Simon Curtis: Io, Marilyn e Rock Hudson

Al Festival Internazionale del Cinema di Roma abbiamo incontrato Simon Curtis, regista di My Week With Marylin, che ci ha parlato del suo ultimo film, del rapporto con la bravissima Michelle Williams e di un progetto in cantiere davvero molto interessante...
Come è nata l’idea di questo film e cosa ha significato per te lavorare ad un film che ha come soggetto principale un’icona del calibro di Marylin Monroe?
S.C.: L’idea è nata leggendo le memorie di Colin Clark che, proprio così come si vede nel film, ha avuto modo di lavorare a stretto contatto con l’attrice americana quando venne in Inghilterra per girare il film di Sir Laurence Olivier. Ci era sembrato molto interessante proporre questo incontro tra due mondi così diversi e lontani tra loro che cercano di capirsi e migliorarsi a vicenda. L’estro tipicamente americano e il rigore inglese uniti per dar vita ad un film che avrebbe dovuto rinverdire la carriera di un veterano come Olivier e lanciare definitivamente la Monroe come attrice vera e talentuosa oltre che bella. Il vecchio e il nuovo che avanzavano, la recitazione al servizio del metodo e il metodo al servizio della recitazione. Insomma tutto materiale che ci permetteva di indagare su questioni interessanti e senza tempo e contemporaneamente di mostrare una Marylin diversa da quell’immagine che abbiamo tutti stampato nella mente come un brand o una marchio registrato.
Sulla base di questo, come avete lavorato con Michelle Williams per cercare di uscire dallo stereotipo e cercare di portare sullo schermo anche Norma Geene e i suoi sentimenti di donna comune?
S.C.: Michelle Williams è un’attrice straordinaria. Lavorare con lei è stato veramente semplice. Abbiamo avuto diverse conversazioni al telefono cercando di capire quale direzione seguire e due o tre riunioni a tavolino prima di girare e sono rimasto sorpreso dalle sue intuizioni e dalle sue considerazioni che spesso e volentieri coincidevano con le mie. Quando non coincidevano era perchè lei aveva capito qualcosa in più del personaggio rispetto a me e questo a mio avviso capita solo quando si hanno a disposizione grandi attori. Avevamo deciso fin da subito di non essere macchiettistici nel ritrarre Marylin, cercando di essere sì fedeli ma non degli imitatori. Nel ritrarla durante i momenti fuori dal set invece abbiamo deciso di andare molto ad intuito. Eravamo liberi di interpretare cosa ci fosse dietro quello sguardo malinconico ma nessuno di noi due ha avuto la pretesa di farlo passare per un assioma. Quella è la nostra Marylin, non quella reale. Michelle, essendo una star di Hollywood, ha messo tanto delle sue frustrazioni e ha cercato di renderle verosimili a quelle che potevano essere le frustrazioni della Monroe all’epoca. Ricordiamoci che lei è stata la prima vera Star dell’era moderna. Sempre sotto i riflettori, sempre inseguita da orde di fan, fotografi e televisioni. C’è una battuta nel film in cui Marylin prima di concedersi alla folla si gira verso Colin e gli dice: "Mettiamo in moto lo show!". Credo che in quella battuta ci sia molto di ciò che è stata Marylin.
Nel film c’è stato anche un grande lavoro di scenografia e soprattutto fotografia. Abbiamo individuato almeno tre differenti stili fotografici tra realtà, film nel film e fotografie ricreate.
S.C.: Quando hai intenzione di fare un buon film, la prima cosa di cui bisogna occuparsi, è quella di trovare degli ottimi collaboratori. Io ne ho trovati di eccezionali. Donal Woods, Judy Farr e Jill Taylor si sono occupati di scenografie e costumi riportando esattamente in vita The Prince and the Showgirl così come lo si vede nel film. Fedeltà minuziosa in ogni particolare anche nella ricostruzione dei set ai Pinewood Studios. Per quanto riguarda la fotografia di Ben Smithard, beh devo dire che sono rimasto estasiato dalle sue intuizioni. Se si guarda il film di Sir Laurence Olivier e poi si guardano i tagli di luce e la pasta che Ben ha dato al mio film si rimane a bocca aperta, sono gli stessi identici. Per le fotografie ci siamo ispirati alle tante foto di quel periodo in cui la Monroe era stata qui in Inghilterra. Abbiamo cercato di replicarne il taglio e di dare l’idea di eccitazione che pervase le strade durante quell’evento e credo che ci siamo riusciti piuttosto bene. Massima libertà invece per la fotografia del presente e credo che anche lì Ben abbia fatto un lavoro eccezionale, sono particolarmente contento della scena del bagno nel lago di Colin e Marylin. Era una giornata orrenda quella, era tutto grigio e faceva un freddo tremendo. Ben è riuscito a portare all’interno della macchina da presa i colori della primavera...il resto lo hanno fatto i due bravissimi attori non dando a vedere quanto fredda fosse l’acqua.
Cosa ne pensi delle icone del passato Made in Italy come Anna Magnani e Sofia Loren?
S.C.: Donne bellissime, carismatiche attrici incredibili dallo charme inossidabile. Non conosco la Loren personalmente ma mi piacerebbe molto poter lavorare con lei in futuro.
Quali sono dunque i progetti futuri?
S.C.: Stiamo lavorando alla sceneggiatura di un film sulla vita di Rock Hudson. Credo sia stato una figura molto importante sia nell’industria cinematografica quanto nel privato. Mi piacerebbe indagare sul suo matrimonio, se è stato un vero matrimonio o se è stato creato artificiosamente dalle Major per poter continuare ad utilizzare la sua immagine come quella di uno sciupafemmine che faceva impazzire le platee di mezzo mondo.
Ti stai specializzando in biopic dunque?
S.C.: No, non direi. Un regista deve muoversi verso ciò che trova interessante e che in un certo qual modo riesca a far uscire la propria visione del mondo o le proprie idee. Sia My week with Marylin che quest’altro progetto mi hanno attratto senza farmi troppo pensare al genere....e questo è quasi sempre un bene.

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