioco di scatole cinesi dove l’esistenza, la prova del rapporto tra questi individui-la presenza rassegnata e dolente della figlia contro l’enigma e l’inafferrabilità del padre-emerge come lo svelamento di un giallo dell’interiorità dove la soluzione del problema sta nella consapevolezza di ciò che si è perduto, più che nella spiegazione di una formula matematica. Ora questa materia così ricca e vibrante è andata a chiudersi nel guscio della grigia e rassicurante gabbia visiva di John Madden, dalla quale è difficile evadere, prendere il volo per l’insondabile fondale di una visione alternativa allo schema campo-controcampo, ma in cui si poteva facilmente smarrire il senso di spaesamento, inadeguatezza, precarietà che pervade le rarefatte atmosfera di tutta la vicenda. E invece Hopkins e la Paltrow vengono sottratti alla patina di gigioneria e glamour e riportati ai minimi termini di un padre e una figlia che si appartengono oltre la superficie del monotono realismo delle immagini e si mantiene almeno quell’idea che tutto stia per crollare sotto i piedi della protagonista, anche se non si osa mai mettere a repentaglio l’equilibrio della solida struttura teatrale e la morte, la malattia, il disagio sono annacquati, ripuliti, confezionati con il pan di zenzero, seppur è apprezzabile un certo lavoro di sottrazione e misura insoliti per chi è così facilmente vittima della leziosità e della carineria dello sguardo. Forse Madden si sarà spaventato davanti al modo deviante e disturbato in cui si guardano dall’interno quel padre e quella figlia, preferendo tenere la mdp sulla linea di confine che separa l’illustrazione dall’immaginazione dell’emotività.
[Settembre 2005]
Regia: John Madden; Sceneggiatura: David Auburn, Rebecca Miller; Fotografia: Alwin H.Kuchler; Musica: Stephen Warbeck; Interpreti: Gwyneth Paltrow, Anthony Hopkins, Hope Davis,Jake Gyllenhaal, Anne Wittman; Produzione: Josh Hart, Robert Kessel,Alison Owen, Jeff Sharp per Miramax Films
