Romanzo Criminale 2 - Conferenza stampa

E’ stata presentata alla stampa presso il cinema The Space di Piazza della Repubblica la seconda stagione di Romanzo criminale. A presenziare all’evento i vertici di Sky e Cattleya e tutto il cast artistico e tecnico della serie.
Andrea Scrosati (vice presidente Sky - cinema e intrattenimento) – Il progetto di Romanzo Criminale è un perfetto esempio di quello che è l’approccio di Sky verso le produzioni originali. Naturalmente è un progetto che abbiamo fatto con un partner d’eccezione quindi prima di dire qualche altra cosa vorrei ringraziare Cattleya perché sono padri di Romanzo Criminale. Come sapete è qualche anno che Sky ha deciso di produrre fiction originale e come sapete questo è un investimento che sia affianca ad altri investimenti che facciamo nel mercato culturale del paese. Forse è utile ricordare che in Italia, solo nell’ultimo anno, abbiamo investito circa un miliardo di euro. Di questi 100 milioni nell’industria cinematografica italiana e 150 nella produzione di programmi originali. Per quanto riguarda la produzione originale abbiamo scelto di concentrare i nostri sforzi su prodotti come Romanzo. Il primo obiettivo che abbiamo è quello di offrire ai nostri abbonati qualcosa che pensiamo sia unico e irripetibile. A volte è possibile avere non solo un obiettivo ma anche qualcos’altro in campo. Credo che in questo caso il nostro sia quello di cercare di arricchire il linguaggio, lo stile della fiction italiana. Credo che questo posizionamento non aiuti soltanto Sky ma aiuti a far crescere nuove professionalità artistiche. Tutti voi concorderete con me che il cast di Romanzo criminale è un perfetto esempio di questo processo ma credo anche che questo si possa estendere alla produzione, al marketing. Uno dei motivi di orgoglio per noi riguarda il fatto che non soltanto Romanzo criminale sia diventato un grosso successo in Italia ma che sia diventata anche una delle serie televisive più vendute all’estero di tutti i tempi. Romanzo criminale oggi viene distribuito in oltre 40 territori e questo lo colloca tra le migliori best practice del nostro mercato. Inoltre il successo non si è limitato soltanto alla distribuzione ma si è trasformato anche, dove è già andato in onda, in un successo di critica e di pubblico. Qualcosa che ci ha reso fieri.
Nils Hartmann (direttore Sky cinema) – Noi quando facciamo le riunioni editoriali, quando parliamo di produzione, tante volte facciamo riferimento a modelli americani come Dexter, Mad Men. Alle serie di qualità che tutti noi conosciamo. Questa è una serie tutta italiana (anzi, anche un po’ romana) prodotta da una casa di produzione italiana, con maestranze, tecnici italiani. Quindi essere riusciti a venderla in così tanti territori è secondo me un motivo di grandissimo orgoglio. Il riferimento ora non è solo “ la serie di Hbo” ma anche Romanzo criminale è un riferimento. Credo che gli ingredienti della prima stagione siano stati la ricerca di qualità e l’attenzione spasmodica al dettaglio. Non abbiamo accettato compromessi, abbiamo scelto una strada e l’abbiamo portata fino in fondo. E’ il frutto di una passione per il prodotto a tutti i livelli, da chi recita ai tecnici, da chi fa produzione a chi fa i trailer e confeziona la comunicazione di questa serie. Credo che trasportare questi elementi nella seconda serie sia stata la nostra più grande sfida. Naturalmente rispetto alla prima c’è un’aspettativa maggiore, in quella il pubblico non sapeva bene cosa aspettarsi, non conosceva gli attori. La sfida della seconda era quindi reggere il tiro della prima e credo che ci siamo riusciti. Credo che il regista sia riuscito a portare la tecnica e lo stile narrativo della prima nella seconda stagione, con i cambiamenti dagli anni settanta agli anni ottanta. Alla fine rivedendolo tutto sembra davvero un film in ventidue puntate. Ha un linguaggio, una sua narrativa, uno stile unico. Per reggere le dieci puntate della seconda in termini di scrittura c’è stato un lavoro accurato che ha permesso allo spettatore di mantenere sempre alta l’attenzione sulla dinamica tra i personaggi principali.
Riccardo Tozzi (presidente Cattleya) – Siccome siamo alla fine di questo Romanzo criminale è necessario fare qualche considerazione più generale. Romanzo criminale è stato prima di tutto il bellissimo libro di Giancarlo, un libro completamente nuovo come approccio a questo tipo di modelli, un libro del tutto innovativo. Non un libro dalla parte dell’indagine, del poliziotto o dalla parte della legge ma dalla parte della strada ed è questo quello che ci siamo portati avanti in tutte le successive applicazioni e sviluppi. Un libro che segna quindi una novità all’interno di un fenomeno che è già un grande fenomeno ovvero la grande produzione di romanzi italiani e il grande consumo di questi romanzi. Poi c’è stato il film, anch’esso ha rappresentato qualcosa di completamente nuovo e inedito per l’Italia perché è un gangster movie come non si faceva in Italia da tanti anni ma con un connotato nuovo, cioè con la capacità attraverso il genere di guardare anche alla storia del paese, alla storia degli anni ‘70, ‘80, vista ancora una volta dalla strada. E poi l’altra sfida è stata la serie. Riuscire a portare questo livello di innovazione in televisione era la cosa più difficile ed è stata possibile solo grazie all’intervento di Sky. Anche sul terreno della televisione Romanzo criminale è stato un prodotto rivoluzionario, un fenomeno assolutamente nuovo, nuovo per stile. E’ come un film d’autore e al tempo stesso è completamente seriale, ha i meccanismi della narrazione televisiva però al tempo stesso ha tutta l’intensità, il calore, il colore del film. Siamo davanti a un grande fenomeno di cui siamo felici di essere gli scatenatori. E’ un operazione culturale che dice molto anche sul paese, sul fatto che comunque c’è una grandissima vitalità culturale che riesce a generare una produzione di prim’ordine. E questa ha un grosso consumo, c’è una grande domanda di prodotto culturale italiano. Questo deve essere un incoraggiamento a chi ha voglia di fare e di fare bene. Questa è la dimostrazione del fatto che anche in un contesto bloccato come quello italiano se ci si muove lo spazio si trova perché c’è la gente che ti segue. Anche la televisione può essere all’improvviso qualcosa di diverso da quello che vediamo tutte le sere. Il quarto terreno da prendere in considerazione è poi il marketing di Romanzo criminale. E’ come se fosse un altro film. E’ un prodotto a parte. Oltre a libro, film e serie c’è il marketing che ha una vita a sé e che consumiamo in un ulteriore stadio di questa storia.
Stefano Sollima (regista e showrunner) – In questa seconda serie cambia un po’ tutto, ci lasciamo alle spalle gli anni ‘70 che erano anni cupi, delle tensioni sociali e del terrorismo e passiamo agli anni ‘80 che sono decisamente più scintillanti e dominati dalla ricerca di denaro e di successo. Sono anni storicamente più superficiali che però rappresentano un fondo, un mood economico e sociale su cui innestare una seconda parte del racconto che ha come tema l’arricchimento e i soldi. Gli stessi soldi che nella prima serie facevano da collante per il gruppo e che ora diventano il terreno dello scontro. E quale epoca migliore degli anni ‘80 per rappresentare tutto questo, dove si passa dal bianco e nero dei democristiani al colore delle tv commerciali. Cambia tutto.
Giancarlo De Cataldo (autore e supervisore) – Sono il papà di Romanzo criminale, un papà che assiste al compiersi del ciclo di un figlio che si distacca e se ne va per conto suo. Mai come in questa seconda serie il figlio se ne va per conto suo. Arrivano fidanzate che non erano previste nel libro, cambiano in modo spudorato il set up delle fidanzate che già conoscevamo, reinventano fantasmi di quelli che non ci sono più, danno spessore e corpo a quelli che già ci sono e tutto con la complicità del “padre” che fa un passo indietro. La seconda serie è una parabola che ha qualcosa di tragico, che enfatizza la drammaticità della prima serie. La guardino soprattutto quelli che hanno criticato il presunto feeling con il male, la presunta esaltazione dei carnefici che c’era nella prima serie. Io ho sempre detto che i conti si fanno alla fine. Dal mio punto di vista è una meravigliosa avventura.
E quindi c’è anche il Libanese. Ma ci sei o non ci sei in questa seconda serie?
Francesco Montanari (Il Libanese) – Sì qualcosa c’è, faccio il fantasmino coscienza di un personaggio in particolare che non svelo. Io vorrei ringraziare tutti per questa esperienza. E’ stata un grandissima crescita sia come persona che come professionista incontrare tutti voi.
Vi rendete conto di aver costruito qualcosa che va oltre, come siete riusciti a creare questa alchimia tra attori e personaggi?
S. Sollima – Questa è una cosa che ha sorpreso anche me. Tu quando lavori ad un progetto intanto non dovresti neanche pensare al risultato finale in termini di pubblico perché faresti un errore. E’ stata una grande sorpresa che è andata, credo, oltre le aspettative di tutti. E’ una cosa che nessuno di noi si aspettava e soprattutto che nessuno di loro (gli attori) pensava potesse avvenire. E’ un fatto di cui bisogna essere felici. E’ come se la creatura fosse andata oltre. Una volta fatta camminare ha cominciato a fare un percorso che non era neanche lontanamente immaginabile.
G. De Cataldo – C’era un grande scrittore inglese Somerset Maugham che iniziava le sue conferenze in questo modo: “Signori ci sono tre ingredienti che garantiscono sempre il successo di un’opera d’arte”. Poi si sedeva, si toglieva gli occhiali. “Sfortunatamente nessuno li ha ancora scoperti”. Noi li abbiamo incrociati ma sfortunatamente ancora non abbiamo capito quali sono.
Vinicio Marchioni (Il Freddo) – Sicuramente senza la prima serie non sarebbe successo, nel senso che ognuno di noi ha fatto molti film dal 2008. Mi ricordo che due anni fa alla prima conferenza alla Casa del cinema non ci conosceva nessuno. Tutti si domandavano: “Ma tu chi sei, che fai, da dove vieni e soprattutto… che vòi? (in romanesco)”. La carriera di ognuno da questo progetto in poi ha preso una piega che nessuno di noi si aspettava. L’identificazione sicuramente c’è però se tra quarantacinque anni Vinicio Marchioni verrà ricordato anche solo per aver interpretato questa cosa io sono contentissimo e ci metto la firma.
Mi interessava l’aspetto della scrittura. Rispetto a tutti i figli questo di sicuro è il più difficile, quello che ha richiesto una fase di riscrittura, di ripensamento maggiore anche rispetto alla prima serie. Quindi non solo lo sforzo dell’adattamento televisivo ma anche lo sforzo di una seconda serie che chiaramente pone dei problemi ulteriori.
Daniele Cesarano (sceneggiatore) – E’ difficile entrare senza svelare le cose. Però posso dirvi che Romanzo criminale 1 è stata da un punto di vista professionale l’esperienza più semplice della mia vita perché la prima parte di quel libro andava semplicemente divisa per pezzi. Ovviamente è un racconto chiuso quello, è una parabola di una banda. La seconda parte di Romanzo Criminale è stata invece una delle cose più complicate della mia vita. Per vari motivi. Una cosa è raccontare l’ascesa e la parabola di un gruppo di ragazzi e una cosa è raccontare il disfacimento di questa banda. Riuscire a tenere insieme degli elementi molto forti del libro come la dimensione ironica è stato complicato. Io ho sempre ritenuto che Romanzo criminale sia molto divertente, ma anche divertente da vedere, molto buffo. In Romanzo criminale 2 abbiamo cercato di salvaguardare questa cosa ma proprio la dimensione tragica del finale ce l’ha un po’ impedito. Noi abbiamo pesantemente tradito alcuni snodi fondamentali del libro. Il fatto che Giancarlo De Cataldo lo abbia accettato è straordinario.
Marco Chimenz (produttore Cattleya) – Noi abbiamo scelto Romanzo criminale sin dall’inizio (dalla prima asta sul libro) perché noi maschiacci di Cattleya eravamo affascinati da questo universo. Quello che è del tutto misterioso però è capire come una giovane signora di Manhattan, New York (si parla del produttore delegato Gina Gardini) sia riuscita per 22 ore ad entrare completamente nella mentalità di questi banditi come se fosse una ragazza di piazzale della Radio. E’ una cosa molto misteriosa. Noi continuiamo a chiederci come sia potuto succedere però in effetti il risultato, soprattutto “americano”, della serie è dovuto senza dubbio a Gina.
Da un punto di vista di connessioni politiche nella storia italiana degli anni 80, che cosa c’è? Dove la storia dei personaggi si unisce con i reali fatti? E quali sono i reali fatti toccati?
G. De Cataldo – Intanto c’è stata una grande interrogazione su alcuni fatti che neanche nel libro c’erano. Ad esempio il caso di Emanuela Orlandi. Per il resto il tentativo è sempre quello di raccontare questa storia di misteri ed intrighi italiani secondo quella conoscenza parziale che ne hanno volta per volta i ragazzi sulla strada. Questo da un lato permette di mantenere una certa indeterminatezza e dall’altro invece ti porta vicino ai meccanismi reali di controllo del potere. Si capisce chiaramente come la strada e il palazzo abbiano qualcosa di profondamente comune nei loro aspetti più distorti, più criminali.
Vorrei chiedere al regista che rischi pensa di aver evitato in questa seconda serie.
S. Sollima – Il rischio era da una parte quello ripetersi. Dopo il film, la prima stagione lo spettatore potrebbe aspettarsi una replica di quello che è già stato raccontato però questo già in fase di progetto è un rischio evitato perché noi abbiamo fatto un secondo tempo in cui cambia tutto. I personaggi sono gli stessi ma vivono una parabola che apre nella prima serie e chiude nella seconda. L’unico rischio era quello di tenere sotto controllo la pressione che avevamo perché dovevamo rispettare il successo, sia di critica che di pubblico, e ovviamente non potevamo permetterci di arrivare con una seconda parte scarica. Quindi abbiamo lavorato di più per meritarci il successo della prima.
La grande forza di Romanzo Criminale credo sia stata non fare scelte facili. Non lo avete fatto con il regista, non lo avete fatto con gli attori. Avete fatto le scelte migliori ma non le più scontate. Mi faceva piacere si parlasse di questo.
Dal punto di vista produttivo vorrei chiedere a Tozzi e a Hartmann che eredità lascia Romanzo.
N. Hartmann – Tutte le cose belle finiscono. E’ finito anche Romanzo criminale. E’ stato un percorso che ha arricchito anche noi come broadcaster. Noi tutti lo riteniamo figlio nostro. Abbiamo subito detto sì alle scelte coraggiose che poi abbiamo preso. Non avevamo fatto molta produzione di fiction e forse qualche dubbio qualcuno ce l’aveva ma oggi siamo più solidi e possiamo prendere lo stesso tipo di decisione come quella presa per il regista. Sapevamo che Stefano faceva bellissime cose e con Riccardo abbiamo preso questa decisione. A Sky abbiamo un dipartimento di fiction in cui facciamo poche cose ma con il passare del tempo diventiamo più ricchi anche noi. Speriamo di trasferire questa esperienza sulle future produzioni.
R. Tozzi – Per noi fare questo tipo di serie è intanto un know how acquisito. All’interno di quel know how c’è anche la figura di Gina che è un po’ una novità nel sistema italiano. Noi abbiamo riportato al livello di serie il metodo che pratichiamo dall’inizio vale a dire la derivazione da libri. Questo permette che ci sia una certa potenza nel segnale ma anche un limite nell’operazione. La potenza del “romanzesco” che è un propellente straordinario e il limite della inevitabile conclusione del racconto. Questo modello noi non vogliamo abbandonarlo e per questo stiamo lavorando con Sky alla riproposizione di qualcosa di simile. Certo poi viene sempre la voglia di sperimentare sul terreno seriale la riproposizione di un modello classico, con una serie di episodi chiusi e never ending. Una serie molto verticale e poco orizzontale.
Siete riusciti a calcolare dalla fine della prima serie all’imminente inizio di questa seconda stagione che incremento c’è stato di abbonamenti Sky dovuti alla grande attesa di rivedere Romanzo criminale?
A. Scrosati – La risposta è no perché la pay-tv si compone di circa 160 canali, con una miriade di offerte diverse. Con tutto il rispetto per la qualità di un prodotto come Romanzo criminale è molto difficile che ci sia qualcuno che decida di fare l’abbonamento per un singolo evento. Per questo il nostro obiettivo è quello di fornire il più alto numero di prodotti di questo livello.
Voi avete parlato di un mercato bloccato. Quanto questo blocco impedisce che si incrocino le tre famose componenti che citava De Cataldo sulla creatività? Un mercato meno bloccato renderebbe più possibile operazioni come questa?
A. Scrosati – Io ho parlato di un mercato bloccato in passato. Oggi il contributo che sta dando Sky e anche altri soggetti sia molto importante. Su questo io sono molto ottimista, io credo che oggi il mercato italiano stia diventando ogni giorno più competitivo. Da questo punto di vista di operazioni come Romanzo Criminale ce ne saranno sempre di più.
In merito alla comunicazione di Romanzo criminale e soprattutto di storytelling avevo due domande. Visto che l’adattamento cross mediale sui vari medium è stata affrontata ci sarà in futuro uno sviluppo trans mediale. Ovvero piccoli personaggi o piccole situazioni verranno sviluppate, anche attraverso altri medium, per dare origine a degli spin-off?
Roberto Amoroso (direttore creativo dei canali Sky cinema) – Il progetto di comunicazione di Romanzo è la cosa più bella sulla quale ho lavorato nella mia vita. Abbiamo fatto delle cose assolutamente innovative, non solo sul mercato italiano. Cose che difficilmente si fanno come l’applicazione iPhone di Romanzo Criminale, i giochi, una pagina Facebook che è arrivata a contare 82000 persone. E poi la cura per il pressbook, le magliette. Al momento però non abbiamo in mente operazioni cross mediali ma ci pensiamo.
Prima ha definito suoi figli i personaggi del romanzo. C’è un figlio preferito tra questi personaggi e se c’è quale le dispiacerebbe veder morire?
G. De Cataldo – No, non ci sono figli preferiti. Questo riguarda Dostoevskij e il concetto di romanzo polifonico. L’ispirazione viene proprio dalla frantumazione dell’io dello scrittore attraverso le azioni e le riflessioni dei suoi personaggi. E’ un modo per spiegare che lo scrittore sta in ciascuno dei suoi personaggi e sta con ciascuno dei suoi personaggi. Maschi o femmine che siano, banditi o poliziotti che siano. Poi a me dispiace che siano morti tutti, se potessi tornare indietro il finale lo farei diverso però ormai è andata.
