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Safe House – Nessuno è al sicuro

Pubblicato il 7 marzo 2012 da Marco Di Cesare
VOTO:


Safe House – Nessuno è al sicuro

Vi è quel tanto – quel troppo, magari – di una manifesta semplicità che fino a galla ama affiorare in quest’esordio americano dell’ancora giovane regista svedese Daniel Espinosa, il quale ha diretto Denzel Washington, stella ritornata sullo schermo dopo una pausa di oltre un anno. Un astro che, in questo caso, non è intento a brillare con particolare intensità, soprattutto a causa del quadro generale all’interno del quale è racchiuso, cornice che, in conclusione, si è mostrata essere alquanto ferma, malgrado sceneggiatura e regia si siano premurate di lasciare che adrenalina e tensione scorressero il più delle volte copiose.
La tensione è, più propriamente, legata al senso di claustrofobia che dovrebbe tentare di strabordare dai limiti dello schermo, in questa spy story d’azione che pone al centro della storia lo scontro tra la cinica intelligenza del maturo Tobin Frost (D. Washington) e l’inesperienza del più giovane Matt (Ryan Reynolds): il primo un ex agente della CIA, diventato un fuorilegge ricercato da mezzo mondo da quando ha cominciato a vendere certi segreti tenuti gelosamente nascosti dai più importanti Stati; il secondo il custode di una casa segreta in Sud Africa, una delle tante dimore sparse sul globo e adoperate dagli Americani per nascondere prigionieri ’scomodi’. I due protagonisti saranno costretti a fuggire insieme, dopo che il covo verrà attaccato da un manipolo di assaltatori che compieranno strage fra gli occupanti.
’Costrizione’, evidentemente: tale è l’appellativo che maggiormente si presta a definire questo Safe House. Giacché ovunque sembra di scorgere una forzatura, lungo quel percorso insanguinato che è la pellicola, la quale scorre di pari passo con la strada che viene calpestata – fagocitata, anzi - dai due uomini, quasi mai intenti a guardarsi realmente negli occhi, nonostante si fronteggino continuamente, con rabbia soprattutto (perlomeno quasi fino alla conclusione del film), quella rabbia tipica di chi non riesce a comprendere, a conoscere l’altro. Ciò qui accade anche perché pochi – se non nulli - sono i momenti che il regista ha voluto dedicare a un minimo di introspezione, come a voler ancora maggiormente disumanizzare lo sguardo portato in scena: così facendo, ovviamente, si riduce drasticamente anche il portato generale del racconto. Una sorta di peccato, comunque, giacché non è che le situazioni maggiormente pacate non fossero anche appaganti, date le riprese effettuate finalmente con mano ferma e sicura, risultando così capaci di infondere un senso che procedesse al di là del mero effetto. Solo pochi istanti tuttavia, annegati nella solitudine, in mezzo al nulla.


CAST & CREDITS

(Safe House); Regia: Daniel Espinosa; sceneggiatura: David Guggenheim; fotografia: Oliver Wood; montaggio: Richard Pearson; musica: Ramin Djawadi; interpreti: Denzel Washington (Tobin Frost), Ryan Reynolds (Matt Weston), Vera Farmiga (Catherine Linklater), Brendan Gleeson (David Barlow), Sam Shepard (Harlan Whitford), Rubén Blades (Carlos Villar), Nora Arnezeder (Ana Moreau), Robert Patrick (Daniel Kiefer), Liam Cunningham (Alec Wade); produzione: Intrepid Pictures, Moonlighting Films, Stuber Productions; distribuzione: Universal Pictures Italia; origine: USA, 2012; durata: 115’; web info: sito ufficiale.


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