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Radici all’inferno e rami nel cielo

Pubblicato il 5 settembre 2011 da Annalaura Imperiali


Radici all'inferno e rami nel cielo

Picchia la musica di Radici all’inferno e rami nel cielo, picchia con un ritmo disordinato e scatenato come la vita di chi insegue una passione viscerale tra gli ostacoli e la carenza delle grandi possibilità, che non vengono di certo offerte dalla Napoli del dopo-guerra.

Il cantautore napoletano Enzo Gragnaniello, protagonista della terza opera del regista Carlo Luglio, cavalca la cresta dell’onda in Radici all’inferno e rami nel cielo facendosi attore, presentatore ufficiale e cantastorie della propria vita e della propria esperienza musicale che comincia anni addietro quando egli, varcata da poco la soglia dei vent’anni, esordisce come membro di un gruppo con il quale crescerà sotto il profilo sia umano che artistico.

Ma questo non basta: Radici all’inferno e rami nel cielo si muove sinuosamente lungo le curve dell’ultimo settantennio di vita partenopea, raccontando tra le note di una musica che “sceglie chi la deve rappresentare” una Napoli dai sapori salmastri dei luoghi accanto al mare e dai bassi che sfoggiano con orgoglio quasi patriottico i panni stesi tra una finestra e l’altra. Ed Enzo Gragnaniello, nel suo percorso musicale ed esistenziale che costeggia l’anima più verace, avvolgente e irrefrenabile di questa Napoli dai mille colori, incontra non solo gli amici con cui condivide dedizione musicale e ricordi, ma anche personaggi di spicco come l’attrice e produttrice cinematografica Ida Di Benedetto.

I luoghi scelti da Carlo Luglio per ambientare questa piccola odissea del sound? Vicoli, antichi anfiteatri, monti a picco sul mare, stanze chiuse in cui Enzo Gragnaniello e il suo gruppo si riuniscono per dare vita alla loro arte. E i tempi? Misti e inframezzati, sono quelli di un Enzo ormai grande e affermato, che ripercorre il passato e vive il presente, e quelli di un Enzo piccolo, la cui infanzia e la cui prima adolescenza sono testimoniate da un giovane attore dall’aria innocente e da stralci di filmati d’epoca che documentano la povertà e al contempo la ricchezza di un popolo dalle poche risorse offerte e dalle infinite risorse create dalla sua stessa capacità inventiva.

E questo è interessante: i suddetti stralci di filmati d’epoca integrano e arricchiscono Radici all’inferno e rami nel cielo con le firme d’autore che portano (Luigi Comencini, Roberto Rossellini, Ermanno Olmi, Liliana Cavani) e con gli spaccati di neorealismo italiano di cui si fanno portavoce e in cui affondano le loro radici.

Le musiche, cantate e suonate come melodie a metà tra il suono tipicamente locale e il battito cadenzato di un folk tendenzialmente spagnoleggiante, popolano Radici all’inferno e rami nel cielo, impregnandolo dell’ardore carico e vivido del mondo mediterraneo e facendo calare lo spettatore in un’atmosfera dialettale così stretta da essere quasi incomprensibile a parole e avvicinabile, quindi, solo con l’anima che va “a truvà a’ pace…”.

-  “Tonì ma aropp’ tutt’ stu viagg’ che ‘amma fatt’, l’anema a ro’ sta?
-  Enzo ma secondo te l’anema ‘a trovamm’ n’ terra? Noi c’avessem’ a’ imparà a sta’ nu poc’ zitt… Troppe parole, basta co ‘ste parole…
-  E’ ‘o ver’, Tonì.”

Troppe parole di troppo: ecco il nocciolo della questione. Lasciando che la musica parli molto più e molto meglio di quanto noi spesso sappiamo fare, Radici all’inferno e rami nel cielo costella il nostro panorama visivo, individuale e collettivo, di nuovi sensi e di nuovi significati, molto al di là della comunicazione verbale e molto più vicini alla verità più intima che si cela in chiunque possa dirsi uomo.


CAST & CREDITS

(Radici all’inferno e rami nel cielo) Regia: Carlo Luglio; fotografia: Francesca Amitrano; montaggio: Davide Franco; musica: Enzo Gragnaniello; interpreti: Enzo Gragnaniello, Ida Di Benedetto, Maria Luisa Santella, Tony Cercola, James Senese, Riccardo Veno, Enzo Moscato, Franco Del Prete; produzione: Gaetano Di Vaio e Pietro Pizzimento; distribuzione: Figli del Bronx; origine: Italia, 2011; durata: 58’.


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