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Romeo Castellucci e il ritorno dei "Societas Raffaello Sanzio" all’Antico Testamento: Go down,Moses

Pubblicato il 20 febbraio 2015 da Monia Manzo


Romeo Castellucci e il ritorno dei "Societas Raffaello Sanzio" all'Antico Testamento: Go down,Moses

Il titolo ispiratore dell’ultimo lavoro di Romeo Castellucci "Go down, Moses" non rimanda più alla tragedia greca (Endogoniadi), ma ad una modernità post-biblica, e il tema è strettamente collegato ad uno spettacolo collocato un po’ in la nel tempo, ovvero "Genesi, From the museum of sleep del 1999, ritornando ritorna così al Libro dei Libri, la Bibbia. L’ultima fatica del regista emiliano è stata presentata a novembre al Festival d’Automne di Parigi, prima di riprendere la sua tournée internazionale, e poi portato per due settimane al Teatro Argentina di Roma. Sembra che il nuovo direttore del più importante teatro capitolino, Antonio Calbi, -per nostra fortuna- sia intenzionato a destare polemiche e critiche attraverso la nuova stagione (non si sono ancora placate quelle relative al Natale in casa Cupiello diretto da Antonio Latella), registratondo il tutto esaurito a ogni replica. Il ritorno ai racconti biblici costituisce una base forte, su cui impiantare un nuovo spettacolo e non a caso l’Esodo, uno dei punti cruciali della cultura monoteista occidentale per eccellenza ne è ispiratore. Il titolo adottato costituisce un riferimento poetico e filosofico al testo del padre del jazz mondiale: Louis Armstrong, che nella sua canzone evoca temi cari ai neri d’America e allo stile Spiritual: l’’esilio dei popoli e la schiavitù delle razze. Dopo una scena d’apertura che potremmo definire cinematografica vista la somiglianza ad un’inquadratura tanta è la luce e il candore che la caratterizzano: vediamo gli attori muoversi in uno spazio neutro che potrebbe essere un museo visto che la loro attenzione è concentrata sul coniglio di Albrecht Dürer -simbolo del labile confine tra finzione e realtà oppure della codardia dell’umanità- tutti in delle posizioni stilizzate e indossando abiti anni 50 che ricordano vagamente la commedia Americana alla Neil Simon maniera. All’improvviso siamo catapultati in una riproduzione di un bagno, in cui una donna si dimena dal dolore a causa dell’emorragia che ha nel ventre: partorisce un bambino e lo abbandona. Dopo questa scena iperrealista, ci troviamo improvvisamente in un commissariato in cui si svolge un sommesso interrogatorio.

La nascita di un redivivo Mosè sembrerebbe la chiave di lettura di tutto lo spettacolo, infatti la donna viene prelevata dalla polizia per indagare dove possa essere finito il bambino. La scena realista e pacata svanisce e la successiva ci introduce in un mondo preistorico in cui degli ominidi si accoppiano, una donna seppellisce un bambino; la morte rappresenta la negazione della speranza della specie umana inizialmente e apparentemente riposta nella nascita di un moderno Mosè. La spettacolare scenografia di questa ultima scena dello spettacolo di Castellucci è un vero e proprio omaggio a Kubrick e al suo "Odissea nello Spazio". Un plauso particolare va agli ideatori della scenotecnica che hanno contribuito a rendere questo spettacolo (come lo sono stati anche alcuni dei precedenti) una pietra miliare del teatro italiano, che continua a risplendere grazie ad un gruppo teatrale inarrestabile nella propria opera di innovazione.


(Go down Moses) Regia: Romeo Castellucci; testo: Claudia e Romeo Castellucci; musica: Scott Bibbons ; scenografia: Romeo Castellucci; interpreti: (Rascia Darwish), (Gloria Darliguzzo), (Luca Nava), (Stefano Questorio), (Sergio Scalatella); costumi:Laura Dondoli; luci: Romeo Castellucci;produzione: Socìetas Raffaello Sanzio.



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