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Special Forces - Liberate l’Ostaggio

Pubblicato il 11 maggio 2012 da Annalaura Imperiali
VOTO:


Special Forces - Liberate l'Ostaggio

“Fra le armi tacciono le leggi” (Cicerone)

L’appassionata giornalista e corrispondente di guerra Elsa Casanova viene presa in ostaggio dai talebani: sullo sfondo, il paesaggio mozzafiato che segna il confine tra il Pakistan e l’Afganistan; nel cuore, l’immensa paura di non rivedere più la propria libertà.

Per evitare la sua imminente esecuzione, viene inviata un’unità delle forze speciali francesi con il compito di portarla in salvo in men che non si dica evitando così, oltre alla morte della protagonista, anche il bombardamento dei media e degli occhi internazionali puntati contro la Francia stessa.

Lo scenario dipinto è un immenso affresco dai colori acri e vispi, ancora pieno di ostilità nonostante le tradizioni passate rivelino grande apertura nei confronti della vita, grande rispetto nei confronti del valore dell’ospitalità e grande forza nei confronti di una fede prima di tutto nella pace piuttosto che nel fondamentalismo islamico. E’ in questo scenario che si dà inizio ad una ricerca incessante tra i rapitori, capeggiati dal perfido Zaief, che non hanno alcuna intenzione di lasciarsi sfuggire la loro preda, Elsa, e un gruppo di soldati, per l’appunto, le Special Forces, che rischiano la vita per raggiungere il loro unico scopo: portarla a casa viva.

Lei è una combattente in piena regola: tutto quello che la differenzia dai soldati che la accompagnano è l’assenza, indosso, di una divisa. Eppure la sua spinta verso l’indipendenza la eguaglia al gruppo di uomini d’onore che rischiano la vita per la propria missione, uniti insieme e costretti ad affrontare situazioni di grande pericolo, perché legati indissolubilmente in modo emotivo, violento ed intimo al proprio lavoro e all’amore provato per quest’ultimo.

Special Forces si staglia sulla linea sottile che congiunge l’“Io amo il mio lavoro”, frase topica e ricorrente di uno dei soldati in missione, all’“prosegui tu Elsa seguendo sempre la bussola verso Ovest: se non vai, tutto questo sarà stato inutile…”.

La dedizione dell’essere soldato si accompagna ad un rapporto atavico di amore-odio nei confronti della guerra, sulla cui lunghezza d’onda si combattono non solo le battaglie effettive ma anche quelle interiori, che prevedono il dolore di fronte alle morti degli innocenti e la potenza provata nel brandire un’arma che, accompagnata da un esemplificativo grido di sfogo, determina il crescere del proprio ego davanti alla possibilità di annientare il proprio nemico.

Su fronti opposti l’essere umano esce sia colpevole che innocente: colpevole dell’odio per il diverso ed innocente per un odio non sempre spontaneamente provato e troppo spesso duramente imposto. Ecco perché ci si ferma davanti allo schermo quando emerge con durezza come Zaief incarni l’ideale talebano dell’indottrinamento forzato di giovani portati contro la propria volontà nella sharìa per diventare terroristi temibili agli occhi del mondo; ma soprattutto ecco perché si riflette sulle ultime parole pronunciate da Elias prima di morire: “Io ho paura come voi, ma la differenza è che io non vi odio”.

Di parte? Probabilmente sì; ma sulle montagne dell’ Hindū Kūsh, tra le vette del pianeta Terra, anche le parole di parte esprimono sicuramente il senso della cecità della violenza e la discriminazione dello scontro fratricida antico quanto il mondo.


CAST & CREDITS

(Special Forces – Liberate l’Ostaggio) Regia: Stephane Rybojad; soggetto: Stephane Rybojad; sceneggiatura: Christophe Jutz, Stephane Rybojad, Michael Cooper; fotografia: David Jankowski; montaggio: Stephane Rybojad, Erwan Pecher; musica: Xavier Berthelot; interpreti: Diane Kruger (Elsa), Djimon Hounsou (Kovax); Benoit Magimel (Tic Tac), Denis Menochet (Lucas), Raphael Personnaz (Elias), Alain Figlarz (Victor), Marius (Marius), Mehdi Nebbou (Amin), Raz Degan (Ahmed Zaief), Tcheky Karyo (Admiral Guezennec); produzione: Stephane Rybojad, Thierry Marro, Benoit Ponsaillè; distribuzione: Eagle Pictures; origine: Francia, 2011; durata: 107’; web info: http://www.eaglepictures.com/in-sal...


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