Selfie - Panorama

In quest’annata berlinese in cui il cinema italiano nella sezione “Panorama” la fa da padrone spiccano i 77 minuti dell’originale lungometraggio Selfie di Agostino Ferrente, una delle figure più riconoscibili del cinema documentario italiano. L’originalità è innanzitutto di natura formale, data cioè dalla scelta del regista di mettere a disposizione dei personaggi un I-Phone chiedendo di provvedere loro stessi a filmarsi. Ciò non significa tuttavia che Ferrente intenda fingere uno spontaneismo, al contrario il film costantemente insiste sul costruttivismo del progetto, sul fatto che è il regista, in larga misura, a determinare le cose di cui i protagonisti parleranno (fra l’altro non spesso ma più di una volta si sente la voce del regista che tematizza più volte anche le modalità del proprio casting). In secondo luogo Ferrente, in quello che in fondo potrebbe essere considerato un sequel del suo documentario più famoso e più premiato ossia Le cose belle, è tornato a Napoli e ha saputo trovare due personaggi interessanti nonché capaci di sostenere con disinvoltura la propria scelta formale ed estetica. I due personaggi sono due ragazzi del Rione Traiano, a Napoli appunto, si chiamano Pietro e Alessandro e sanno con ironia e con simpatia raccontare la loro vita quotidiana, consapevoli, grazie certamente al regista ma anche grazie con ogni probabilità, ai propri “consumi mediatici”, quanto sia facile raccontare Napoli fra camorra e Pino Daniele, fra Gomorra e neo-melodico scadendo nei cliché. La scelta su Pietro e su Alessandro è da rintracciarsi tuttavia, in primo luogo, nel messaggio civico e in qualche misura resistenziale che il film vuol produrre. Pietro e Alessandro erano amici stretti di Davide Bifulco, il ragazzo sedicenne colpito a morte dal proiettile sparato da un carabiniere che lo aveva scambiato per un ricercato, mentre si trovava a bordo del suo scooter. La vicenda ha avuto un’ampia eco mediatica, sia all’epoca in cui accadde (settembre 2014), sia nell’anno appena passato, quando, alla notizia della riduzione della pena inflitta al carabiniere Gianni Macchiarolo, il fratello di Davide, Tommaso si è di fatto lasciato morire di fame, in segno di protesta. A Davide e a Tommaso, infatti, il film è dedicato. Lungi dal proporre una visione stucchevolmente manichea e retorica – da una parte i ragazzi che prendono la cattiva strada, dall’altra questi bravi giovani dalla faccia pulita – il film racconta uno spaccato molto sobrio di un ambiente dove questi due mondi convivono in una paradossale armonia, come per esempio nelle interviste alle ragazze che professano ideali di assoluto rispetto e fedeltà nei confronti di (eventuali) fidanzati o mariti che dovessero intraprendere la “professione” criminale oppure laddove uno dei due protagonisti, con ingenuità e forse anche con un certo cinismo, confessa che intraprendere la strada della criminalità significa al contempo combattere contro due nemici: contro lo Stato con cui la puoi anche sfangare e dove, alla peggio, finisci in galera, e contro le bande rivali, rispetto alle quali il destino appare ben più crudele perché non ci sono mezze misure. In mezzo a questa costellazione di fondo, il film racconta piccoli spaccati di vita quotidiana, il lavoro di Alessandro in un bar, il sogno di Pietro, disoccupato, di diventare barbiere, il rapporto con gli amici, con le famiglie, con le ragazze, i piccoli sogni, ricorrendo altresì a numerosi elementi di straniamento, quali una serie di riprese delle strade del quartiere in bianco e nero tramite telecamere a circuito chiuso che conferiscono a una certa qual spensieratezza del film un tratto inquietante oppure la divertente - seppur evidentemente voluta dal regista - gita al mausoleo leopardiano con tanto di scoronante ma in qualche modo toccante parafrasi dell’Infinito in salsa napoletana o ancora quando i due sembrano mimare una scena di Gomorra ma la musica di sottofondo è provocatoriamente musica classica che si fa fatica a considerare un’idea dei ragazzi.
(Selfie); Regia: Agostino Ferrente; sceneggiatura:Agostino Ferrente ; fotografia:???; montaggio:Letizia Cadullo, Chiara Russo; interpreti: Alessandro Antonelli, Pietro Orlando; produzione: Magneto Press, Arte Frabce; in collaborazione con Rai Cinema, CDV – Casa delle Visioni, origine: Italia-Francia 2019; durata: 77’.
