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The Bruce Springsteen music experience by the recording sessions. Seconda parte: 1974/1980. From the backstreets to the edge of town through the river and on

Pubblicato il 7 marzo 2012 da Emiliano Paladini


The Bruce Springsteen music experience by the recording sessions. Seconda parte: 1974/1980. From the backstreets to the edge of town through the river and on

Il risultato, che è lo stesso ma solo in astratto, con la terza dimensione può cambiare di direzione e senso; e il verso in questo caso è quello delle oscurità che nascono dalle acque del fiume e dilagano verso quel puntino nero perfettamente disegnato e messo a segno o deliziosamente condensato con Nebraska: un tuffo nell’oscurità più densa e torbida per salire al fiume di nuovo e correre ancora oltre e lontani. Questa l’impostazione della seconda parte: il quarto, il quinto e il terzo disco di Bruce Springsteen e a ritroso il terzo, il quinto e il quarto album. Anche se non c’è un motivo precisamente. Si segue l’intuizione di Springsteen, più che altro; relativa all’aver più o meno consapevolmente identificato la notte, dolce, triste, di gazzarra o di baruffa che sia (Night, oltre che una canzone del terzo disco, è una delle parole più citate in assoluto nei testi di Bruce Springsteen), con le oscurità dell’anima dell’uomo (Darkness On The Edge Of Town) e con quelle dell’esistenza (Nebraska), con l’evolversi del tempo, la crescita dell’uomo e i rispettivi cambi di prospettive.
E’ possibile cioè vedere come Bruce Springsteen abbia coinvolto il fiume (The River), le sue acque, nel ruolo di veicolo sopra il quale l’oscurità passa dal corpo dell’uomo al corpo sociale e viceversa, dalla società agli uomini in divina soluzione di continuità, trasformandosi in oscurità pura, da semplice cielo stellato, quando l’uomo semplicemente si innamora del cielo stellato (qualunque cosa significhi). Gesto di per sè premonitorio in molti casi (Born To Run), come lo stesso Springsteen farà capire, della trasformazione della notte in oscurità dell’anima, della mente (Darkness) e della società alienata di conseguenza (Nebraska); presagio della trasformazione della notte in buio dell’anima che avviene quando la notte attraversa in silenzio le acque del fiume delle nostre vite (The River). E a questo punto si può pure lasciare intatto il percorso cronologico dicendo che la notte (Born To Run) diventa oscurità (Darkness On The Edge Of Town), nebbia che attraversa il fiume (The River), e diventa delirio magnifico e romanzo magnifico del delirio (Nebraska). E poi ancora diventa la luce del lavoro, dell’amore maturo e di un po’ di rancore ancora da sfogare, rauco, sguaiato, potente, ma non arrabbiato, soddisfatto: cool rockin’ daddy, Born In The USA, in una serie ininterrotta di mutanti visioni giroscopiche sulla sponda dei dischi che dal terzo passano al settimo impaginando scene di ordinaria quotidianità consequenziali a una perfetta drammaturgia del contemporaneo nel teatro della trasformazione umana - e comunque sia, il passo dopo BITUSA è Tunnel Of Love sull’amore coniugale e la sua rottura, sull’ennesimo passaggio segreto dell’anima, sotterraneo, o comunque coperto e nascosto; e in tutti i casi, dopo Born To Run la musica di Springsteen assume tinte sempre un po’ più scure, con la vivida e lucida magia orchestrata dai primi due dischi che si recupererà con molta tecnica e pervaderà comunque le sensazioni di ogni suo concerto (e con BITUSA si chiude la prima parte della carriera di Springsteen: dopo undici anni e sette dischi arriva il successo mondiale e interplanetario, considerato pure che allo stesso successo, oggi, in molti, arrivano, sfatando un altro mito contemporaneo, dopo nemmeno dieci minuti).
Ad ogni modo c’è, e proprio in questo caso, e ancora una volta usciti dall’ordine della cronologia tradizionale, un gioco bidirezionale, con le oscurità che salgono dal fiume e che nel fiume si tuffano e vengono disperse e corrono. E facendo un esempio, quindi, di come si compie questa translitterazione del concetto di notte nel concetto di oscurità, si può considerare un secondo due canzoni in parallelo: Backstreets (Born To Run) e Darkness On The Edge Of Town del successivo LP omonimo. La prima narra il ricordo da parte di un tale della sua storia d’amore e di quando si doveva imboscare con la tipa nelle stradine un po’ nascoste e buie, indipendentemente dal loro essere in centro o in periferia (Backstreets), per fare i fatti loro in pace e promettersi un sacco di cose; la seconda parla, quasi in una conseguenza scenica tra l’altro, di uno che dice che se ora la tipa lo vuole ancora con sè deve andarselo a cercare nell’oscurità ai margini della città. Ma a parte il fatto che le backstreets dei ricordi d’amore, diventano badlands (il brano di apertura di Darkness, e quindi prima della canzone dal titolo Darkness On The Edge Of Town) da cui estirpare ogni spina della rosa per gustarsi i petali in pace ai margini di tutto (è un tipico concetto del Romanticismo storico, questo, e non a caso Bruce Springsteen è uno degli elementi di spicco del movimento new-romantic); e al di là quindi dell’eccezionale reprise, sequel in realtà, della storia d’amore, quello che è pertinente ora è proprio cogliere il passaggio dalle strade secondarie buie in mezzo alla città o in città più semplicemente, al pieno dell’oscurità ai margini della città intera - anche se in realtà i personaggi di Bruce Springsteen si nascondevano nella notte per consumare i loro amori, nell’ocurità della periferia vivono un certezza nuova, e oltre il fiume le gioie e i dolori della vita adulta.
E’ tutto quà, insomma. Questo è tutto quello che si stava cercando di dire, dicendo della notte che da Born To Run a Darkness On The Edge Of Town diventa oscurità, quando nella notte si consumano storie di ogni genere e tipo alla cui conclusione rimane solo il vestito scuro del protagonista, o dei protagonisti, l’oscurità in tutti i casi; e in tutti i casi i protagonisti sono protagonisti di tutte quelle storie vissute almeno un centinaio di volte che riposano nei ricordi e diventano ripensamenti di una vita intera passando dal tepore della notte che le ha cullate alle tenebre dell’oscurità che le ripensa. E il messaggio ultimo è sempre molto costruttivo: dall’oscurità nasce la luce e lo sforzo di non dissiparla; e anche se non è chiaro immediatamente il motivo di come e perchè la notte finisca col diventare oscurità, buio dell’anima, questa è la direzione presa dal racconto musicale nella sequenza delle sue uscite discografiche - from backstreets to the edge of town.
Darkness On The Edge Of Town non è però una commiserazione. Non è l’attestato di un disagio. E’ un punto fermo, un pilastro, la luce di una nuova vita. E’ un’affermazione, una presa di posizione, un riconoscimento alla e della vita che cambia, della notte che da atmosfera diventa vestito e pelle. In BTR infatti si vive di notte la notte intera; con Darkness si veste, si calza e si vive la notte in persona. I due dischi sono molto differenti nei toni. La struttura è pressochè la stessa. E differenziandosi nei toni, nei suoni e nei modi, è impossibile che in Darkness ci siano serenate spensierate varie (Jungleland, Meeting Across The River, di per sè il riassunto migliore di tutto quello che qui si vuole dire), o robe scanzonate tipo Tenth Avenue Freeze Out, ma è molto probabile che in Darkness ci siano invece discorsi notturni, monologhi (Racing In The Street, Something In The Night), riflessioni, idee, passeggiate e non corse, rabbia contro la storia nemica dell’uomo (Adam Raised A Cain - un’evoluzione più o meno inevitabile nella storia della coscienza umana, da non combattere, da non commiserare, ma da viversi dentro fino in fondo).
Ed è pure molto probabile che in Darkness le passioni sfrenate (She’s The One, in BTR) diventino dalla parte opposta graffianti lezioni d’amore e di vita quando si cerca il piacere nelle relazioni o nel lavoro e non nello stare bene con sè stessi e da sè stessi essere accettati. Laddove l’analisi a questo punto cade tra Candy’s Room e Factory, e proprio là dove quest’ultima è poi da vedersi come l’esatto contrario di Night, perchè è qui, con Factory, col passaggio da Night a Factory, che si intende probabilmente meglio il passaggio dalla notte al vuoto mentale; ed è proprio qui che si vede la notte albeggiare nei nostri cuori e non riuscire e non aver mai voglia di tramontarsene in nessun modo e in maniera irridente, poi, davanti all’umile e impotente fierezza rassegnata del genere umano - ed è proprio il lavoro (Factory) la salvezza dell’uomo. Nel complesso, alla fine, da BTR a DOTEOT le backtreets si ingigantiscono, non sono più nascondigli per amanti o per ritrovi vari, e diventano badlands in cui doversi districare e ritrovarsi al di là delle relazioni, dentro se stessi innanzitutto, e ognuno col proprio credo e con le proprie azioni. E a questo punto, allora, anche il racconto di The Promised Land sostituirà quello di Night nel racconto del luogo della ricerca del sè, di stessi e del proprio benessere, che fatuo od eterno che sia non dipenderà più dai capricci del sole e della luna, ma si troverà in un nuovo posto, completamente nuovo, e probabilmente proprio là dove altrettanto probabilmente la terra brucia più dell’asfalto e del fuoco dell’anima e delle sue parole (Streets Of Fire, oltre le quali è il lavoro la terra promessa).
Alla fine però non c’è morale da farsi. Non ce n’è uno giusto e uno sbagliato tra questi due dischi. Born To Run e Darkness On The Edge Of Town (in breve: l’amore e il lavoro e i relativi problemi) sono due dischi che descrivono due diversi stati d’animo dell’artista; il quale a sua volta coglie l’universalità di questi due stati d’animo molto differenti tra loro ed è in grado di descriverli come momenti della vita di ognuno - e assorbito tutto questo, vissuto questo cambiamento interiore mutuandolo in dischi di portata devastante, si torna alla composizione pura più completa, libera e totale: esce The River (l’amore, il lavoro e l’uomo nella sua interezza).
Nel gennaio del 1974 partono le registrazioni, ma c’è qualcosa che comincia già a diventare una leggenda: The E Street Shuffle Having A Party (slow-live medley rendition; e comunque, tornando un attimo dietro, il secondo disco nasce a perdifiato e proprio a velocità incandescenti, considerando The E Street Shuffle, in continuità con It’s Hard To Be A Saint In The City - anche nel brano di Spanish Johnny c’è un eccesso di emozioni in velocità verso la fine).
Born To Run è del 25 agosto 1975. Nasce la E Street Band: Bruce Springsteen, Roy Bittan, Clarence Clemons, Danny Federici, Garry Tallent, Steve Van Zandt, Max Weinberg. Ci sono otto canzoni: Thunder Road, Tenth Avenue Freeze Out, Night, Backstreets, Born To Run, She’s The One, Meeting Across The River e Jungleland, eseguite tutte di fila per la prima volta al count Basie Theatre, NJ, il 7 maggio 2008.
Darkness On The Edge Of Town esce il 2 giugno 1978. Le canzoni sono dieci: Badlands, Adam Raised A Cain, Something In The Night, Candy’s Room, Racing In The Street, The Promised Land, Factory, Streets Of Fire e Darkness On The Edge Of Town (lo si vedrà più avanti, ma The Promise: The Darkness On The Edge Of Town Story ha vinto il 2012 Grammy Award per il Best Boxed o Special Limited Edition Package). The River esce il 17 ottobre 1980, e si passa oltre. Si passa oltre l’oscurità col fiume e attraverso il fiume, quello stesso fiume che genera oscurità, paranoie e riflessioni da cantarsi però con meno rabbia (dissipata) e con una rassegnata accettazione e maturità (Hungry Heart, Independence Day, recuperata forse non a caso, The River, Wreck On The Higway, Point Blank). Si torna a cantare di baldoria e di riappacificazione con piacevoli consensi con la notte e i suoi misteri e la festa delle feste della Tenth Avenue (The Ties That Bind, Sherry Darling, Two Hearts, Out In The Street, Crush On You, You Can Look But You Better Not Touch, Cadillac Ranch, I’M A Rocker). Si fanno propositi, si torna a prendere posizione non più solo verso sè stessi ma verso il futuro, ma c’è la fiducia soprattutto in sè stessi sufficiente e necessaria per fare promesse (I Wanna Marry You); e ci sono monologhi, pensieri a voce alta e discorsi interiori vari come in Darkness (Fade Away, Stolen Car, The Price You Pay, Drive All Night) - e con The River il totale è di 20 canzoni sdraiate accanto al focolare della soddisfazione alla ricerca del significato del perdono o di un significato per il perdono per una felicità più complessiva.
Al di là di tutto c’è comunque qualcosa che lega assieme questi tre albums. Questo qualcosa è il cinema, proprio a partire dal primo dei tre in considerazione, e con la prima traccia di Born To Run addirittura. Tralasciando quindi di considerare come alcuni dei videos dei singoli tratti da BITUSA, e quindi lavori come quello fatto per I’M On Fire o per Dancing In The Dark, sembrano essere precursori, relativamente alla cinematografia, di opere come Velluto Blu, Thunder Road è il titolo di un film americano. E a scendere, dal racconto verboso dei primi due dischi, discorsivo, da gergo da strada, e da romanza di tutta una serie di storie, fatti e accadimenti, si passa alla costruzione di scene come da storyboard e quindi riassuntive. In tutti e tre i casi, il cantato è di fatto più cadenzato. E’ la musica che trascina le parole. E quindi il verso è più asciutto, stringato, quasi in tutti i casi più breve; si cerca la frase a effetto ricca di più significati, sicuramente molte volte meno precisa, ma più inserita nel genere rock, rock and roll, nella cultura musicale americana in genere in cui Bruce Springsteen si è alla lunga inserito alla stragrande partendo con una cartolina ricordo del New Jersey (Greetings From Asbury Park N.J.) e arrivando sette anni dopo con una vetrina intera di souvenirs e gadgets di American Classic Music - detto soprattutto nel doppio magico senso della considerazione del lavoro di Dvorak e Burleigh (The River, comunque in questo caso: from backstreets to the edge of town and through the river).
La title track, infine, The River, negli Stati Uniti è stata lanciata dal vivo (come Independence Day, Point Blank, The Ties That Bind, Ramrod, e Drive All Night, esclusi dai precedenti lavori e presentati in concerto prima dell’uscita di The River; più o meno come Wrecking Ball per il disco del 2012), nella serie di concerti organizzata da Musicians United For Safe Energy, e successivamente su pellicola cinematografica nel film No Nukes, del luglio del 1980, che raccoglie alcune delle registrazioni della serata a tema No Nukes organizzata al Madison Square Garden nel settembre del 1979. E questa è la prima volta in cui Bruce Springsteen si avvicina a tematiche di sensibilizzazione sociale varia, incrociandole direttamente coi propri concerti. E col film No Nukes si scopre anche la leggendaria fotogeneità della musica di Bruce Springsteen, la leggendaria sound-machine della E Street Band Live di cui il quintuplo è teatro della dimostrazione per eccesso del racconto della trasformazione sovrumana di un’incessante ricerca musicale ed esistenziale: from the backstreets to the edge of town, and through the river and on - (photo: copyright Kirsch/TheLightinDarkness.com).


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