Skoonheid - Cannes 2011 - Un certain regard

Un’aura di calma inquietante ammanta la vita di Francois, una sensazione di quiete avvolge l’intero Skoonheid, pellicola sudafricana del regista Olivier Hermanus. Sin dalle prime scene del film infatti il volto del protagonista sembra tradire, dal suo sguardo pacatamente inquietante, un’anima violenta e cattiva. Ma la sua forza distruttrice, il suo temperamento violento resterà celata sotto una cenere di buone maniere e moderazione, poche parole e piccoli gesti.
Su questo gioco di tensione psicologica si gioca tutta la forza (o la debolezza) di Skoonheid. Una vita forzatamente tranquilla, giornate sempre uguali, case maniacalmente ordinate e vialetti altrettanto puliti sembrano infatti il preludio ad un incombente violenza. Una prevedibile costruzione narrativa, che lascia intravedere, con un’emblematica sequenza iniziale, il vero carattere del protagonista per poi celarlo dietro una coltre di tranquilla monotonia durante tutto il resto della pellicola. Eppure appare questo l’unico elemento di nota di un film altrimenti totalmente anonimo. Non un vero conflitto, interiore o esteriore che sia, non una trama avvincente o affascinante, non una messa in scena ammaliante, nessuno spunto di riflessione profonda, nulla sembra caratterizzare l’opera di Olivier Hermanus. Non resta dunque che abbandonarsi a quest’atmosfera di calma apparente, tuffarsi nell’occhio del ciclone, aspettando che la sua furia si abbatta inclemente sui personaggi in scena. Una furia che, come appariva inevitabile sin dall’incipit della pellicola, arriva puntuale a sconvolgere la fin troppo piatta esistenza di Francois e dei suoi sfortunati compagni. L’assenza di reali motivazioni, di cause plausibili di questa improvvisa deflagrazione di violenza priva finanche l’evento drammatico di enfasi ed emozione. Nulla sembra infatti giustificare gli atti compiuti dal protagonista che senza una vera e profonda costruzione psicologica, appare un burattino in preda ad un inspiegabile raptus. In quest’ottica anche l’attesa fino ad allora provata finisce per esser una sorta di tensione superficiale, che tiene unito l’impianto del film, ma non provoca nessuna adesione emotiva da parte dello spettatore. Una tensione superficiale che, passato il ciclone, torna a dominare le vite dei personaggi messa in scena da Olivier Hermanus. Come se nulla fosse accaduto i rapporti di forza fra i caratteri in scena riprendono le proprie posizioni e lo sguardo di Francois torna ad essere calmo, sereno e terribilmente inquietante.
(Skoonheid) Regia e sceneggiatura: Olivier Hermanus; fotografia: Jamie Ramsay; montaggio: George Hanmer; interpreti:Deon Lotz, Charlie Keegan, Michelle Scott, Albert Maritz, Roeline Daneel, Sue Diepeveen; produzione: EQUATION - DIDIER COSTET, MOONLIGHTING FILMS; origine: Sud Africa, Francia; durata: 99’.
