Spy

Susan Cooper a tutta prima la diresti una donnetta abbastanza insignificante. Di costituzione robusta, abbondante nelle forme, è in quello stato di non eccessivo sovrappeso che negli Stati Uniti è abbastanza normale e che comincia a essere comune anche qui da noi.
Ha dalla sua una simpatia connaturata, derivata da un umorismo serrato e costruito su battute sempre in punta di lingua, veloci e schioccanti, a metà tra volgare e divertente.
Le piace mangiare e soprattutto fare quei dolci che porta poi in ufficio per la gioia dei colleghi che si rimpinzano senza togliere un etto alla loro linea che resta invidiabile.
Per certi aspetti la diresti una dolce matrona che soffre del suo eccesso di normalità, che si sente un po’ invisibile, anche se, in fondo, non le dispiace troppo non essere sempre al centro della scena.
Di mestiere fa, strano a dirsi, l’analista della CIA, come a dire quella che sorveglia le missioni delle spie e che controlla che tutto vada bene attraverso le telecamerine di sorveglianza. Lei è la voce che dà suggerimenti agli agenti, che dice loro dove andare quando devono scappare e che fa saltare la corrente elettrica in intere città quando il suo protetto deve approfittare di un momento di oscurità per darsela a gambe.
In fondo Susan lavora per le missioni più pericolose condotte dall’Agenzia, ma il motivo della sua contentezza è tutta nello stare dietro al suo partner (Jude Law) che ama silenziosamente a distanza.
Quando quest’ultimo muore in missione (o almeno così pare: ma non stiamo qui svelando un ennesimo segreto di Pulcinella), la donna si trova costretta a prendere il suo posto per sventare i loschi piani di una ricchissima russa che conta di vendere un ordigno nucleare al miglior offerente.
Spy è una commedia grottesca tutta fondata sul physique du rôle della protagonista (Melissa McCarthy, nota al pubblico italiano soprattutto per la sua parte in Una mamma per amica, perennemente in replica sulle reti generaliste). Tutto il gioco comico si fonda infatti sul contrasto tra la fisicità normale anche se abbondante della donna e le azioni pericolose e da stunt previste dal genere action alla 007.
Ed è da dire, in questo senso, che il film inanella momenti gustosamente divertenti quando mette in campo improbabili inseguimenti tra le ginniche acrobazie delle spie di lungo corso che saltano tra macchine in corsa e rami di alberi e il faticoso arrancare della protagonista sempre più affannata.
Come fin troppo spesso avviene negli action di ultima generazione, la trama un poco annaspa nel mare di colpi di scena e di tripli doppi giochi con salto carpiato e avvitamento, ma non è certo la coerenza narrativa il centro gravitazionale del racconto tentato dagli sceneggiatori del film.
Qui a contare sono piuttosto le battute sagaci e un sotterraneo, ma divertente inno alla “normalità” e al desiderio di ritrovare se stessi e la propria posizione nel mondo in barba alle imposizioni delle convenzioni sociali del nuovo millennio secondo cui l’abito deve sempre fare il monaco. Nello spionaggio come nel cinema, visto che Susan, dalla sua posizione privilegiata dietro la moviola delle azioni un po’ rappresenta, metalinguisticamente, il cinema stesso.
A questo grigio trionfo delle apparenze, Spy oppone un gioco anarchico e debordante, a tratti divertente, ma stancante sulla lunga distanza delle quasi due ore di proiezione.
Un prodotto estivo probabilmente non destinato a lasciare un solco imperituro nella storia del genere e dei tanti sottogeneri che frequenta con allegra incoscienza, ma che per un po’ rinfresca e diverte.
In fondo è già qualcosa.
(Spy); Regia e sceneggiatura: Paul Feig; fotografia: Robert D. Yeoman; montaggio: Mellissa Bretherton, Brent White ; musica: Theodore Shapiro; interpreti: Melissa McCarthy, Jason Statham, Jude Law, Rose Byrne, Morena Baccarin, Allison Janney, Bobby Cannavale, 50 Cent, Carlos Ponce, Peter Serafinowicz, Zach Woods; produzione: Feigco Entertainment, Twentieth Century Fox; distribuzione: 20th Century Fox; origine: USA, 2015; durata: 120’
