Rotterdam 2009 - Turistas - VPRO Tiger Awards Competition

Una piccola perla cilena nel mare magno di proiezioni proposte dal Rotterdam Film Festival. La competizione si arricchisce di un altro ottimo film. Turistas, secondo film di Alicia Scherson, autrice anche della sceneggiatura, si candida a pieno titolo tra i favoriti per la vittoria finale.
Carla ha abortito e lo svela a suo marito Juan mentre i due sono in viaggio per godersi le vacanze. L’inaspettata rivelazione della donna sconvolge l’ignaro marito e fa precipitare gli eventi. Carla viene lasciata sul ciglio della strada dall’uomo e, dopo un viaggio on the road, decide di passare alcuni giorni in un parco naturale insieme a bizzarri compagni di vacanza.
Paesaggi paradisiaci fanno da affascinante cornice alla vicenda che si concentra in maniera predominante sulla donna, sul suo stato mentale e sulla sua volontà di affermare se stessa, sebbene sempre trattenuta da una atavica insicurezza che la fa esitare ad ogni minima domanda, anche la più banale.
I colori predominanti, il verde degli alberi e del prato, e l’azzurro del cielo e dell’acqua, che sgorga dietro gli angoli di un ambiente naturale incontaminato, tendono ad avvolgere totalmente i personaggi, a inglobarli nel selvaggio ambiente circostante. Non c’è infatti una sola inquadratura a partire dall’arrivo di Carla e del suo nuovo amico Ulrik, alla riserva naturale, in cui almeno uno di questi colori non sia presente. Tutto rimanda a un contatto con la primordiale potenza della natura, capace di tirar fuori da ciascuno la propria essenza, la primaria energia che fa essere se stessi.
È infatti questo il senso generale del film, il filo che collega tutti i personaggi. Essere se stessi in una civiltà contaminata dall’artefatto, dal “costruito”, diventa sempre più impegnativo e non tutti hanno il coraggio di mettersi realmente in gioco. A questo proposito è molto significativa la vicinanza del parco con la nuova autostrada in costruzione, emblema dell’intrusione dell’artificiale nel naturale, e lo sguardo di Carla sulla desolante rapidità con cui le pale meccaniche letteralmente divorano il terreno rimanda alla velocità con la quale i ritmi della vita di ogni giorno divorano il nostro tempo e il nostro essere (il montaggio che si fa più serrato è un perfetto espediente tecnico che completa la metafora visivo/narrativa).
Le figure insoddisfatte che popolano l’oasi vogliono tutte essere altro da sé, anelano la diversità come Ulrik, oppure desiderano identificarsi in uno stile precostituito per non cercare il proprio e potersi specchiare meno impaurite, come le due cugine entrambe con lo stesso nome e gli stessi vestiti. Ma la ricerca dell’alternativa alla realtà di ogni giorno non sempre è un percorso alla fine del quale si raggiunge soddisfazione. La figura di Orlando Papa, ex cantante di successo passato a fare il custode del parco, è a questo proposito emblematica. Dopo il successo si ritira per immergersi in un mondo incontaminato, ma resta senza nessuno che davvero lo ami, senza moglie né figli e quando viene colto da malore l’unica ad assisterlo è la sconosciuta Carla. Il senso di solitudine che emana questo personaggio lascia aperta l’interpretazione di tutto il film e pone la regista nella posizione di proporre un problema, ma senza rivelarne la vera soluzione, lasciando lo spettatore libero di cooperare con il testo filmico alla ricerca del senso ultimo.
In questo ritrovo di anime perse in cui mentire o essere se stessi non porta quindi a raggiungere la serenità desiderata, decine e decine di piccoli intrusi scandiscono il tempo. Insetti e piccoli uccelli sono onnipresenti. Camminano sulle foglie, volano da ramo in ramo, emettono i propri versi e arricchiscono una tessitura sonora che insieme ai dettagli ad altissima definizione del 35mm utilizzato dalla Scherson, è di certo uno dei punti di maggiore forza di questo film, tecnicamente perfetto, solido nella narrazione e molto poetico. Come tanti piccoli insetti i suoi personaggi si muovono a piccoli passi, inciampando e rallentando, scandagliando il terreno circospetti, in continua ricerca, in perenne equilibrio su un filo d’erba.
(Turistas); Regia e sceneggiatura: Alicia Scherson; fotografia: Ricardo de Angelis; montaggio: Soledad Salfate; musica: Philippe Boisier; interpreti: Aline Kuppenheim (Carla), Diego Noguera (Ulrik/Miguel), Marcelo Alonso (Juan); produzione: La ventura Ltda.; origine: Cile, 2009; durata: 104’.
