Robinson Crusoe

Ci riprova il belga Ben Stassen, insieme a Vincent Kesteloot stavolta, con un’altra favola ecologica. Autore tra gli altri, di Le avventure di Sammy, il suo maggior successo in termini di critica e pubblico. La storia della tartarughina che viaggia nel mare per anni alla ricerca del suo amore, scoprendone le bellezze ma anche le catastrofi causate dalla mano dell’uomo, pur inserendosi nella buena onda di Nemo, per ambientazioni e struttura principale, rimane ben lontana dalla complessità del capolavoro della Disney Pixar. Tuttavia la delicatezza del personaggio e l’allure “verde” ne fanno un ottimo prodotto per i più piccoli (seguito da un meno efficace e più confuso seguito, due anni dopo).
Stavolta lo spunto narrativo della storia marittima è il mitico personaggio Robinson Crusoe nato dalla fantasia di Daniel Defoe. Delle sorprendenti avventure raccontate nel romanzo dei primi del ‘700, rimane la storia del naufragio e qualche riferimento vago (il pappagallo ad esempio, che farà amicizia con Crusoe si chiama Martedì; Venerdì invece era l’indigeno che nel romanzo Crusoe prendeva con sé, insegnandogli l’inglese e la Bibbia).
Lo stravolgimento della storia consiste soprattutto nell’individuazione del punto di vista della narrazione, nel film di Stassen e Kesteloot, in quello degli animali: da un lato quelli in qualche modo antropizzati - incattiviti (i gatti), impauriti (i topi), talvolta amati (il cane) - che abitano le navi su cui viaggiano gli uomini, siano essi mercanti o pirati. Dall’altro, quelli selvaggi che abitano in pace e spirito solidale l’isoletta.
Il film usa come pretesto la storia di Crusoe per raccontare ai bambini la forza dello spirito di gruppo e l’arricchimento che deriva, non senza difficoltà, dall’accogliere la diversità. Una specie di maiale selvatico molto femminile, una capra miope, un tenero riccio, un uccellino esotico, un camaleonte e il pappagallo curioso - che sembra incarnare l’alter ego animalier di Crusoe, ben più teso alla scoperta di nuovi mondi rispetto alla versione umana - danno vita a un’armata Brancaleone goffa e divertente. Più che spirito di corpo, fame nera e avidità pervadono invece il branco di gattacci spelacchiati che si contrappone in breve tempo alla banda della giungla della quale Crusoe entra a far parte.
Il gruppo di gatti è sgradevole e cattivo a un certo livello per un film di animazione per bambini (persino i cuccioli sono terribili!).
Come nella più classica tradizione favolistica queste diverse forme di socialità tra animali rappresentano strutture e dinamiche presenti nelle comunità umane. L’aspetto della relazione tra essere umano e elemento selvaggio, tra uomo e bestia passa in secondo piano, così come gli elementi della scoperta, della fiducia nell’ingegno e della volontà di conquistarsi ciò che oggi definiremmo benessere, fondamentali nel mito crusoeiano dell’uomo (quello inglese in particolare), sempre più convintamente al centro dell’universo e deciso a sottomettere a sé stesso e a una conveniente legge di Dio gli altri: miti moderni di straordinaria potenza evocativa, di cui oggi conosciamo gli irreparabili danni nei confronti dell’ecosistema in cui viviamo e dell’umanità stessa.
E i registi lo sanno: questo Crusoe è totalmente in balia della natura che lo circonda, sia essa benigna o maligna, quello che può fare è, compatibilmente con la sua imbranataggine, compensata da un animo fondamentalmente gentile, schivare il destino e mettersi in ascolto di voci semplici e di grande saggezza che non può comprendere ma che, per sopravvivere, deve senza dubbio provare ad ascoltare.
(Robinson Crusoe); Regia: Ben Stassen, Vincent Kesteloot; produzione: StudioCanal, Wave Pictures Film;distribuzione: Notorious Pictures; origine: Belgio, 2016; durata: (esempio) 90’
