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The Dinner

Pubblicato il 12 febbraio 2017 da Matteo Galli

VOTO:

The Dinner

Crediamo sia un piccolo record: da quando, nel 2009, è uscito ad Amsterdam Het Diner di Herman Koch (in italiano il libro si intitola La cena ed è stato tradotto l’anno dopo da Neri Pozza) sono già tre le trasposizioni cinematografiche prodotte in giro per il mondo. La prima volta sempre in Olanda nel 2013 con il medesimo titolo del romanzo, la seconda volta proprio in Italia, il non disprezzabile I nostri ragazzi di Ivano De Matteo con protagonisti Luigi Lo Cascio e Alessandro Gassmann e la terza – intitolata come l’originale: The Dinner - in concorso a Berlino, produzione americana, con il non memorabile Richard Gere nella parte del politico in odore di elezione a governatore e l’ottimo Steve Coogan nella parte del fratello, nonché Laura Linney e Rebecca Hall nei (minori) ruoli femminili. La regia di cui in origine avrebbe dovuto incaricarsi niente meno che Cate Blanchett è stata affidata al regista di origine israeliana Oren Moverman, noto fin qui soprattutto come sceneggiatore (Io non sono qui, Oltre le regole – The Messenger, Junction 48 ) e con tre film all’attivo. Se poi ai film aggiungiamo le trasposizioni teatrali ci troviamo di fronte a un bel numero di rinegoziazioni del testo. Un successo che si spiega col fatto che il plot è capace di presentarsi come un apologo morale, in grado di polarizzare. La trama, forse, è nota: protagonisti sono due fratelli, uno – nel testo originale e nel film americano – fa il politico (mentre nel film di Di Matteo era diventato un avvocato di grido), l’altro, meno famoso, è un insegnante (nel personaggio interpretato da Lo Cascio: un pediatra) un po’ frustrato, che ha avuto problemi psichici e per questo ha dovuto lasciare il lavoro. Secondo tradizione ogni anno si ritrovano in un ristorante lussuoso, con le mogli a cena; stavolta è un incontro un po’ meno rituale del solito perché c’è da discutere una questione di non poco conto: i figli adolescenti di entrambi, i cuginetti insomma, hanno dato fuoco a una homeless, la cosa non è stata scoperta dalla polizia, i ragazzi l’hanno dunque fatta franca. La questione – ridotta all’osso - è se denunciarli oppure no. Il politico, aduso ai compromessi, è sorprendentemente il più radicale, è disposto addirittura a sacrificare le proprie prospettive di carriera pur di far trionfare la verità e dare una lezione educativa ed etica a figlio e nipote. L’altro, che probabilmente ritrova nel figlio e nel nipote, una violenza che è latente anche dentro di lui e che solo a fatica ha saputo negli anni tenere a freno, solidarizza e vorrebbe mettere tutto a tacere, andando anche per le spicce. Questo dialogo/apologo è scandito dalle portate di un menu particolarmente ricercato del ristorante di lusso, un espediente strutturale - detto fra noi - di non particolare originalità e interesse, che proviene dal libro e che tutte e tre le trasposizioni hanno inteso mantenere, anche se nel film di Moverman il fil rouge assume un rilievo davvero eccessivo dando vita a una satira abbastanza scontata sulla nouvelle cuisine e dintorni.
Il film mantiene e anzi accentua due ulteriori espedienti strutturali del testo originale: l’uso della voce narrante e l’utilizzo di flash-back, frammentando e provando a rendere - diciamo così - più modernista, più independent possibile un testo letterario di partenza non particolarmente complesso né sul piano della struttura né su quello dello stile, giocando anche di make up con l’età dei personaggi e con la relativa fotografia+scenografia+costumi che di volta in volta li racconta. Questa problematizzazione, questa ricerca un po’ forzata della complessità che nei momenti peggiori si trasforma in dilazione capziosa, allungamento esagerato qua e là si avverte e nuoce al film. E nuoce al film anche l’americanizzazione del plot, fatta di governatorato, lobbysmo à la House of Cards e visita al memorial di Gettysburg, in un tentativo di nuovo un po’ forzato di trovare un equivalente macrostorico alle tensioni familiari che sono all’origine del rapporto disfunzionale fra i due fratelli.


CAST & CREDITS

(The Dinner). Regia: Owe Moverman sceneggiatura:Owe Moverman; fotografia: Bobby Bukowski; montaggio: Alex Hall; interpreti: Richard Gere (Stan Lohman), Steve Coogan (Paul Lohman), Laura Linney (Claire Lohman), Rebecca Hall (Katelyn Lohman); produzione: Code Red, Los Angeles, Sight Unseen Pictures, Los Angeles, ChubbCo, Los Angeles, Bleckbird, New York origine: Usa 2016; durata: 120’.


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