The doorman - Lo stato delle cose - Tff 2007

E’ sempre piacevole ed interessante trovarsi di fronte ad un documentario che si differenzia dalla linea didattica o da quella di inchiesta-denuncia che caratterizzano la maggior parte dei film di questo genere. Risulta difficile, infatti, che vengano prodotti documentari frizzanti, leggeri, di argomento non troppo impegnativo e dal tono volutamente grottesco e goliardico. L’ironia è sì una cifra stilistica presente in molti docufilm, ma solitamente essa è usata come mezzo per sdrammatizzare, per ridicolizzare e per raggiungere l’obiettivo di critica sociale o politica che l’opera si è predisposto. Il motivo principale per cui The Doorman risulta un prodotto apprezzabile risiede proprio nel suo contenuto assolutamente leggero. Il primo lungometraggio del giovane regista statunitense Wayne Price, già autore di videoclip per gruppi quali gli Outkast e i 311, segue la vita di Trevor, uno dei più famosi buttafuori dei locali di New York.
Esplicitando l’uso del mezzo cinematografico (oltre ad essere un film sulla vita del gatekeeper newyorkese, è anche un documentario sulla troupe che segue le avventure notturne di Trevor), il regista realizza un’opera che punta a mostrare la vita elitaria dei locali più ’in’ della Grande Mela e tutte le sue dinamiche interne. I personaggi che popolano questo mondo appaiono assurdi e fumettistici, a partire dallo stesso protagonista. Lo sguardo viene indirizzato soprattutto sui loro modi di fare, sui loro vestiti stravaganti e colorati, sul loro potere fittizio e sulla loro totale omologazione ad un sistema di cui si sentono padroni ma di cui in realtà sono solo schiavi.
Tutto ciò però trapela in modo sottile. Queste argomentazioni, infatti, si celano dietro ad una confezione che fa dell’ironia e dello sberleffo (simpatico e mai cattivo) i suoi elementi portanti. The Doorman, seppur un documentario, è sostanzialmente un film comico, che nasconde un’amarezza di fondo, ma che suscita continuamente risate con la riproduzione di situazioni assurde ed improbabili. In questo modo Price riesce a coinvolgere e ad appassionare il pubblico alla storia del suo protagonista, tanto che la sua ingenuità (dovremmo dire stupidità) riesce a diventare l’aspetto che porta lo spettatore in una condizione di empatia nei suoi confronti.
Trevor è una figura che vive per la sua mitomania, per la voglia di apparire e la smania di diventare famoso. Ciò però in alcune scene appare evidentemente esagerato tanto che esse sembrano preparate a tavolino, costruite appositamente per il film. Lavorando in questa maniera, il risultato che ne viene fuori è un film che si trova in bilico tra la riproduzione puramente realistica della realtà ed il mockumentary che sfrutta la fiction con stile documentaristico.
Presentato a Torino nella sezione Lo stato delle cose, The Doorman è sicuramente una delle opere più fresche e divertenti di questa venticinquesima edizione del festival. Un film diretto con passione che dimostra piglio e scioltezza nel costruire una narrazione che non perde mai ritmo e che offre 80’ minuti di puro svago.
(The Doorman); Regia:Wayne Price; sceneggiatura: Wayne Price, Lucas Akoskin; fotografia: Patryk Rebisz; montaggio: Wayne Price; musica: Brazilian Girls, Kudu, 311; interpreti: Lucas Akoskin (Trevor), Matthew Mabe (Stanley), Claudia Mediza (fidanzata di Trevor), Nicole Tomassini (ospite del club); produzione: South American Dream Films; distribuzione: Gigantic Pictures; origine: USA; durata: 80’.
