Regali da uno sconosciuto - The Gift

Ampie superfici sulle quali riflettersi e riflettere. Finestre attraverso le quali guardare, guardarsi - dentro anche? - ed essere guardati, osservati.
Una giovane coppia, chiusa nel suo nucleo famigliare e nella probabile radiosità del futuro che la attende al varco, dentro una casa che è dimora di un ancora fresco calore coniugale e di un’ascesa lavorativa ed economica da American Dream piccolo borghese. Tutte intorno quelle ampie superfici vetrate circondano la coppia come un acquario che protegge i propri pesciolini, sostendendoli nella leggerezza di un’esistenza felice e probabilmente ovattata. Ma dietro di loro il Passato, che tornerà nelle vesti di Gordo (Joel Edgerton), ex compagno di classe alle superiori di Simon (Jason Bateman), casualmente ritrovato vent’anni dopo: il primo divorziato pare, l’altro sposo di Robyn (Rebecca Hall). Un conoscente che non vede dai tempi della scuola e che inizialmente Simon non riconosce, quasi nemmeno ricordandosene. Ma che subito accetterà di ospitare almeno per una cena. Compagnia e ospitalità che Gordo si sentirà in dovere di ringraziare tramite vari regali. Presto, però, i due coniugi considereranno particolarmente strani, oltre che degni di essere canzonati, taluni tratti della personalità di quell’uomo, un tipo che appare dimesso, fuori posto e problematico anche. Tanto da spingere Simon a intimargli di uscire dalle vita sua e di Robyn.
Diventiamo noi da adulti ciò che siamo sempre stati, quali siano gli avvenimenti che la vita ci ha posto di fronte? O diventiamo quello che i nostri genitori ci hanno insegnato ad essere? Ancora: tendiamo a dimenticare il Male che abbiamo fatto agli altri ben più di quello che abbiamo subìto? Chi è la vittima? Chi il carnefice? E tali rapporti di forza possono variare nel tempo?
Regali da uno sconosciuto rappresenta l’esordio dietro la macchina da presa per Joel Edgerton, qui anche deuteragonista. La sua è una messa in scena asettica, per un progetto che in ogni caso di spunti interessanti dal punto di vista puramente concettuale ne offre. Un film che è apparso essere stato costruito con le migliori intenzioni, alquanto pensato, ove l’organizzazione del cast principale, il suo modo di recitare, si rifà all’impianto generale dell’opera, costituendo la parte prevalente della forma filmica che esprime i concetti alla base del progetto dell’autore.
Pian piano, però, The Gift comincia sempre più a deludere, in particolare a causa della recitazione dello stesso Edgerton e di Rebecca Hall, figure troppo di contorno, rispetto a un apprezzabile Jason Bateman, il quale riesce nel far lentamente trapelare la natura più nascosta del suo personaggio, in un gioco di rimandi tra presente e passato che hanno il suo antagonista come punto focale e causa scatenante di un susseguirsi di eventi che assumeranno il profilo di una diga che crolla in modo inarrestabile.
Nonostante ciò il tutto non sa suscitare reali sorprese. Anche i colpi di scena, presi nel loro insieme, forniscono presto una sensazione di stanca; seppure, in ogni caso, il finale risulti beffardo e interessante nel suo ribaltamento e nella sua ambiguità, conclusione comunque degna per una pellicola che ha fatto proprio l’argomento della falsità che si nasconde sotto la superficie del visibile.
(The Gift); Regia e sceneggiatura: Joel Edgerton; fotografia: Eduard Grau; montaggio: Luke Doolan; musica: Saunder Jurriaans e Daniel Bensi; interpreti: Jason Bateman (Simon), Rebecca Hall (Robyn), Joel Edgerton (Gordo), Allison Tolman (Lucy), Tim Griffin (Kevin ’KK’ Keelor), Busy Philipps (Duffy), Beau Knapp (Detective Walker); produzione: Blue-Tongue Films, Blumhouse Productions; distribuzione: Koch Media; origine: Australia e Usa, 2015; durata: 108’; web info: Sito ufficiale italiano, Pagina Facebook italiana ufficiale.
