Sleeping Beauty - Cannes 2011 - Concorso

Lo avevano annunciato come il film scandalo di questa edizione. In realtà di scandaloso c’è ben poco, se non la selezione nel concorso. Sleeping Beauty, esordio nel lungometraggio dell’australiana Julia Leigh, è un film che rende inutile la provocazione fisica e visiva che lo anima. Missione ardua comprendere fino in fondo gli intenti della regista/sceneggiatrice, la quale fa di tutto pur di rendere ermetica la sua opera. Lo fa soprattutto con un tocco presuntuoso e un approccio emotivo freddo che rende impalpabile ogni genere di discorso filmico che tenta di portare avanti. Dietro alla storia di Lucy, giovane ragazza disposta a tutto pur di guadagnare qualche soldo, persino a lavorare come escort e per un elitario bordello dove i clienti si divertono con i corpi inermi di ragazze narcotizzate, c’è un triste ritratto della società contemporanea: gretta, restia ai sentimenti, lobotomizzata dai media e dall’uso che quest’ultimi fanno del corpo femminile. Una società che premia l’apparenza e snobba il talento, che non fa largo ai giovani, che rimane ancora comandata da ricchi dinosauri. Una società amorale, che ha perso ogni tipo di contatto con la vita vera. Julia Leigh cerca dunque di delineare una personale critica sociale dietro la metafora (molto concreta e poco astratta) della necrofilia. Il problema della pellicola risiede però nell’atteggiamento dell’autrice, che opta volutamente per un sguardo distaccato, freddo, apatico, non calca mai la mano, non arriva mai alla vera provocazione e non sviluppa il discorso critico. La sua descrizione della disumanità del nuovo millennio non repelle, non infastidisce, non intristisce, neanche quando indugia sulle nudità degli anziani clienti/amanti di Lucy. Sleeping Beauty con la sua atmosfera algida e la sua narrazione reiterativa non coinvolge mai e appiattisce la visione. Alcuni dialoghi e alcune sequenze appaiono totalmente inutili ai fini del racconto, dilatano troppo i tempi e soprattutto sono difficilmente decifrabili.
La Leigh costruisce il film principalmente su piani fissi e lunghi piani sequenza, dando all’opera un impianto visivo quasi teatrale, che fa forza su una fotografia molto attenta nella gestione dei colori e una scenografia sorprendente nella cura del dettaglio. Ma questa è solo una bella cornice per un racconto inconcludente che non trova mai la strada per decollare e per colpire allo stomaco e alla testa dello spettatore. Gli attori però sono ottimi. Su tutti la giovane protagonista Emily Browning, che incarna alla perfezione la freddezza, l’innocenza e il peccato del suo personaggio, lavorando con il volto e soprattutto con il suo corpo.
(Sleeping Beauty) Regia e sceneggiatura: Julia Leigh; fotografia: Geoffrey Simpson; montaggio: Nick Meyers; interpreti: Emily Browning (Lucy), Rachel Blake (Clara), Ewen Leslie (Birdmann); produzione: MAGIC FILMS PTY LTD; distribuzione: ARP; origine: Australia; durata: 104’.
