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Tatanka

Pubblicato il 6 maggio 2011 da Annalaura Imperiali


Tatanka

Michele si muove sul ring, veloce come la luce, potente come un uragano, affilato come una spada, determinato come un pioniere che fiuta l’oro nel far west, bestiale come un “bufalo scatenato”.

Ma facciamo un passo indietro…

Parte della cinematografia che ha fatto la storia, da Alì e Rocky al grande capolavoro di Clint Eastwood Million Dollar Baby, racconta le vicende più o meno controverse che si legano al più conosciuto simbolo della primitività e della forza dell’uomo in qualunque tempo e in qualunque luogo: il pugilato.
La scrittura ha trasudato righe su questo stesso pugilato che ancora tanto appassiona gente di ogni età. Libri, articoli, epopee e saggi hanno accompagnato in maniera filosofica e/o concettuale lo sport che meglio di qualunque altro pone ogni individualità di fronte alle proprie potenzialità e ai propri limiti. Franco Ruffini, ex docente e titolare di cattedra di teatro presso il DAMS di Roma Tre, ha scelto di elevare il senso più profondo della boxe all’apice della sua dimensione, nello stretto rapporto che essa ha con l’arte dell’attore, della recitazione, della scena e del teatro stesso. La boxe natura, quella dell’orso dai movimenti istintuali e al contempo saggi e pensati; la boxe orchidea, quella del magnifico Georges Carpentier , “scattante e fine schermidore”; la boxe obiettiva, quella di “Freddy il montante”, chiamato così “dopo aver prodotto sul ring un colpo al mento eccezionale”: sono tutte concentrate nel complessivo éloge de la boxe in cui la figura del lottatore, “bello [che] arrivava per punire il bruto”, predomina.

E tutte queste molteplici sfaccettature si accingono a comporre l’immagine, prima sfocata e poi sempre più nitida, di un Clemente Russo, alias Michele, che sale sul ring, forse per sbaglio o per disperazione, ancora calato nella propria adolescenza senza futuro e senza via d’uscita dalla crudeltà del mondo. Michele decide di non scendere mai più da lì, per incontrare sul quel quadrato dall’attrazione dirompente la propria alternativa ai paraocchi offertigli dalla società in cui è nato, che lo circonda e che cerca di tarpargli le ali riducendolo a ultimo gradino nella scala gerarchica della delinquenza, a merce di scambio e a speculazione economica clandestina e fine a se stessa.
Attraversando il proprio tentativo di fuga dalla bruttezza del reale, la propria volontà di scoperta dell’amore, unico e romantico, e infine la propria ricerca, disperata e dolcissima, di una figura paterna che gli è sempre mancata, Michele corre a testa bassa per sudare lacrime e sangue, per sentire il peso dell’acido lattico che gli arriva fin sopra il collo, per guadagnarsi con la fatica e con lo sforzo, soprattutto fisico ma anche mentale, quella meta tanto agognata che non è inarrivabile per chiunque decida di mettersi a perseguirla con l’energia trainante di un cuore che palpita a suon di colpi d’acceleratore.
Il tutto nella resa estremamente veritiera delle scenografie volutamente ricostruite nei luoghi originari di Clemente Russo e del casertano che tutt’oggi combatte con la violenza della storia fatta dalla legge del più forte e del più furbo. Castel Volturno, Marcianise, Casal di Principe divengono quindi le tappe di un’ampia corsa ad ostacoli destinata a continuare anche all’estero, tra Berlino e la Polonia, che sembra portare verso la piena realizzazione di un unico grande obiettivo: il professionismo finalizzato alle Olimpiadi.

Assolutamente riuscite le scelte musicali, che accompagnano nella calma riflessiva e nella brutalità violenta le scene di questa attualissima pellicola che ha voluto riportare il pugilato in primo piano in un cinema italiano che sembrava averlo lasciato nel dimenticatoio da anni, o comunque dal tempo di Il campione (Franco Zeffirelli, 1979).
Positivamente studiate ed efficaci nel loro intento di resa acre del plot narrativo le fotografie, dall’aspetto tanto penetrante quanto seducente.
Non c’è che dire: Roberto Saviano, anche stavolta, dopo Gomorra di circa due anni fa, ha saputo ispirare un ottimo esempio di cinematografia italiana in cui La bellezza e l’inferno, titolo del libro da cui è tratto lo stesso Tatanka, giocano un ruolo fondamentale nel proprio connubio indissolubile e prevedibilmente pericoloso.


CAST & CREDITS

(Tatanka) Regia: Giuseppe Gagliardi ; sceneggiatura: Giuseppe Gagliardi, Maurizio Braucci, Massimo Gaudioso, Salvatore Sansone, Stefano Sardo (tratto da un racconto di Roberto Saviano) ; fotografia: Michele Paradisi ; montaggio: Simone Manetti ; musica: Peppe Voltarelli; interpreti: Clemente Russo (Michele), Carmine Recano (Rosario), Giorgio Colangeli (Sabatino), Rade Serbedzija (Vinko); produzione: Margherita Film, Gruppo Minerva International ; distribuzione: Bolero Film ; origine: Italia ; durata: 100’.


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