The American

Fresco di un primato al box office statunitense ottenuto dopo appena un week-end di programmazione nelle sale e di un incasso da 19 milioni di dollari fatto registrare dopo la sua prima settimana americana, esce anche in Italia il thriller intimistico The American, uno dei primi film-evento di questa nuova e intensa stagione cinematografica. A fare da apripista è il volto ormai nostrano del bel Clooney, protagonista assoluto del film e trascinatore di un progetto non solo cinematografico ma anche umanitario. Scegliendo come location alcuni comuni dell’Abruzzo, la produzione di The American ha infatti voluto contribuire, come più volte sottolineato dallo stesso Clooney in fase di pre-produzione, a rilanciare l’economia delle zone terremotate, portandole sotto la luce dei riflettori e permettendo che esse divenissero lo sfondo ideale per il tipo di storia raccontata. Clooney interpreta uno spietato killer professionista che dopo essere scampato ad una imboscata nelle gelide nevi del nord Europa è costretto a nascondersi negli sperduti altipiani abruzzesi per sfuggire alla caccia dei suoi altrettanto feroci inseguitori. Nella quiete di Castel del Monte, immerso nella semplicità del classico paesino di montagna dalla comunità limitata ma solidale, l’uomo freddo e malvagio si avvia però verso un lento e radicale cambiamento. Il criminale si stanca di essere tale e sceglie di redimersi in nome dell’amore vero e dei sentimenti sinora repressi. Non prima però di un’ultima missione: la costruzione di un’arma artigianale per una misteriosa compratrice arrivata in paese. Per “l’americano” è un gioco da ragazzi dietro cui si nasconde però un losco e oscuro complotto teso a metterlo fuori causa definitivamente e a compromettere il suo destino da uomo libero. A pochi anni di distanza da un esordio nel lungometraggio a dir poco sorprendente, il talentuoso olandese Anton Corbijn torna dietro la macchina da presa per un’opera seconda che si allontana per stile e idea dalla concezione cinematografica lasciata emergere in Control. Se in quel caso era infatti la visionarietà di un artista completo e originale a guidare le redini di un biopic stravagante e rarefatto, oggi ad emergere è l’animo del cineasta più puro che sfida le strutture di genere classico per ridefinirne contorni e modalità sull’impronta di una idea di cinema personale. Con The American, Corbijn tenta chiaramente di modificare le tinte forti del thriller d’azione, riducendo di molto l’effetto spettacolare e concentrando l’attenzione sulla figura umana, sulla sua solitudine forzata, sulla debolezza e sulla redenzione tanto sperata. Il viaggio intrapreso dal killer è uno di quei spostamenti dell’anima di wendersiana memoria, è il lasciapassare per una indagine introspettiva tesa a svelare finalmente le reali condizioni del proprio stato. Le lunghe pause, i silenzi, i primi piani e i totali sui paesaggi, le luci naturali e i lenti movimenti di macchina diventano così, con il passare dei minuti, niente altro che lo strumento di registrazione dell’incedere umano. La prova concreta e vagamente percettibile della rinascita verso cui si sta faticosamente dirigendo il solitario assassino della valle. A dispetto di una originalità azzardata ma comunque interessante The American rivela però a lungo andare una precarietà inaspettata e deludente e la struttura non manca di quei difetti tipici dell’opera ovvia e prevedibile. Scelte narrative sbagliate, una semplicità sin troppo ostentata e una scintilla che non arriva mai, contribuiscono a rendere la visione pesante e scontata, facendo dimenticare in breve tempo tutte le qualità lasciate emergere tra le pieghe del racconto. E’ come se la sperimentazione ricercata da Corbijn, accennata dal suo sguardo minimalista, dalla descrizione minuziosa della precarietà sentimentale, da una evidente lentezza dello svolgimento narrativo, si fosse dapprima contaminata e poi interrotta definitivamente per far posto ad una consuetudine più facile da consumare e più accessibile allo spettatore medio. Con il risultato che ciò a cui assistiamo pare svuotato della sua essenza naturale, la visione riempita di una inconsolabile amarezza (per quello che avremmo potuto vedere) e il futuro del talentuoso regista tinto improvvisamente di una incertezza inaspettata e imprevedibile. La cui influenza sull’attualità ci spinge a non fare altro che sospendere il giudizio in attesa di un ritorno all’austerità visiva ma ispirata di un Control parte seconda.
(The American) Regia: Anton Corbijn; tratto dal romanzo di Martin Booth; sceneggiatura: Rowan Joffe; fotografia: Martin Ruhe; montaggio: Andrew Hulme; musiche: Herbert Grönemeyer; scenografia: Mark Digby; costumi: Suttirat Anne Larlarb; interpreti: George Clooney (Jack/Edward), Violante Placido (Clara), Paolo Bonacelli (Padre Benedetto), Filippo Timi (Fabio), Thekla Reuten (Mathilde), Bruce Altman (Larry); produzione: Focus Features, Greenlit Rights, Smoke House, This Is That Productions; distribuzione: Universal Pictures; origine: USA; durata: 103’; web info: http://www.cinema.universalpictures....
