Taormina Film Fest 2011 - Cinéma Vérité

Era il 1971 quando negli States il produttore Craig Gilbert ideò il programma che avrebbe cambiato la storia della televisione. An American Family, che poi andò in onda sulla PBS nel 1973, fu il primo vero reality show. Una troupe televisiva invase la vita quotidiana di una famiglia di Santa Barbara, i Loud, riprendendo ogni attimo della loro esistenza, dal risveglio, ai pranzi, dalle vacanze ai momenti di lavoro, dalle discussioni fino ai momenti di tenerezza. La televisione per la prima volta entrava nella casa di una famiglia americana, ma non come oggetto tecnologico mezzo di comunicazione, informazione e intrattenimento: come mai era successo prima, la televisione si fece letteralmente all’interno della vita di una famiglia americana. Il risultato fu un discusso documentario diviso in dieci puntate che fece scalpore negli Stati Uniti perché mostrava senza il filtro della finzione i problemi reali di una famiglia vera, dalle incomprensioni genitori-figli fino al divorzio e la ricerca dell’identità sessuale.
Cinema Verite, titolo a dir poco impegnativo considerato ciò che questo sintagma significa per la storia della Settima Arte, racconta sul grande schermo proprio quell’esperienza televisiva epocale, entrando nel dietro le quinte della produzione così come nelle reali vicende della famiglia Loud.
Se il film dei due registi Shari Springer Berman e Robert Pulcini (già autori del delizioso American Splendor e del meno riuscito Diario di una tata) da una parte costruisce in modo fluido e appassionante il racconto dei mesi di riprese di An American Family, con una profonda indagine psicologica nei personaggi, dall’altra perde l’occasione di graffiare, di andare a fondo con cattiveria nei meandri della società americana e del mondo dello spettacolo. Cinema Verite è un intenso ritratto familiare, emozionante e ricco di sfumature, ma purtroppo non sfrutta le infinite possibilità di riflessione e di sottotesti che il plot gli offriva concretamente sulla carta. Dietro questo racconto metacinematografico, manca un vero discorso sul cinema, sia estetico (non bastano gli scontati inserti simildocumentaristici) che contenutistico (l’analisi dell’industria dello spettacolo si ferma alla descrizione di un produttore disposto a tutto, anche a calpestare i sentimenti, pur di ottenere il risultato artistico desiderato). Ma soprattutto dietro l’acuto affresco della famiglia Loud, manca l’America, quella degli anni ’70, di Nixon, del Vietnam. Si avverte infatti l’assenza di un’immagine degli Stati Uniti che vada oltre i paesaggi californiani, che scavi nella società, nel rapporto tra essa e il potere del cinema, della televisione e dei media in generale.
Cinema Verite , prodotto dalla HBO e presentato al Taormina Film Festival 2011, perde dunque l’occasione di raggiungere il bersaglio che invece era stato colpito in pieno da un film come Boogie Nights (Paul Thomas Anderson, 1997), capace di cristallizzare sullo schermo un periodo di netto cambiamento culturale per gli States, con una riflessione sull’immaginario americano filtrata dall’analisi del mondo dello spettacolo (in quel caso della produzione pornografica). Rimane sicuramente un po’ di delusione per un’opera che poteva e doveva osare di più in questa direzione; ma per fortuna rimane anche la forza emotiva di un racconto familiare doloroso e delicato allo stesso tempo, ben scritto (la sceneggiatura è di David Seltzer) e portato sullo schermo da attori in ottima forma: Diane Lane è una convincente moglie delusa e una madre dolce e responsabile, Tim Robbins è impressionante nel ricalcare movenze e atteggiamenti del vero Bill Loud, e il giovane Thomas Dekker offre una divertita interpretazione del figlio omosessuale Lance.
(Cinema Verite) Regia: Shari Springer Berman e Robert Pulcini; sceneggiatura: David Seltzer; fotografia: Affonso Beato; montaggio: Sarah Flack, Robert Pulcini; musica: Rolfe Kent; interpreti: Diane Lane, Tim Robbins, James Gandolfini, Patrick Fugit, Kathleen Quinlan, Thomas Dekker; produzione: HBO Films; origine: USA; durata: 97’.
