The Front Line – Passaggi d’Europa

Quando si è costretti a stare in prima linea le scelte sono due: rinunciare alla lotta andando incontro alla morte sicura oppure combattere per sopravvivere ad ogni costo. Joe Mumba ha visto cose che agli occhi degli uomini non è dato comprendere. Sceglie di combattere, ma la sua vita finisce nel momento in cui le torture e gli omicidi perpetrati sugli abitanti del suo villaggio in Congo, riempiono di dolore la sua anima. Costretto a fuggire in Irlanda per rifarsi una vita, si troverà coinvolto negli affari di una banda di malavitosi che riporteranno alla luce quei traumi che cercava a fatica di superare.
Ambizioso per la tematica che affronta, The Front Line cerca di raccontare da un punto di vista europeo, le conseguenze che le insensate barbarie di una guerra fratricida possono provocare in un uomo, un sopravvissuto che ha visto morire tragicamente decine di uomini, donne e bambini. Non è un film sulla guerra, ma un film sulla figura di un reduce stordito dalla sofferenza e ormai capace solo di atti di vendetta confusi per atti d’amore.
David Gleeson firma la regia e lo script: una sceneggiatura realizzata di getto e seguita da un viaggio in Africa per verificare se tutto quello che aveva scritto fosse verosimile. La terribile sorpresa è che tutto quello che aveva scritto era vero. La tragedia di un intero popolo in guerra viene messa in risalto soprattutto nelle scene iniziali: filmati di stampo documentaristico che diventano una sorta di prologo alla pellicola, ma che hanno maggiore impatto di tutto il resto del film.
Le sequenze successive, che introducono la vicenda in una Dublino molto simile alla Boston dell’ultimo Scorsese (e un dialogo del protagonista con una voce fuori campo che ricalca il dialogo tra Di Caprio e Martin Sheen in The Departed), sono da film di genere: un po’ thriller un po’ gangster movie. Pian piano, tuttavia, l’intreccio lascia il posto all’introspezione e vengono fuori sentimenti inaspettati, perfettamente espressi dal volto e dal corpo di Eriq Ebouaney, attorno al quale recita un cast non sempre all’altezza. Il film di Gleeson ha infatti molti pregi e molti difetti. È senza dubbio tecnicamente perfetto: la qualità della fotografia soprattutto nelle scene notturne è molto vicina a quella di Collateral di Michael Mann (è stato usato lo stesso modello di macchina da presa, la cosiddetta Viper) e i movimenti di macchina sono estremamente efficaci. E’ il caso della carrellata circolare attorno a uno dei gangster mentre questi punta la pistola contro folla in pieno giorno. Ma tutti gli attori, a parte Ebuoaney, non forniscono alcuna performance di rilievo, e fungono solamente da mediocre contorno alla figura del protagonista.
(The Front Line) Regia: David Gleeson; soggetto e sceneggiatura: David Gleeson; fotografia: Volker Tittel; montaggio: Stuart Gazzard; musiche: Patrick Cassidy; scenografia: Jim Furlong e Emer MacAvin; costumi: Grania Preston; interpreti: Eriq Ebouaney (Joe Mumba), Fatou N’Diaye (Kala); produzione: Wide Eyes Film; distribuzione: Buena Vista International; origine: Irlanda/GranBretagna/Germania/Svezia 2006 durata: 93’; web info: www.thefrontlinemovie.com
