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The Beatles - Eight Days a Week

Pubblicato il 15 settembre 2016 da Annalaura Imperiali
VOTO:


The Beatles - Eight Days a Week

Quando la memoria corre al XX secolo, tante sono le cose che vengono in mente: la Storia ci ha insegnato che cosa significhino non una, ma ben due guerre mondiali; la politica ci ha insegnato cosa comportano le grandi rivoluzioni totalitarie, non importa sotto che bandiera esse vengano fatte; l’economia ci insegna che, se l’Ottocento è stato il secolo della Gran Bretagna e il nuovo ed attuale millennio è quello della Cina, il “secolo breve”, tanto per citare il celeberrimo storico e scrittore britannico Eric Hobsbawm, è stato il secolo della super-potenza americana; ma, soprattutto, la musica ci ha insegnato che non c’è una sola persona al mondo che non abbia ascoltato, almeno una volta nella propria breve o lunga esistenza, una canzone dei Beatles: anima della trasformazione generazionale e sociale che ha contrassegnato gli anni ’60, fuoco vivo della forza dirompente che cominciava ad avere, in modo crescente, la fascia d’età adolescenziale nel mondo intero, cuore pulsante di una generazione che, forse non a caso, aveva già preso piede nell’America degli anni ’50 sotto il nome, insignito dallo scrittore Jack Kerouac, “Beat Generation”.

Tutto questo racconta Ron Howard nel suo ultimo documentario che s’intitola, per l’appunto, The Beatles - Eight Days a Week. “Otto giorni a settimana” perché, in effetti, ai Beatles non ne bastavano sette, come a tutti gli altri comuni mortali, per portare a termine l’infinità di impegni con cui si dovevano interfacciare ogni giorno della loro vita a seguito del proprio vincente esordio in campo musicale. A concerti si susseguivano concerti; a fan in delirio in Inghilterra si sostituivano fan in delirio, per citare solo alcune mete dei loro tour in giro per il mondo, in Giappone, America, Italia, Francia, Danimarca e Svezia; accanto ad album già di grande successo si incidevano nuovi album destinati a sfondare il successo già raggiunto in precedenza.
Il tutto senza che i quattro simpatici e scanzonati “caschetti” inglesi, provenienti da famiglie operaie della zona limitrofa a Liverpool, si aspettassero di scalare la vetta della supremazia nella fama mondiale, arrivando addirittura a consacrarsi, direttamente e attraverso un passaggio privilegiato, nell’Olimpo degli Dei.

Commuove, pur non avendone direttamente fatto parte, il mondo raccontato attraverso le immagini e i video di repertorio che Ron Howard unisce insieme in quel taglio e in quel cucito che costituiscono il montato finale di un valido prodotto audiovisivo, tutto giocato sulla biografia e sull’autobiografia della rock-band più famosa di tutti i tempi. Eppure lascia un po’ a desiderare il finale del film il quale, pur rispettando la chiara scelta registica di voler spezzare il racconto prima del dolore finale della separazione, del declino e della morte di John Lennon e George Harrison, carica emotivamente lo spettatore per poi sciogliersi come neve al sole lì dove l’aspettativa dell’implicito fan del gruppo non attende altro che essere soddisfatta nella totalità del suo interesse verso i Beatles, in campo sia pubblico che privato. Ma, ad ogni modo, non si può perdere The Beatles - Eight Days a Week, a maggior ragione considerando che, per mano della distribuzione Lucky Red, viene presentato nelle sale italiane come un’“uscita-evento” che copre soltanto una settimana di tempo, dal 15 al 21 settembre prossimi. E, considerando il genere documentaristico nonché il tema trattato, non resta che invitare il pubblico ad entrare, come solo i migliori circensi sanno fare, a suon di “venghino, Signori, venghino!”.


CAST & CREDITS

(The Beatles - Eight days a week) - Regia: Ron Howard; Soggetto & Sceneggiatura: Mark Monroe, P.G. Morgan; Fotografia: Michael Wood; Montaggio: Paul Crowder; Musiche: Ric Markmann, Dan Pinnella, Chris Wagner; Scenografia & Costumi: John Rita; Interpreti: Paul McCartney (se stesso), Ringo Starr (se stesso), John Lennon (se stesso – archivio filmato), George Harrison (se stesso – archivio filmato), Larry Kane (se stesso); Produzione: Marc Ambrose, Brian Grazer, Ron Howard, Paul McCartney, Scott Pascucci, Nigel Sinclair, in co-produzione con Bruce Higham, Stuart Samuels, Matthew White; Distribuzione (IT): Lucky Red; Origine: U.K./U.S.A., 2016; Durata: 137’


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