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Shooting The Mafia - Panorama

Pubblicato il 9 febbraio 2019 da Matteo Galli

VOTO:

Shooting The Mafia - Panorama

Una quindicina d’anni fa era uscito un documentario diretto da Daniela Zanzotto, regista italo-francese, che vive a Londra, prodotto dalla TV svizzera intitolato Battaglia e dedicato alla celebre fotografa e fotoreporter palermitana Letizia Battaglia. Un piccolo cameo a Letizia lo aveva dedicato anche Wim Wenders nel non particolarmente memorabile Palermo Shooting (2008). Adesso si prende cura di lei la ben più celebre documentarista italo-gallese Kim Longinotto, famosa per una produzione lunga e articolata incentrata soprattutto su storie di donne vittime di umiliazioni e di oppressioni: dalla mutilazione genitale in Kenia (The Day I Will Never Forget, 2002), alle donne stuprate in India (Pink Saris, 2010) fino all’ultimo Dreamcatcher (2015) sulla prostituzione americana e sul tentativo di aiutare le donne ad uscirne. Il titolo del film, Shooting the Mafia, non è particolarmente originale, del doppio significato del verbo “to shoot” non se ne può più. Fatta salva la bravura di Letizia Battaglia (1935) e l’ammirazione per la sua figura di artista, di cittadina e di attivista politica (prima assessore al Comune di Palermo poi deputata per la Rete nell’XI legislatura), il film – va pur detto – è un po’ come il titolo, non è granché. In primo luogo perché, secondo noi, tanto Letizia Battaglia è brava con le immagini quanto poco lo è con le parole, peraltro per ammissione della stessa interessata che aveva cominciato come giornalista comprendendo ben presto che il suo vero linguaggio era quello delle foto. Quando Letizia parla, e nel film parla davvero molto, dice, duole dirlo, cose non particolarmente originali. A ciò si aggiunga il fatto che la regista non esita a servirsi dei più triti luoghi comuni, soprattutto in termini di colonna sonora, ma non solo. Nel ricostruire l’Italia dagli Anni Cinquanta in avanti e la storia di emancipazione di Letizia (sposata a sedici anni solo per uscire dalla casa di un padre padrone, precoce separazione, vita amorosa abbastanza ricca, una delle poche fotogiornaliste donne, il suo rapporto con gli omicidi di mafia etc.) Longinotto ci fa ascoltare: O’ sole mio (cosa c’entra Napoli con Palermo?), Nel blu dipinto di blu e Il cielo in una stanza, ci fa vedere Riso Amaro e Anna (El negro zumbon, senza però Nanni Moretti che imita le movenze di Silvana Mangano guardandola in TV) a illustrare una femminilità ritenuta provocatoria ed emancipata, insomma quanto di più visto e rivisto, per lo meno da uno spettatore italiano. Lo stesso problema si palesa nella seconda parte del film coincidente con la duplice scelta di Letizia Battaglia ossia quella di non documentare più i morti di Mafia, derivante dalla famosa affermazione che il suo archivio fotografico era diventato un archivio di sangue, e quella di entrare in politica. Da quel punto in avanti infatti, per molti minuti, il film almeno in parte si stacca dal proprio oggetto e diventa una cronistoria dei principali avvenimenti tragici che hanno segnato vittorie e sconfitte di Cosa Nostra: l’escalation di morti di Mafia, la creazione del pool Antimafia, la strage di Capaci, l’omicidio Borsellino, il maxiprocesso, la cattura di Riina e quella di Provenzano con un ampio ricorso a materiale televisivo degli ultimi venticinque anni. Si tratta, se così si può dire, di una clamorosa infrazione alla scelta (peraltro molto sofferta e in certi momenti contraddetta) della fotografa di NON mostrare più tutti i morti, le stragi, i disastri; in sostanza smette di farlo Letizia Battaglia e comincia a farlo Kim Longinotto, mettendo insieme immagini tristemente celeberrime pescate da Canale5, dai RaiTeche, da YouTube, con Mentana, Ruotolo, Sposini, Scalfaro braccato dalla folla e scortato da Giuseppe Ayala, la vedova Schifano – tutte cose che forse per lo spettatore straniero possono servire a ricostruire una cronologia di eventi ma che per lo spettatore italiano comunicano una fastidiosa sensazione di déjà-vu. Molto spazio viene dedicato alla vita amorosa della fotografa, quasi tutti i suoi grandi amori (tutti molto più giovani di lei, tutti fotografi) che a un certo punto entrano in scena e raccontano insieme a lei i momenti più fausti della loro vita amorosa e che cosa è successo dopo, con diversi momenti così poco spontanei, con una sceneggiatura così forzata che lo spettatore si dispiace di tanta finta ingenuità. Insomma ci si agita un po’ sulla poltrona e si fa fatica ad arrivare in fondo.


CAST & CREDITS

(Shooting The Mafia); Regia: Kim Longinotto; sceneggiatura: Kim Longinotto; montaggio: Ollie Huddleston; interpreti: Letizia Battaglia, produzione: Lunar Pictures origine: Irlanda-Usa 2019; durata: 94’.


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