Rotterdam 2009 - Bahoz (The Storm)

La scheda di Bahoz è a pagina 343 del catalogo di Rotterdam - nella pagina precedente c’è Süt (Milk), di Semih Kaplanoglu, film presentato a Venezia 08 in Concorso. Divertente questa vicinanza (certo di divertimento nerd-cinefilo si parla), nella rilegatura fra le due pagine, volendo, c’è spazio per tutto il cinema possibile: difficile pensare a due lavori più diversi nello stile e negli intenti. Tanto è simbolico, criptico esteticamente ineccepibile Süt, tanto Bahoz è descrivibile come segue. Intanto cosa fa dell’opera seconda di Kazim Öz un film importante? In primis Bahoz è un film classico, semplice, da “grande pubblico”: narrazione lineare, caratterizzazione dei personaggi chiara, equilibrio tra descrizione del protagonista e ambiente che lo circonda, humour e romanticismo dosati sapientemente. Stile sobrio dove i momenti più coinvolgenti non risultano mai (o quasi) artificiali. Il regista Kazim Öz, che ha raccontato più volte con il documentario la situazione dei Kurdi in Turchia, si avvale di tutte le armi della finzione per portarci all’interno della contestazione studentesca Turca dell’inizio degli anni ’90.
In secondo luogo l’universalità della storia che ci racconta. Cemal è un giovane della provincia: viene ammesso all’università e poco a poco si avvicina alla politica; entra a far parte di un’organizzazione di giovani Kurdi, legge Marx, fa amicizia, manifesta, s’innamora di una bella militante, poi però le cose precipitano: la polizia, l’arresto, la tortura, il tradimento degli amici, la latitanza e la fuga. La tempesta del titolo è quella che cambierà per sempre la vita di Cemal è la presa di coscienza di quello che non va, la costruzione di un’identità politica chiara, la decisione di rinunciare a una normalità e di scontrarsi con lo stato per migliorare il mondo in cui vive. Una storia quella di Cemal esportabile e traducibile in quei paesi (tutti?) in cui lo Stato, almeno una volta, ha incarcerato, censurato torturato e ucciso i suoi giovani migliori in nome del mantenimento dell’ordine costituito.
Questi due aspetti rendono Bahoz un lungometraggio interessante e insolito nel panorama di un festival. In tanti giorni di visioni pindariche e disordinate a Rotterdam, si ha la netta sensazione che il cinema che guarda all’esterno, che vuole correre qualche rischio politico è sempre più spesso filtrato da storie ultra-private: i razzismi, le povertà, le ingiustizie al quotidiano, si trovano rannicchiate sotto storie di frustrazioni e manie, di perversioni e sociopatie varie ed eventuali. Bahoz è esattamente il contrario. La psicologia dei personaggi è praticamente inesistente al di fuori della pratica politica, lo stesso protagonista prima della militanza è un ragazzetto tutto sommato anonimo.
Una scelta coraggiosa e contro tendenza, soprattutto se consideriamo il cinema turco che vediamo circuitare nei grandi festival.
(Bahoz); Regia, sceneggiatura e montaggio: Kazim Öz; fotografia: Ercan Ozkan; interpreti: Cahit Gok, Havin Funda Sac, Asiye Dincsoy, Selim Akgul, Ali Gecimli; produzione: Ozkan Kucuk; origine: Turchia, 2008; durata: 156’
