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Sofia Coppola: estetica pop e solitudine

Pubblicato il 16 settembre 2010 da Arianna Pagliara


Sofia Coppola: estetica pop e solitudine

Con Somewhere, film vincitore del Leone d’oro all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, Sofia Coppola conferma la sua predilezione per due tematiche che hanno già caratterizzato la sua breve ma significativa filmografia: da una parte l’adolescenza – soprattutto femminile – e dall’altra la solitudine, che spesso nell’età adulta sembra associarsi ad un impaccio emotivo a tratti doloroso.
Ripercorrendo le pellicole della regista americana, balza agli occhi la continuità tra i personaggi che in esse sono raccontati. I colori smaglianti e luminosi con cui veniva descritta l’adolescenza delle sorelle Lisbon de Il giardino delle vergini suicide tornano, dirompenti, in Marie Antoinette, in cui la Coppola consegna al nostro sguardo divertito e partecipe non un’austera regina ma un’adolescente confusa e un po’ ribelle, quasi fuori dal tempo e dalla storia. Una coraggiosa leggerezza, quella che caratterizza questa insolita biografia, che è appunto molto più vicina al film d’esordio della regista che non a qualsiasi altra pellicola di genere storico-biografico.
Quello dell’adolescenza è un mondo fondamentalmente fragile, in cui tutto è ancora incorrotto ma sempre sul punto di essere corrotto per sempre, e la Coppola riesce bene a fotografare la transitorietà struggente di questa delicata fase in cui gli entusiasmi più spensierati possono convivere con i drammi più sconvolgenti, e dove tutto si fa estremo. Quella delle sorelle Lisbon è una storia scritta a caratteri rosa, nel senso che è tutta immersa in quell’estetica pop che si ritrova in Marie Antoinette e che diviene un elemento distintivo, che quasi si fa stile. Ma al contempo è una storia tremendamente cupa, e in questo delicato, originale equilibrio il film trova la sua bellezza; se Marie Antoinette ne ripropone le sfumature cromatiche più allegre e più calde, Somewhere, con il personaggio dell’undicenne Cleo, va a costituire una sorta di terzo capitolo sull’adolescenza. Di nuovo una ninfetta bionda, descritta - come le precedenti - con empatia e dolcezza, Cleo assorbe ogni cosa dal mondo che la circonda, è generosa, capace di slanci affettivi ma insieme impaurita dall’eccessiva instabilità della sua famiglia. Tanto lei è vitale quanto suo padre Johnny, attore hollywoodiano in crisi, sembra invece emotivamente pietrificato. Ed eccoci davanti all’altro grande tema cui si accennava sopra, quello della solitudine, che il protagonista apatico e taciturno di Somewhere condivide soprattutto con i personaggi inquieti di Lost in traslation. In questo film, seconda prova per Sofia Coppola, si intrecciano silenziosamente due diverse solitudini: quella di Bob, che come Johnny è un attore in declino, e quella della giovane Charlotte. Come una ragazzina dell’immaginario coppoliano che abbia magicamente passato i confini dell’adolescenza, Charlotte rischia di perdere la vivacità di Cleo, la malizia di Marie Antoinette e la curiosità delle sorelle Lisbon; affacciata alla finestra di un grande hotel di Tokyo fuma, guarda il panorama grigiastro, lotta contro la noia e la sensazione di sentirsi estranea al mondo. Ma ai suoi personaggi Sofia Coppola concede volentieri una via di fuga: Charlotte incontra Bob, e Johnny – grazie al tempo trascorso con la figlia – torna a interrogarsi su se stesso per uscire dal suo torpore fatto pillole, alcool e disillusione. L’importante è andare, non importa dove, “somewhere”, da qualche parte. Eloquenti a questo proposito le due sequenze che rispettivamente aprono e chiudono l’ultima pellicola della Coppola: nella prima il protagonista, a bordo della sua Ferrari, compie il percorso imposto da un circuito chiuso, un serie monotona di giri sempre uguali, in cui nulla sembra poter cambiare. Nell’ultima, Johnny abbandona l’auto – sempre la stessa Ferrari, uno status symbol - al margine di una strada dritta che taglia i campi, di cui non si vede la fine, e procede a piedi spedito verso ciò che lo aspetta, qualsiasi cosa sia – qualcosa che però resta fuori campo perché, appunto, l’importante non è la meta, ma l’andare.
Lost in traslation e Somewhere insomma possono essere letti anche come un dittico sull’isolamento emotivo e sull’incomunicabilità, dittico che si contrappone a Il giardino delle vergini suicide e a Marie Antoinette anche per la scelta di uno sguardo che privilegia in un caso l’universo maschile e adulto e nell’altro quello femminile e adolescenziale. E ancora, il mestiere dei protagonisti, attori in entrambi i casi, si fa pretesto per aprire un discorso su un mondo che viene descritto con poche lusinghe. In Somewhere Hollywood è un non-luogo ovattato, sebbene pieno di strade e hotel leggendari. Ma i non-luoghi per eccellenza in Lost in traslation e Somewhere sono anzitutto le camere d’albergo, dove l’accoglienza e il lusso si mischiano ad un senso angoscioso di anonimità.
Ancora, se si vuole guardare ai quattro film della regista come due dittici contrapposti, si può notare quanto la lentezza, la sospensione e la rarefazione del tempo siano caratteristiche tanto di Lost in traslation quanto di Somewhere, mentre le altre due pellicole si modellano su ritmi più dinamici e mantengono una sostanza più densa e corposa. Soprattutto in Somewhere, il senso di straniamento del protagonista rispetto alla realtà viene reso anzitutto a partire da una dilatazione temporale: ne è un esempio la lap dance cui assiste Johnny, quasi alienato, all’inizio del film. L’immagine delle ragazze che ballano attorno ai pali tuttavia richiama anche un certo immaginario pop, alla David LaChapelle per intenderci, che ci riporta presto a quella dimensione figurativa dominante in Marie Antoinette, presente anche ne Il giardino delle vergini suicide e accennata, a tratti, in Lost in traslation.
Quello di Sofia Coppola è, poi, un cinema dove una grande attenzione alla componente puramente visiva si accompagna sempre a splendide scelte musicali. Uno scenario curato fino all’ultimo particolare dove raccontare incontri e smarrimenti, storie di incanto e disincanto.


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