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Strane straniere

Pubblicato il 8 marzo 2017 da Veronica Flora
VOTO:


Strane straniere

Strane straniere, un aggettivo e un nome accomunati dalla stessa etimologia. Nel titolo del nuovo documentario di Elisa Amoruso emerge provocatoriamente la prossimità di senso tra una condizione fisica - quell’essere elemento che arriva dall’esterno in una realtà nella quale ci si aspetta di essere semplicemente accolti, inclusi - e una condizione simbolica di eccentricità, diversità rispetto a ciò che sembra la norma, l’essere fuori dagli schemi, deviare dai percorsi prestabiliti, in fin dei conti, andare “fuori strada”.
Le protagoniste del documentario su commissione di Elisa Amoruso arrivano sullo schermo a partire da un progetto antropologico di Maria Antonietta Mariani sulla composita realtà dell’immigrazione femminile italiana e sulla memoria delle donne, che all’indagine scientifica ha voluto affiancare un’elaborazione artistica, prima fotografica, poi cinematografica.
Ana, Ljuba, Sonia, Sihem, Radi sono donne che provengono da paesi diversi e che vivono da anni in Italia, dove hanno messo radici per volontà o per necessità. Donne arrivate nel nostro Paese per caso e rimaste per qualche forma d’amore, e che dall’amore sono state in qualche modo trasformate quando questo è diventato qualcosa di non più accettabile. Il legame con l’Italia si stringe allora attorno ad altro, al bisogno e al desiderio di interrogarsi su se stesse e sulle proprie scelte di vita, e alla possibilità di indirizzarle verso un percorso umano e professionale che le rappresenti come individui e animali sociali. In ascolto e a prescindere dalle proprie origini, alla ricerca di una stanza tutta per sé.
Come nel caso di Radi, immigrata bulgara in fuga da una storia sbagliata, con l’unico desiderio - perseguito non senza capacità di adattamento e determinazione fuori dall’ordinario - di vivere da pescatrice accanto al mare, e ricongiungersi sempre all’elemento acquatico che più di ogni altra cosa, persino vagheggiato nei sogni, le permette di conoscere il sapore della libertà.
O come nel caso dell’incontenibile Sonia, che con fiducia incrollabile in un matrimonio che sembra pericolosamente vacillare, continua a gestire con piglio decisionista, oltre al marito ritrovato, il movimentato ristorante cinese al centro di Roma di cui è proprietaria. Racconto documentaristico, questo della minuta, granitica imprenditrice cinese, che si colora, per opera dell’abile lavorazione della regista e del nutrito stuolo di montatrici, di sfumature quasi da thriller. Rientra invece nelle forme più canoniche del documentario d’inchiesta, la storia di Sihem, che contro gli stereotipi è costretta a lottare da quando, nemmeno maggiorenne, arriva in Italia dalla Tunisia, costruendo giorno dopo giorno il proprio progetto di vita, non rinnegando anzi rielaborando la memoria aspra della personale esperienza di immigrata, dedicandosi ad attività di assistenza presso la comunità di Aprilia composta da chi, senza nome né bandiera, ha semplicemente bisogno d’aiuto.
Mentre stanno allestendo l’ultima mostra nel loro piccolo, elegante atelier nel quartiere Monti, la croata Ana, dice a un certo punto dell’amica, alter ego e sorella, Ljuba, architetto di origine serba, di nuovo in partenza per un altro viaggio, un’altra città “Lei ci sta bene nel ricoprire sempre il ruolo della straniera”, “Lei è l’aquilone e io sono la bambina che tiene il filo”. Perché ognuno veste l’abito nel quale si trova più comodo, nel quale si sente meglio. E queste donne indossano la parola straniera riempiendola di una stranezza familiare a tutte le donne, fatta della complessità, della fragilità, dell’inesauribile energia dell’essere umano. Nello stesso modo con cui porterebbero un tubino stretto a fiori, guanti plastificati per tirar su le reti, una collana particolare, la matita nera per chiamare occhi negli occhi.


CAST & CREDITS

(Strane straniere); Regia: Elisa Amoruso (separati da virgola); sceneggiatura: Maria Antonietta Mariani, Elisa Amoruso; fotografia: Martina Cocco; montaggio: Irene Vecchio, Chiara Griziotti, Sara Zavarise; musica: Mattia Carratello, Stefano Ratchev; produzione: Matrioska, Rai Cinema, Tangram Film; distribuzione: Istituto Luce Cinecittà; origine: Italia, 2017; durata: (esempio) ’; webinfo: Sito Ufficiale


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