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The Bruce Springsteen Music Experience By The Recording Sessions: 1972/2012. Prima parte: 1972/1973 - Verbose Loggin’ To The New Musical Limit.

Pubblicato il 22 gennaio 2012 da Emiliano Paladini


The Bruce Springsteen Music Experience By The Recording Sessions: 1972/2012. Prima parte: 1972/1973 - Verbose Loggin' To The New Musical Limit.

La discografia ufficiale di Bruce Springsteen comincia all’inizio dell’anno 1973, il 5 gennaio, quando esce il suo primo disco: Greetings From Asbury Park, N.J.: un affresco incondizionato, agile, svelto e sveglio della realtà sua contemporanea.
Si seguirà ad ogni modo la logica delle recording sessions, e non delle uscite discografiche, non solo per fare cifra tonda col qurantesimo (1972/2012) ma perchè è una delle caratteristiche più note del lavoro di Bruce Springsteen, partire da qualche registrazione precedente per far cominciare il lavoro nuovo e più attuale (lo si vedrà soprattutto tra il 1982 e il 1984, tra Nebraska e Born In The USA). Quindi anche se il primo disco di Springsteen è del 1973, qui si parte dal 1972.
Le registrazioni di Greetings risalgono infatti all’estate del ’72. La band è composta da: Bruce Springsteen, Clarence Clemons, David Sancious, Vini Mad Dog Lopez e Gary Tallent (Danny Federici dal secondo album). Il disco, oramai lo sappiamo tutti, esce nel 1973. Quà cominciano ad affermarsi la tematica e il contesto fondamentale del lavoro di Bruce Springsteen. Quei contesti urbani della costa Est, NY-NJ (il 15 gennaio c’è stato l’undicesimo concerto tradizionale di beneficenza nativo del New Jersey e della scena musicale locale, dello Stone Pony di Asbury Park: Light Of Day - Spanish Johnny in solo acustico); e la tratta musicale da descrivere si circonda di fronzoli da avventura giovanilistica di stampo anni cinquanta, di schermaglie verbali nevrotiche caratteristiche del gergo locale, verboso, veloce; il cui riflesso è impresso nei solchi in vinile a caratteri cubitali dalla sovrumana abbondanza di parole dei versi delle canzoni di questo primo disco da bersi tutto d’un fiato (le canzoni, i suoi versi e il disco) che chiama a un cantato molte volte esasperato, esanime, senza voce, senza più fiato in gola, a perdifiato, con le parole che escono da sole spinte da una gigantesca anima musicale che pulsa nelle vene di uno dei più grandi artisti della storia della musica rock americana e internazionale. E qui il riferimento è solo per fare un esempio a It’s Hard To Be A Saint In The City, quando si arriva al momento in cui c’è da dire di come quelle - South Side sisters sure look pretty. Ma questa è ad ogni modo la traccia che chiude i lavori del disco. Il disco si apre infatti con Blinded By The Light, Growing Up, quindi, e a seguire: Mary Queen Of Arkansas, Does This Bus Stop At 82nd Street?, Lost In The Flood, The Angel, For You, Spirit In The Night e It’s Hard To Be A Saint In The City, quindi.
Il disco è nel suo complesso molto ben piazzato, relativamente alla struttura complessiva. Le atmosfere sono molto ben bilanciate e molto ben bilanciata è la formulazione dei contenuti. Gli spazi sono molto ben distribuiti e riempiti in modo molto variegato con tonalità di espressioni ancora rare per il suo tempo e tipologie umane tipiche della strada caratteristiche della scena musica newyorkese incarnatesi con eloquente efficacia nelle prime registrazioni dei Velvet Undergound.
Ma è un’unmanità quasi mai completamente devastata, però, bonaria in quasi tutti i casi, e in cerca di cose nuove rispetto alle tematiche dello squad della Factory. Tra l’altro poi, sorvolando la poetica di Lou Reed (dei Velvet non c’è niente di rintracciabile in Bruce Springsteen se consideriamo la magia di Cale o le luci di Andy Warhol) non c’è di fatto quasi niente che sarà classico rispetto all’epoca a cui si riferisce, i primi anni settanta. Ma tutto il disco è in ogni caso pervaso da quella sensazione di vivacità corrosiva tipicamente anni settanta che istiga l’emergere di una nuova luce dei paesaggi urbani della costa atlantica statunitense, in questo caso; assecondando una metafora folk urbana razionale e intuitiva - di cui Nebraska sarà la maestosa e magnifica versione acida, deep-fogged - dialettale e gergale, che dà spazio alla voce di una umanità emergente non troppo d’accordo con il mainstream culturale anni sessanta - o con questo non del tutto integrato - e alla ricerca di svaghi veri, relazioni e non droghe, e di integrazione costruttiva, lavoro, partecipazione, pace, dialogo e rapporti con le istituzioni e le macchine - qualunque esse siano - vivendole tutte nel bene e nel male ed evitando di catalogarle per categorie solo imparate a memoria, legittimando quindi il tutto con una buona dose di buonismo salvifico e speranzoso assolutamente caratteristico pensando a Bruce Springsteen e alla sua musica. E col primo disco comunque al di là di tutto si spalmano per intero le tematiche fondamentali della musica propria di Bruce Springsteen. Non ci saranno evoluzioni ma metamorfosi fino al terzo suo lavoro. E così alla prima metamorfosi si stacca il biglietto del miracolo. Si timbra il cartellino delle nuvole, direttamente su in paradiso. L’11 settembre 1973 esce The Wild The Innocent And The E Street Shuffle (fatto tutto per intero per la prima volta in assoluto al Madison Square Garden il 7 novembre 2009).
Questo secondo disco è purea musicale, ovatta soft-rock anni settanta. Per un sacco di motivi è più inserito del primo nel panorama musicale suo contemporaneo. Uno di questi, quello più evidente, è tutto tra le righe musicali di Kitty’s Back (live a Denver nel settembre 2003, con Because The Night tra le altre), ma anche nella copertina, per certi versi, in cui si intuisce la genesi, proprio, e non l’origine che è ancora lontana, o i prodromi, del villaggio globale ma più che altro dei suoi abitanti, e del nomadismo urbano che seguirà su livelli di un più puro intellettualismo e sviluppo tecnologico.
In questo disco le tematiche del precedente lavoro cambiano improvvisamente aspetto nel giro di quasi un anno esatto (considerando le date in studio, le recording sessions). Questi i brani contenuti: The E Street Shuffle; 4th Of July, Asbury Park (Sandy); Kitty’s Back; Wild Billy Circus Story; Incident On The 57th Street; Rosalita (Come Out Tonight); New York City Serenade; e la cifra totale si calcola con un’ esperienza paranormale del sentire (non il racconto folk-gergale di una girandola di esperienze come in quasi tutto il primo); e l’elevazione musicale è sovrumana, a un passo oltre il quale sembra poterci essere solo disgrazia e poca roba miserabile - parole che si attaccano ogni volta a una nuova canzone per chiunque ne ascolti almeno una decina al giorno tutte completamente diverse tra di loro: probabilmente è Blue Valentine il disco più bello del mondo (Tom Waits, 1978), ma chissà quale sarà per ogni domani mattina il disco più bello del mondo.
Per cui, allora, e solo per fare alcuni esempi, nel secondo disco di Bruce Springsteen c’è una magia quasi spontanea e quasi psichedelica reiterabile solo con alcune delle tecniche di lavorazione del folk più ruvido sperimentato più in là con gli anni in Tom Joad, o in quello gelido di Nebraska poco prima, col quale al di là dell’intermezzo teoretico coi Suicide (lo si vedrà più avanti) si introduce l’idea di musica etnica se si considera il contesto geografico degli Stati Uniti d’America.
Nel secondo disco del Boss c’è quindi qualcosa di magicamente multisensoriale che si ritrova in alcuni dei passi celebri di The Rising. Qualcosa che ci fa volare da NYC Serenade, pietra filosofale metamorfosata in acustico delle sensazioni delle ballads del primo disco dei Velvet e contigua a Mary Queen del primo disco dello stesso Springsteen, alla canzone del Circo di Wild Billy, già protagonista del sogno dello spirito della notte di Greetings e con un echo di Sunday Morning degli stessi Velvet Underground.
Tra l’altro la prima traccia di questo secondo disco di Springsteen si chiude là dove parte Sweet Jane, Velvet Underground - just watch me now. Ed è però proprio questo lo standard rock americano, la classica progressione rock standard americana; come quella di Tales Of Brave Ulysses o White Room, entrambe dei Cream, lo è per il genere inglese. Ma qui le strade si complicano ulteriormente nel tracciare un percorso esatto di sviluppo della musica hard-rock, se è vero che sia gli MC5 che i Cream suonavano con goduria esasperata Born Under A Bad Sign - ed MC5 e Cream sono contemporanei.
Ma comunque sia, Sweet Jane e The E Street Shuffle condividono il medesimo svolazzo strumentale. Dove parte l’una finisce l’altra. E proprio a questa altezza Bruce Springsteen comincia a far combaciare la storia della sua musica con lo sviluppo della musica americana in generale, laddove col primo disco - che sembrava un one and done del calibro di Pump Up The Volume - proponeva invece solo un’epopea folk molto intima, personale, quasi uno sguardo assolutamente molto soggettivo, per molti versi aggressivo, e assolutamente molto spinto nella metrica e nella ritmica che diventa rock prodromo della sua storia ed evoluzione. Comunque in tutti i casi si tratta, relativamente a questi due primi dischi del Boss, di due lavori speculari per il primo anno da professionista di Bruce Springsteen, ricchissimi e molto liberi.
Si va per la terza trasformazione, allora, per l’inizio di un nuovo genere a cascate di metamorfosi successive: Born To Run, Darkness, e The River. E The River restituirà a Bruce Springsteen tutta quella libertà compositiva necessariamente condensata nella perfetta alchimia di automatismi e schemi delle precedenti due uscite alla ricerca del disco rock assoluto: The E Street Band greetin’ the Wild and the Innocent - poi l’eterno successo in gloria.
Il nuovo album di Bruce Springsteen si intitola Wrecking Ball. Uscirà il 6 marzo 2012 su Columbia Records. La traccia omonima è stata presentata all’ultima notte musicale del vecchio stadio dei Giants, nel 2009, 9 ottobre, prima che questo venisse demolito.
Quello nuovo è, con le spalle all’Izod Center, alla sua sinistra quando erano entrambi in piedi. Jets-Bengals 37-0, 3.10.2010, l’ultima partita di football americano (fu quello il Superbowl dei Saints). Lì dentro i Giants hanno perso 41-9 l’ultima partita in casa contro i Panthers, 27.12.2009; il Messico ha battuto gli USA nella finale di CONCACAF Gold Cup 2009 5-0 il 26 luglio; Bono Vox ha esagerato dicendo che nemmeno il papa ha ricevuto tanta accoglienza in uno stadio: 84.467 spettatori durante l’ultima serata dell’U2 360 Tour il 24 settembre. E la mostra dal titolo - From Asbury Park To The Promised Land: The Life And Music Of Bruce Springsteen - dal Rock And Roll Hall Of Fame Museum si sposta, dal 17 febbraio al 3 settembre 2012, al National Constitution Center di Philadelphia. (Photo: Copyright by Butkus/foryoubruce.com).


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